Istruzioni inconsce possono influenzare il nostro cervello e il comportamento. Lo studio sull’influenza d’istruzioni subliminali eseguito dai ricercatori del CIMeC è stato pubblicato su Cerebral Cortex.
ROVERETO – Istruzioni subliminali – e cioè comandi non visibili coscientemente - possono influire sul nostro comportamento e sull’attività del cervello. E’ questo il risultato di uno studio basato sulla tecnica della risonanza magnetica funzionale (fMRI) eseguito da un gruppo di ricercatori del Centro Mente e Cervello (CIMeC) dell’Università di Trento e appena pubblicato sulla celebre rivista Cerebral Cortex.
Le reti cerebrali che si sono rivelate più sensibili a istruzioni inconsce non sono solo quelle che eseguono le azioni focalizzandosi sul mondo esterno (dette reti esecutive), ma anche quelle che prendono decisioni e pianificano sul da farsi (dette reti di default). Già si sapeva che le reti di default giocano un ruolo chiave nel monitorare l’ambiente esterno. Questo studio mostra per la prima volta che queste operazioni di monitoraggio possono avvenire anche in risposta ad istruzioni inconsce.
Ai volontari di questo esperimento erano mostrate istruzioni ben visibili al centro di un monitor. Le istruzioni (codificate da semplici figure) richiedevano di premere un tasto dallo stesso lato oppure dal lato opposto di un pallino che compariva subito dopo (a destra oppure a sinistra dello schermo).
L’azione richiesta doveva essere eseguita subito dopo l’apparizione del pallino. All’insaputa dei volontari, immediatamente prima della presentazione dell’istruzione visibile, veniva però mostrata centralmente anche un'altra istruzione, così velocemente da non essere percepita coscientemente.
Questa istruzione subliminale poteva essere o identica a quella ben visibile (ad esempio entrambe richiedenti di premere il tasto dallo stesso lato del pallino), oppure contraria (ad esempio, l’inconscia richiedente di premere dallo stesso lato, e la conscia richiedente di premere dal lato opposto del pallino).
Per far sì che le istruzioni fossero subliminali, e precluderle dunque dalla percezione consapevole, è stata usata la tecnica del mascheramento visivo, che consiste nel presentare velocemente uno stimolo e farlo seguire immediatamente dopo (qualche millisecondo) da un altro di durata maggiore che lo nasconde (in questo esperimento, l’istruzione visibile).
I ricercatori hanno osservato che quando l’istruzione subliminale era contraria rispetto all’istruzione percepita si generava – all’insaputa dei soggetti - una propensione a rallentare l’esecuzione.
In questi casi, i ricercatori hanno misurato un brusco calo nell’attivazione della rete di default, immediatamente seguito da un aumento di attivazione della rete esecutiva. A volte i volontari addirittura ignoravano l’istruzione visibile, ed eseguivano invece il comando inconscio.
In questi casi, la rete di default non si deattivava. Nulla accadeva quando l’istruzione subliminale era identica a quella conscia.
In parte è già noto che le persone elaborano informazione anche inconsciamente, e che addirittura decisioni spontanee nascono nel cervello ben prima che gli individui ne siano consapevoli.
Pochi anni or sono, un celebre studio del gruppo di John-Dylan Haynes presso il Max Planck Institute in Germania aveva infatti mostrato che le scelte dei soggetti di pigiare un tasto destro o sinistro erano decodificabili ben 10 secondi prima che essi dichiarassero di aver formulato coscientemente la decisione.
Le aree cerebrali che codificavano inconsciamente queste decisioni erano la mediale prefrontale e il cingolato posteriore, due componenti importanti della rete di default.
La novità dello studio degli scienziati del CIMeC riguarda il fatto che la rete di default non solo può codificare spontaneamente le azioni da compiere in maniera inconscia, come mostrato dagli studi di Haynes, ma che essa può essere influenzata da istruzioni subliminali date dall’esterno.
La rete di default è molto attiva durante le attività orientate verso l’interno, come negli stati di riposo o quando, assorti nei nostri pensieri, lasciamo vagare la mente in libertà, anche nel mentre eseguiamo dei compiti automatici e di routine in parallelo.
“Pensiamo a quando in autostrada su un percorso molto familiare siamo completamente assorti nei nostri pensieri. L’attività di guida si svolge in background, in un certo senso. In queste fasi è attiva la rete di default. Quando uno stimolo importante e improvviso, come un segnale di pericolo o l’uscita dall’autostrada, ci fa ripiombare nel qui ed ora, questo deattiva la rete di default, e riattiva invece la nostra attenzione all’esterno” spiega il neuroscienziato Nicola De Pisapia, primo autore dell’articolo.
“Quello che il nostro studio suggerisce è che quando siamo immersi nei nostri pensieri, la deattivazione della rete di default – che lascia più risorse alle reti cerebrali che invece si focalizzano sul mondo esterno – può essere innescata da stimoli inconsci e a cui non prestiamo attenzione consapevole. Se questo meccanismo inconscio non ci fosse, noi saremmo pericolosamente disconnessi dal mondo ogni volta che siamo immersi nei nostri pensieri, imprigionati nel nostro divagare mentale. La rete di default agisce dunque da fedele sentinella, costantemente attiva, anche se in maniera inconscia. Essa valuta di volta in volta se farci diventare più attenti a ciò che succede fuori di noi, oppure se lasciarci vagare liberamente nel nostro mondo interiore”.
N. De Pisapia, M. Turatto, P. Lin, J. Jovicich, A. Caramazza, "Unconscious priming instructions modulate activity in default and excecutive networks of the human brain" in CEREBRAL CORTEX, http://cercor.oxfordjournals.org/content/early/2011/06/20/cercor.bhr146.abstract?keytype=ref&ijkey=V8Yl7uIBiGukPQF
Nicla Panciera
CIMeC – Corso Bettini 31 – 38068 Rovereto
nicla.panciera@unitn.it
