Source:
European Commission, DG Research
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La valorizzazione degli scarti di produzione agroalimentare - Introduzione
Consiglio Nazionale delle Ricerche
Chimica | Articoli | *** | Italiano
21/05/2008 ABSTRACTNegli ultimi anni si è registrato un notevole aumento nell’utilizzo delle plastiche nel settore agricolo, sia per la protezione del post-raccolta, sia per la realizzazione di colture protette (pacciamatura). Le plastiche più utilizzate sono il polietilene ad alta e bassa densità, un suo derivato, il poli(etilene-vinilacetato) e, più recentemente, anche il prodotto biodegradabile della Novamont, il MaterBi. Si stanno mettendo a punto vernici biodegradabili a base di fibre vegetali e polisaccaridi, ottenute da fonti rinnovabili (scarti), che potrebbero rappresentare una efficace alternativa da impiegare nella pacciamatura agricola e nella realizzazione di imballaggi rigidi. Inoltre, utilizzando come carica i residui delle lavorazioni di prodotti ortofrutticoli e come polimero base il polietilene da riciclo, è possibile ottenere imballaggi rigidi a più basso impatto ambientale. L’argomento riveste in Italia un notevole interesse poiché i materiali plastici sono tra i più utilizzati nel settore dell'imballaggio agroalimentare. Attualmente per l'imballaggio vengono impiegati soprattutto polimeri ottenuti da derivati del petrolio. Nella prospettiva di una crescita mondiale dei consumi di plastica da fonti non rinnovabili e del notevole impatto ambientale che ne deriva, l'industria e la ricerca guardano con attenzione ai nuovi sistemi di produzione dei polimeri di origine non petrolchimica, cioè polimeri naturali biodegradabili, tal quali o modificati. L'alternativa all'imballaggio di plastica derivato da fonti petrolifere sembra quindi un obiettivo raggiungibile; tuttavia, i problemi da affrontare sono ancora numerosi. Tra questi, una maggiore informazione sui vantaggi che è possibile ottenere in termini ambientali e di salvaguardia delle caratteristiche nutrizionali e sensoriali degli alimenti imballati.
Autori:Barbara Nicolaus, Annarita Poli, Giuseppina Tommonaro Barbara Immirzi, Mario Malinconico Maria Grazia Volpe INTRODUZIONELa ricerca di materiali alternativi ai prodotti di sintesi, ottenuti ad elevato impatto ambientale, costituisce una valida alternativa per l’economia, da sviluppare sul piano della produzione industriale. In particolare, uno dei principali problemi dell'industria alimentare è rappresentato dallo smaltimento degli scarti di lavorazione. Il presente progetto riguarda la manipolazione dei residui industriali e la loro conversione in risorse potenzialmente utili soprattutto per quei paesi come l’Italia che sono poveri in materie prime tradizionali e ricchi di risorse naturali. Il pomodoro è uno dei prodotti di maggiore interesse per l'industria alimentare mondiale. In Italia, ove le industrie agroalimentari conserviere rappresentano un importante settore per l’economia, la trasformazione industriale di pomodoro in pelati, polpe e triturati, passata e concentrato ricopre quasi il 70% della produzione e vede impegnati circa 200 stabilimenti. Per citare un esempio, solo nel 2006 sono state trasformate circa 6.300.000 tonnellate di pomodori. Lo smaltimento degli scarti prodotti ha una notevole ricaduta sulla comunità in termini di costi e di inquinamento dell’ambiente, tanto che negli ultimi anni le aziende operanti nei paesi industrializzati hanno rivolto un'attenzione sempre maggiore alla valutazione di impatto ambientale e alla produzione di prodotti di qualità. Dalla trasformazione industriale del pomodoro si ottengono scarti di lavorazione solidi, che derivano in parte dai difetti riscontrati sulla materia prima in arrivo (pomodori immaturi o con gravi difetti di pigmentazione; pomodori lesionati sia per cause meccaniche sia per azione microbica) e in parte dal processo di lavorazione e trasformazione (residui di lavorazione, scarti di raffinazione, di pulitura, bucce e semi). Gli scarti di lavorazione costituiscono un costo aggiuntivo per le aziende produttive, dovuto ai processi di smaltimento. Tuttavia, numerosi studi ne evidenziano anche il valore intrinseco e le potenzialità. Uno stabilimento di medie dimensioni, che in una stagione trasforma 110.000 quintali di pomodoro fresco, produce circa 2.000-2.500 quintali di scarti (pari all'1,8-2,3% della produzione) costituiti da bucce e semi. Il costo totale per lo smaltimento di questi scarti di lavorazione stagionale si aggira intorno ai 9300-11600 euro. L’attenzione, quindi, va rivolta non solo alla produzione alimentare, ma anche al danno ecologico da essa derivante. Le moderne tecnologie compatibili con l’ambiente consentono di riscoprire e valorizzare i materiali provenienti dai residui del settore agroindustriale. Esse promuovono l’utilizzo di biomasse in esubero sottraendole allo smaltimento in discarica o alla termodistruzione, al fine di risparmiare materie prime ad alto valore aggiunto e di individuare negli scarti vegetali e negli inquinanti industriali una fonte armonica di prodotti alternativi. Attualmente, l’essiccazione degli scarti ottenuti dalla lavorazione delle industrie conserviere rappresenta l’approccio più diffuso per la produzione di concimi. Grazie alle moderne biotecnologie è possibile manipolare tali residui convertendoli in potenziali risorse ad alto valore aggiunto. |
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