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European Commission, DG Research
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Arte
Consiglio Nazionale delle Ricerche
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Uno studio del Cnr, pubblicato sul Journal of American Ceramic Society, rivela che a utilizzare per primi le moderne microstrutture - compositi vetro-metallo largamente impiegati oggi nelle più avanzate tecnologie - furono gli antichi maestri ceramisti umbri: le loro tecniche di produzione dei vasi rinascimentali sono infatti del tutto analoghe a quelle utilizzate per i moderni materiali avanzati. Avrebbe mai potuto immaginare Mastro Giorgio da Gubbio, uno dei più grandi ceramisti del Rinascimento, di essere citato nel XXI secolo come un precursore delle moderne tecnologie? E il suo collega vasaio Giacomo Mancini da Deruta di essere considerato un produttore di microstrutture? Eppure è andata proprio così. Un riconoscimento del tutto meritato, visto che sono proprio loro ad aver utilizzato per primi, sia pure con mezzi tutt'altro che sofisticati, le tecniche impiegate oggi per i materiali avanzati, come ad esempio i compositi vetro metallo nanostrutturati. A fare questa sorprendente rivelazione è una ricerca condotta dai chimici Antonio Sgamellotti e Brunetto Giovanni Brunetti, dell'Istituto di Scienze e Tecnologie Molecolari del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Sezione di Perugia presso il Dipartimento di Chimica dell'Università), pubblicata dal Journal of American Ceramic Society. Gli esperti del Cnr sono partiti studiando la composizione e le proprietà della tecnica decorativa usata da maestri vasai del Medioevo e del Rinascimento, detta a lustro - e cioè a smalto vetroso caratterizzato da riflessi metallici e colori molto accesi e variegati. A colpire la loro attenzione soprattutto il fatto che sulla superficie delle ceramiche, precedentemente cotte e smaltate, venisse deposto un sottile film metallico, ottenuto da una miscela di sali e ossidi di rame e argento opportunamente trattati; il film è dello spessore di qualche centinaio di nanometri, composto da nanoparticelle di rame e di argento ad alta densità del diametro variabile da 5 a 100 nanometri. "In pratica - spiegano Sgamellotti e Brunetti -il lustro è un vero e proprio composito vetro-metallo nanostrutturato, che poco si differenzia dai moderni materiali per l'optoelettronica. Roma, 5 febbraio 2002 Per ulteriori informazioni:Brunetto Giovanni Brunetti Antonio Sgamellotti |
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