[01/06/2009]
Nuovi dati sulla filogenesi e sulla origine della famiglia Hominidae
Ricercatori dell’Istituto Catalano di Paleontologia (Università Autonoma di Barcellona, Spagna) e del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze, diretti dal prof.Salvador Moyá-Solá, pubblicano questa settimana sulla prestigiosa rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences, USA (PNAS) i risultati di una ricerca che hanno portato alla descrizione di un nuovo genere di primate ominide su materiale rinvenuto in località l’Anoia, presso Hostalets de Pierola, in Catalogna (Spagna).
Il fossile presenta particolarità estremamente interessanti, come una faccia estremamente appiattita, ed una combinazione di caratteri primitive e derivati, tipici delle scimmie antropomorfe.
Il ritrovamento fornisce elementi nuovi nella comprensione della storia delle origini della nostra famiglia, Hominidae.
Sulla base dei nuovi ritrovamenti è possibile dimostrare che le kenyapithecine sono da considerare il “sister taxon†degli ominidi attuali e che la regione sono da considerare il “sister taxon†degli ominidi attuali e che la regione mediterranea è stata l’area di origine della nostra famiglia.
L’anno 2004 è stato un anno importante per i nuovi ritrovamenti di ominidi fossili nell’area di scavi attiva presso la discarica di Can Mata (nei pressi di Hostalets de Pierola, l'Anoia, Barcellona).
Oltre alla pubblicazione sulla rivista Science del nuovo ominoide Pierolapithecus catalaunicus (soprannominato “Pauâ€), quel anno vide la scoperta ed il recupero di ulteriori nuovi resti fossili, tra i quali quelli straordinari presentati oggi alla comunità scientifica: i resti della porzione facciale e della mandibola di una grande scimmia antropomorfa ad oggi sconosciuta e che offre informazioni straordinarie su temi quali la filogenesi e l’origine geografica degli Hominidae, una famiglia che include, oltre all’uomo, orango, scimpanzè e gorilla.
Lo studio di questo fossile risalente al Miocene medio (11,9 milioni di anni fa) è pubblicato da Moyá-Solá e collaboratori sul prossimo numero della prestigiosa rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences, USA (PNAS).
Il gruppo di ricerca, coordinato dal Salvador Moyá-Solá, direttore dell’Istituto Catalano di Paleontologia (ICP), comprende diversi ricercatori, tra i quali David M. Alba, collaboratore dell’ICP, attualmente con un contratto di ricerca post-dottorato presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze (dove collabora con il prof. Lorenzo Rook).
Al nuovo ominide è stato attribuito un nuovo nome scientifico,
Anoiapithecus brevirostris, in relazione alla regione di ritrovamento (la cittadina di Hostalets è situata nel distretto l'Anoia) ed in relazione al fatto che questa nuova specie ha una morfologia della faccia estremamente moderna, caratterizzata da un prognatismo ridottissimo.
Il nuovo ominide, i cui resti sono attribuiti ad un individuo maschile, è indicato dai ricercatori con il soprannome “Llucâ€.
Anoiapithecus brevirostris, è stato descritto sulla base di un resto parziale di cranio che conserva molta parte della porzione facciale e la mandibola.
Il cranio è stato recuperato nel 2004 durante i normali sopralluoghi di controllo che, a causa della incredibile abbondanza di fossili dell’area di Hostalets de Pierola, vengono regolarmente condotti all’interno del complesso della discarica di Can Mata.
Il processo di restauro e preparazione dei resti è stato molto lungo ed estremamente delicato a causa della fragilità del reperto, ma una volta che il fossile è stato pienamente disponibile per lo studio analitico, la sorpresa dei ricercatori è stata enorme.
Il fossile (cui corrisponde la sigla IPS43000) ha un aspetto mai visto in nessun primate fossile miocenico.
Anoiapithecus mostra una morfologia della porzione facciale estremamente moderna, con un prognatismo estremamente ridotto, confrontabile tra gli ominidi solamente con il prognatismo del nostro genere,
Homo. Questa morfologia della faccia non indica tuttavia che
Anoiapithecus abbia relazioni di parentela diretta con
Homo, ma potrebbe essere il risultato di una convergenza morfologica.
Molto probabilmente il significato evolutivo di questa morfologia è differente da quello che caratterizza il nostro genere, ma ugualmente è un aspetto estremamente interessante.
La seconda sorpresa che ha fornito ai ricercatori lo studio dei resti di Lluc, riguarda la possibilità di indagare sotto una nuova luce le origini della nostra famiglia: da che gruppo fossile deriva e in quale area geografica si è originata la famiglia Hominidae?
Sino ad oggi, il record fossile ci consentiva solamente di ipotizzare che il gruppo di ominidi primitivi conosciuti come keniapitecine (presenti nel Miocene medio dell’Africa ed in Eurasia) potessero essere il gruppo ancestrale da cui gli ominidi moderni si sono differenziati.
Una ipotesi che non ha potuto mai essere verificata a causa della mancanza di resti paleontologici (fossili) adeguatamente conservati.
