Su PlosBiology, Giorgio Vallortigara smentisce l'idea di una somiglianza cognitiva
Rovereto, 19 febbraio 2008 - Rain Man che conta in un istante centinaia di fiammiferi caduti a terra e la nocciolaia di Clark, specie di uccello che nasconde il cibo in centinaia di siti diversi che sa poi ritrovare nella cattiva stagione, fanno ricorso a processi cerebrali simili?
"Gli animali sono autistic savants?" è il titolo di un articolo che sarà pubblicato domani sulla rivista scientifica PLos Biology e che si interroga sulla somiglianza tra le capacità cognitive degli autistici savant e quelle degli animali.
Primo autore è il professore Giorgio Vallortigara, neuroscienziato e psicologo comparato direttore del Laboratory of Animal Cognition and Neuroscience del Centro Interdipartimentale Mente/cervello dell'Università di Trento.
Affrontando la questione dal punto di vista della cognizione animale e delle neuroscienze comparate, gli autori negano ogni similitudine tra le diverse abilità delle specie animali e quelle degli autistici savant.
Gli autistic savant sono autistici che presentano un'abilità straordinaria in qualche settore, come il calcolo, la musica o il calendario, che si fonda su procedure algoritmiche, in genere semplici e rigide.
Per fare alcuni esempi, non stiamo parlando della composizione di un brano musicale ma della sua esecuzione formale; non della scoperta di un teorema matematico ma dell'esecuzione precisa di un calcolo aritmetico anche complesso.
L'idea che le capacità cognitive degli animali siano simili a quelle degli autistic savant è nata dall'osservazione in natura di prestazioni altamente elevate riguardanti capacità spaziali, di memorizzazione e di riproduzione di suoni, ed è stata rilanciata di recente dalla docente di zoologia della Colorado University, l'autistica Temple Grandin.
Per gli autori dell'articolo, invece, la genialità di alcuni autistici nulla ha a che vedere con le capacità degli animali non umani, le cui straordinarie abilità sono semplicemente il frutto di una specializzazione adattativa, ovvero sono state plasmate dalle seleziona naturale in risposta agli specifici problemi posti alla varie specie dal loro ambiente di adattamento.
Secondo la Grandin, gli animali, privi di linguaggio verbale, penserebbero in modo diverso dagli essere umani, basandosi sui dettagli e facendo affidamento unicamente sui dati sensoriali la cui analisi non arriverebbe alla fase concettuale, proprio come avviene per gli autistici.
Al contrario, affermano gli autori dell'articolo, la stessa specializzazione emisferica del cervello umano è presente e attiva in quello animale: l'emisfero sinistro (chiamato l'interprete) crea un sistema di credenze in cui inserire ogni nuova informazione e l'emisfero destro (detto l'avvocato del diavolo), alla ricerca di novità e cambiamenti rispetto al passato, si concentra sui dettagli.
Animali umani e non umani ragionerebbero quindi in modo funzionalmente e strutturalmente identico, pur con delle differenze evolutive dovute anche ai contesti ambientali e percettivi nei quali gli animali vivono.
Vallortigara e gli altri autori dell'articolo sostengono che "gli animali, così come gli esseri umani non autistici, analizzano le informazioni sensoriali seguendo delle regole" e che "questo modo di procedere è una caratteristica dell'emisfero sinistro del cervello tanto negli uomini quanto negli animali".
Insomma, la nocciolaia di Clark nel memorizzare centinaia di nascondigli per fare provviste di cibo dimostra di possedere una straordinaria abilità mnemonica, ma a differenza di Rain Man ciò non va a discapito di altre capacità.
In altre parole, negli autistic savant la presenza di una straordinaria abilità in un certo ambito è sempre accompagnata da gravi deficit e disfunzioni cerebrali in tutti gli altri settori.
Dopotutto esistono individui ritardati, individui normali e individui geniali tanto fra gli uomini tanto negli animali non umani.
Nicla Panciera
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