Space Weather, il tempo spaziale


Guardando il Sole, la nostra stella, appare sempre immutabile e costante. In realtà non è così.

Durante gli anni ed i secoli si sono potuti apprezzare innumerevoli mutamenti della sua attività, che si sono irrimediabilmente ripercossi sulla Terra ed sul suo clima globale.

I cambiamenti di attività solare hanno diverse caratteristiche, che rispecchiano una diversa natura e durata.

Solitamente si tratta di cambiamenti ciclici, ma non di rado avvengono dei repentini mutamenti impulsivi, che si possono ripercuotere in maniera più o meno drammatica su satelliti per telecomunicazioni.

Un esempio di questi effetti fu il brillamento che tre anni fa (4 novembre 2003) saturò alcuni strumenti dei satelliti GOES e fu registrato come il più violento evento solare mai registrato da quando si è cominciato a monitorare sistematicamente il Sole dallo spazio nella banda X.

Questo brillamento nella banda X è stato seguito dall'emissione di massa coronale, altrimenti detta Coronal Mass Ejection (CME), espulsa dal Sole ad una velocità di 1660Km/s, che sulla Terra ha prodotto, nell'interazione con il campo geomagnetico terrestre, la più grande tempesta geomagnetica degli ultimi anni.

Inoltre non va dimenticato il fascio di protoni energetici provenienti dal vento solare, che degradarono irrimediabilmente l'efficienza di alcuni chips scientifici del satellite americano Chandra (il massimo telescopio per raggi X ancora in orbita).

In che ambito è opportuno parlare di space weather?

Facciamo un rapidissimo excursus sull' attività solare e sulla sua interazione con il pianeta Terra ed il suo clima.

Il Sole

[inline: 1= Immagine - 1 - Uno schema dell'eliosfera] Immagine - 1 - Uno schema dell'eliosfera nella sua interazione con il vento interstellare.

Il Sole è una stella di massa media in sequenza principale sul diagramma di Herzsprung-Russel, quindi la sua fonte principale di energia è il bruciamento termonucleare dell'idrogeno in elio:

4H ->1He

L' idrogeno è stato il combustibile del Sole da quando si è formato (4.6 miliardi di anni fa) e lo sarà per almeno altri 5 miliardi di anni con un tasso medio di potenza d' uscita di circa 1026 Watt.

Il diametro del Sole è di circa 1.4*106Km (ovvero 109 raggi terrestri), ma è difficile definire nettamente un diametro per il Sole poiché esso non possiede una vera superficie solida: quella che è la sua superficie apparente diviene via via più rarefatta ma sempre presente fino a grandi distanze.

Poiché la materia solare è presente anche al confine del sistema solare si tende a pensare alla superficie confine del sistema solare come alla sua sfera totale di influenza, che viene detta eliosfera(vedi Immagine - 1).

La struttura solare è divisa in tre gruppi:

  • l'interno, dominato dal nucleo, dove avvengono le reazioni termonucleari, la zona di influenza radiativa, dominata da un trasporto radiativo dell'energia, e l'inviluppo convettivo dove invece il trasporto dell'energia avviene in maniera convettiva.
  • l'atmosfera superficiale, composta dalla fotosfera, che è lo strato più basso dell'atmosfera solare e su cui risalgono le bolle dell'inviluppo convettivo generando la granulazione e la cromosfera alta e bassa, che è lo strato sovrastante la fotosfera e normalmente oscurata dalla violenta luce proveniente degli strati sottostanti (la bassa cromosfera è visibile con filtri Ha, mentre l'alta cromosfera è visibile nell'UV). Nella cromosfera si originano le macchie solari, le protuberanze, i brillamenti ed in generale le CMEs, che sono facilmente visibili a diverse lunghezze d'onda anche nel dominio radio, dove spesso vanno ad interferire con le telecomunicazioni a Terra.
  • la corona (interna ed esterna), è la parte più esterna e rarefatta del Sole caratterizzata da altissime temperature (T>106K). La corona interna non si vede nel visibile dalla Terra se non durante le eclissi, ma dallo spazio è visibile tramite la sua emissione in X. Vi sono intensi campi magnetici chiusi, ma a volte tra questi dipoli magnetici si formano dei buchi, detti buchi coronali, da cui si origina un intenso vento solare di particelle e plasma. Questo plasma solare in veloce movimento va a costituire la corona esterna, che in questo modo si estende fino ai confini dell'eliosfera, come testimoniano le scie delle comete sempre dirette nella direzione opposta al vento solare.

Il vento solare è di particolare importanza poiché le particelle di plasma cariche si portano dietro, congelandolo, il campo magnetico solare, dal quale si sono generate, fino ai confini dell'eliosfera.

Si ritiene che l'attività magnetica del Sole abbia origine nel guscio convettivo dello spessore di circa 2*105Km, dove i gas ribollenti trasferiscono verso l'alto il calore proveniente dalle regioni più profonde e calde. Il fluido crea dei violenti vortici di dimensioni variabili, che altro non sono che celle convettive, visibili, come già detto, nel fenomeno della granularità solare. Le direzioni cicloniche dei vortici anche qui, come sulla Terra sono dettate dalle forze di Coriolis, che fanno ruotare i vortici in senso anti-orario nell'emisfero settentrionale ed in verso orario in quello meridionale.