Lo studio morfologico di dettaglio dei resti craniali di Lluc mostra che, associati ad una anatomia moderna tipica delle Hominidae (tra le altre una apertura nasale molto larga alla base, una posizione alta della radice dell’arcata zigomatica, ed un palato profondo) che consentono di classificarlo come un membro della famiglia, sono presenti anche un insieme di caratteri primitivi (es. un forte spessore dello smalto dei denti, morfologia delle cuspidi dentarie globose, ed una mandibola robusta) che caratterizzano un gruppo di ominidi primitivi del Miocene medio dell’Africa detti afropitecidi.
L’aspetto più interessante tuttavia è che in questo mosaico di caratteri primitivi (da afropitecide) e derivati (da ominide) ne sono presenti altri (come la posizione anteriore dell’arcata zigomatica, un toro mandibolare molto pronunciato ed un seno mascellare molto ridotto), che sono caratteri evolutivi condivisi con alcuni keniapitecini africani risalenti a circa 15 MA (
Kenyapitecus e
Griphopithecus) che non sono mai giunti nelle regioni dell’Europa mediterranea.
Così, sebbene il gruppo delle kanyapitecine sia stato individuato già in passato come il “syster group†di Hominidae (cioè il gruppo filogeneticamente più vicino), la frammentarietà del materiale fossile disponibile non aveva consentito sino ad oggi di verificare tale ipotesi.
Il nuovo materiale di
Anoiapithecus brevirostris finalmente offre oggi alla comunità scientifica i nuovi dati che consentono la verifica di tale ipotesi.
E questa è la principale chiave di lettura di questa nuova scoperta.
I nuovi resti permettono di identificare con certezza due possibili candidati a rappresentare la forma ancestrale da cui si è originata la nostra famiglia:
Kenyapithecus e
Griphopithecus.
Considerando però che questi due generi sono troppo primitivi per essere inclusi entro la famiglia Hominidae, è ovvio che l’origine e la differenziazione della nostra famiglia è un fenomeno che deve essere avvenuto nell’area mediterranea nell’intervallo di tempo in cui è avvenuta la dispersione di questi antenati dall’Africa verso l’Europa (avvenuta tra i 15 ed i 13 Milioni di anni fa), quando iniziamo a rinvenire a Hostalets i primi rappresentanti della famiglia Hominidae.
Il gruppo di ricerca coordinato da Salvador Moyà Solà considera che gli ominidi si possono essere diversificati in Eurasia a partire da antenati kenyapitecini di origine africana.
La eccellente documentazione di primati fossili proveniente dalla successione stratigrafica dall’area di Can Mata illustra una sorprendente diversità nella associazione a primati del Miocene medio europeo.
Sono presenti i Driopitecidi, che rappresentano la grande prima radiazione evolutiva delle grandi antropomorfe europeee, e gli antenati delle grandi antropomorfe africane e dell’uomo si diffusero in Eurasia a partire dal continente africano successivamente.
Gli autori lasciano tuttavia aperti possibili scenari evolutivi tra i quali anche la possibilità che Pongidae (orango e forme a lui imparentate) e Homininae (Homo ed antropomorfe africane) abbiano seguito due percorsi evolutivi differenti, in Eurasia ed Africa rispettivamente, a partire da differenti antenati della famiglia Keniapitecidae.
Il progetto di ricerca Els Hostalets de Pierola continua sia sul campo che in laboratorio, e i ricercatori sono sicuri che in futuro nuovi resti fossili (nell’area di Can Mata o in altre località europee o africane) consentiranno ulteriori verifiche di questa nuova ipotesi.
Materiale fotografico illustrativo disponibile in rete:
www.uab.es/uabdivulga/img/LLUC1.jpg
Il fossile del nuovo genere ominide
Anoiapithecus brevirostris (soprannominato “Lluc") in norma
anteriore.
www.uab.es/uabdivulga/img/LLUC2.jpg
Il fossile del nuovo genere ominide
Anoiapithecus brevirostris (soprannominato “Lluc") in norma
laterale.
www.uab.es/uabdivulga/img/LlucReconstruccio.jpg
Ricostruzione di “Llucâ€. Aspetto in vivo di
Anoiapithecus brevirostris, in base alla ricostruzione artistica eseguita da Marta Palmero (collaboratrice ICP)
www.uab.es/uabdivulga/img/CanMata.jpg
CanMata: vista delle discarica di Can Mata presso Hostalets de Pierola (Spain). Località di rinvenimento di
Anoiapithecus brevirostris.
Per informazioni
Università di Firenze
Lorenzo Rook
Tel.: +39.055.2757520
E-mail: lorenzo [DOT] rook [AT] unifi [DOT] it
David M. Alba
Tel.: +39.055.2757525 / + 34.653.674030
E-mail: david [DOT] alba [AT] icp [DOT] cat
Institu Català de Paleontologia
Salvador Moyà SolÃ
Tel.: +34.93.586.83.40 / +34.671.540.448
E-mail: salvador [DOT] moya [AT] icp [DOT] cat
Responsabili comunicazione presso ICP(Barcellona)
Irene Lapuente
Tel.: +34.93.586.83.45 / +34.663.93.27.96
E-mail: irene [DOT] lapuente [AT] icp [DOT] cat
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