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European Commission, DG Research
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Con gli antociani un cuore più resistente
Università degli studi di Milano
Nutrizione | Comunicati stampa | * | Italiano
Il risultato scientifico nell’ambito del Progetto Europeo "Flora". Una nuova ricerca conferma il ruolo benefico di questi antiossidanti. E il cuore resta giovane più a lungo 20/03/2008 Il lavoro scientifico, pubblicato sulla rivista internazionale Journal of Nutrition, è uno dei pochi ad aver condotto le indagini in questo campo proprio attraverso studi in vivo. "Finora - spiega Marie-Claire Toufektsian, autore principale dello studio- le attività biologiche e protettive dei flavonoidi sono state ampiamente studiate in vitro, a livello cellulare. Ma questo tipo di approccio ha un limite evidente: risulta estremamente difficile stabilire con esattezza la natura dei diversi tipi di flavonoidi che vengono assorbiti in un comune pasto. Anche il metabolismo gioca a nostro svantaggio, se ci basiamo solo su risultati ottenuti da studi in vitro". In altri termini, le sole cellule coltivate in laboratorio non bastano a studiare un meccanismo complesso come quello dell'assorbimento di antiossidanti dal cibo. Ecco quindi la necessità di spostare il raggio di indagine. La soluzione più ovvia è sembrata quella di studiare gli effetti di questo tipo di antiossidanti sui ratti. La svolta parte dalle piante: quelle ricche di antociani hanno fatto al caso dei ricercatori. La partita si gioca tutta su due colori: il giallo e il blu.
I ricercatori Katia Petroni e Roberto Pilu guidati dalla Prof.ssa Tonelli del Dipartimento di Scienze Biomolecolari e Biotecnologie della Statale di Milano, hanno ottenuto una varietà di mais a seme blu, in quanto ricca di antociani, ed una varietà priva di antociani e quindi a seme giallo. "Il mais blu è stato ottenuto per incrocio–dice Chiara Tonelli- . Nel nostro laboratorio da molti anni studiamo i geni che attivano la via biosintetica degli antociani in mais. Sfruttando le conoscenze da noi ottenute abbiamo inserito per incrocio questi geni nelle linee di mais utilizzate per gli esperimenti sui ratti. Noi siamo abituati a vedere il mais giallo ma il mais originariamente era rosso o blu essendo stato selezionato anticamente dagli Inca come il più adatto ad essere coltivato ad alta quota e in climi freddi e come fonte di coloranti naturali. Nell'ambito del progetto europeo Flora i semi da noi prodotti sono stati introdotti nella classica dieta per roditori separando così due gruppi di animali che hanno seguito la dieta con semi gialli o quella con semi blu per un paio di mesi".
All'Università di Grenoble Marie-Claire Toufektsian, ha studiato l'insorgenza e l'evoluzione di un infarto cardiaco indotto sperimentalmente in entrambi i gruppi di ratti il cuore dei ratti nutriti con mais blu, ricco in antociani, è risultato essere più resistente ad un attacco di ischemia coronarica indotto sperimentalmente. La dimensione del tessuto cardiaco infartuato è infatti minore del 30% nei ratti che hanno ricevuto una dieta ricca in antociani rispetto a quelli che non hanno assunto antociani. Nel corso dell'esperimento i ricercatori hanno accuratamente misurato i livelli di antociani nel plasma e nelle urine dei due gruppi di ratti usando un metodo messo a punto nei Laboratori di Ricerca dell'Università Cattolica di Campobasso. "Abbiamo scoperto – dice Maria Benedetta Donati, coordinatrice dei Laboratori di Ricerca di Campobasso - che il consumo prolungato di antocianine si è tradotto in un effettivo assorbimento da parte dell'organismo che ha reso i ratti più resistenti all'infarto; in altre parole, l'infarto che li colpiva causava danni molto ridotti rispetto a quanto avveniva negli animali di controllo che non assumevano antociani". Ma in gioco c'è anche la quantità di flavonoidi assorbita. Tonelli spiega che "in proporzione, i ratti che consumavano il mais blu hanno ricevuto una quantità di queste sostanze tredici volte superiore a quella che la maggior parte delle persone assume con una tipica alimentazione occidentale, dove non si superano i 12 milligrammi al giorno". Ed è proprio a questo punto che entra in gioco la dieta Mediterranea. Gli autori dello studio, infatti, sottolineano la profonda differenza che esiste tra la tradizionale dieta mediterranea e la cosiddetta Western Diet, ricca di grassi e povera di fibre. "Il contenuto di antiossidanti presenti nella dieta Mediterranea è molto più elevato rispetto a quello della dieta occidentale, il che spiegherebbe in parte perché i cibi mediterranei sono cardioprotettivi" - spiega ancora la Donati. Nonostante i risultati dello studio siano assolutamente incoraggianti, gli stessi ricercatori preferiscono andarci piano. "A livello cellulare i meccanismi della protezione non sono ancora pienamente determinati, – avverte Toufektsian - Inoltre, non è affatto escluso che potrebbero esserci delle differenze tra esseri umani e animali da esperimento, per esempio in termini di assorbimento dei flavonoidi e del loro metabolismo". E sono proprio volontari umani al centro di un'altra fase del progetto Flora. Nei Laboratori di Ricerca della Cattolica di Campobasso si sta infatti studiando l'assorbimento e il metabolismo all'interno del corpo umano di antocianine contenute nel succo di arance rosse, una delle sorgenti più generose di flavonoidi. Sarà in questo modo valutata la facilità con cui queste sostanze vengono assorbite dall'organismo umano per esercitare i loro effetti benefici. Il Progetto FLORAFinanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del VI Programma Quadro, il progetto FLORA nasce con l’obiettivo di approfondire le dinamiche attivate dagli antiossidanti, con lo scopo di istituire in Europa un gruppo all’avanguardia per lo studio delle correlazioni tra questi preziosi elementi e malattie cardiovascolari, infarto e tumori. I ricercatori di FLORA sono impegnati sul fronte degli antiossidanti contenuti in diversi vegetali, come il mais, i pomodori ed una pianta sperimentale chiamata Arabidopsis. Altre protagoniste dello studio sono le arance. Già ricche di flavonoidi e polifenoli, le arance di FLORA hanno una marcia in più: sono infatti potenziate le quantità di antiossidanti al fine di esaltare le proprietà benefiche del prodotto naturale. A differenza degli altri prodotti, studiati su cellule e animali da laboratorio, gli agrumi vengono usati nei trial umani perchè assolutamente privi di additivi e conservanti e coltivati nel pieno rispetto dei parametri salutistici. Nessun rischio di spiacevoli sorprese, dunque, ma solo un incremento controllato in termini di nutrizione. Promuovere la salute attraverso un’alimentazione corretta ed equilibrata, nel rispetto delle tradizioni alimentari dei diversi Paesi europei, rappresenta la missione di Flora. Al Progetto partecipano Centri di ricerca italiani e di altri Paesi Europei. Partner del Progetto FLORA
Per informazioniChiara Tonelli |
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