Più in profondità vi è la zona radiativa e più in profondità ancora è presente il nucleo, sede delle reazioni nucleari di bruciamento dell'idrogeno in elio, che sembrerebbe ruotare rigidamente e lentamente in confronto alla superficie (vedi Immagine - 2).

[inline: 2= Immagine - 2 - struttura solare] Immagine - 2 - Rappresentazione schematica dell'interno solare.

Il modello di Parker assume che a causa delle elevate temperature gli atomi di idrogeno e di elio perdano i loro elettroni di valenza dando origine ad un plasma elettricamente carico; il movimento di queste particelle cariche creerà un campo magnetico, le cui linee di forza sono anelli chiusi; in questo modo le linee di forza risultano intrappolate.

Perciò le linee di forza del campo magnetico si muovono congelate con il plasma ed in alcuni casi finiscono per intrecciarsi; a causa della rotazione solare differenziale, queste linee di forza attorcigliate vengono periodicamente sciolte creando un campo magnetico complessivo.

Questo meccanismo viene detto della Dinamo Solare.

Affiché tale meccanismo abbia luogo si necessita solamente di vortici convettivi e di una rotazione differenziale non uniforme del Sole(1).

L'attorcigliamento delle linee di forza del campo magnetico solare attorno all'equatore culmina con lo srotolamento del groviglio e l'ascesa di una coppia di macchie scure sulla superficie, con polarità opposta a quella dei poli, in cui emergono.

Successivamente, sempre a causa della rotazione differenziale solare, la coppia di macchie andrà alla deriva verso i poli, finché i due campi magnetici non si accoppieranno richiudendosi su se stessi, ciò provoca l'inversione della polarità magnetica del Sole: questo è il momento in cui il ciclo solare ricomincia daccapo.

Il meccanismo della dinamo solare quindi genera il campo magnetico solare e ne determina l'inversione ogni 11 anni.

Nel mese di agosto 2006 si è assistito ad una nuova inversione undecennale della polarità del Sole; questo ha ufficialmente dato il via al 24° ciclo solare.

In alcuni casi avviene inoltre che le macchie solari si trovino in un unico emisfero e questo avviene nei periodi di scarsissima attività solare.

Fisicamente il fenomeno occorre quando il dipolo magnetico è in risonanza con un debole quadrupolo: in questo caso la componente di quadrupolo oscilla a frequenze diverse da quelle del dipolo e le macchie di un emisfero vengono generate prima di quelle nell'altro emisfero finché la risonanza non si rompe o non rimangono più macchie.

La Terra

Che la Terra fosse dotata di campo magnetico si sapeva fin dall'antichità, quando fu inventata la bussola dai cinesi, ma che tipo di morfologia possedesse tale campo magnetico fu chiaro solo di recente.

Verso la fine degli anni '50 F. Singer, per spiegare le correnti ad anello osservate durante le tempeste geomagnetiche, propose che protoni ed elettroni di origine solare potessero rimanere intrappolati nel campo magnetico terrestre.

Un anno dopo il fisico olandese James Alfred Van Allen(2) annunciò al mondo la scoperta della fascia di radiazione omologa, detta appunto fascia di Van Allen (vedi Immagine - 3).

[inline: 3= Immagine - 3 - fascia di radiazione di Van Allen] Immagine - 3 - Schema generale della magnetosfera terrestre e delle fasce di Van Allen.

In generale si fanno appartenere alla fascia di radiazione di Van Allen solamente le particelle intrappolate più energetiche (E>1KeV); mentre la componente di bassa energia costituisce il plasma magnetico(3).

Le particelle più energetiche si trovano nelle regioni più interne della fascia in accordo con l'ipotesi dell'intrappolamento magnetico. Queste particelle intrappolate a loro volta generano un campo magnetico opposto a quello terrestre, che non supera mai il 10% di quello terrestre.

Intorno alla Terra si forma quindi una geocoronadi atomi di idrogeno ad elevata mobilità termica, che per collisione sfuggono all'intrappolamento magnetico ed una stuola di elettroni, che sfuggono anch'essi dall'intrappolamento poiché entrano in risonanza con le onde elettromagnetiche, che li accelerano trasversalmente facendo quindi aumentare la loro quantità di moto.

Le sorgenti particellari più accreditate per la fascia di radiazione di Van Allen sono essenzialmente:

  • il vento solare: risulta essere la componente principale, che alimenta la fascia di radiazione.
  • i neutroni di albedo: si originano dall'interazione dei raggi cosmici(4) con i nuclei delle particelle della alta atmosfera; alcuni di questi neutroni vengono scatterati verso l'alto e, essendo elettricamente neutri, penetrano nella fascia di radiazione senza essere disturbati o deflessi dal campo magnetico; qui decadono con tempo scala di circa 1000sec (n -> p+ e-n).
  • la ionosfera: secondo alcune teorie anche la ionosfera darebbe il suo contributo alla fascia di radiazione di Van Allen.

Interazione Sole-Terra e Space weather

Gli effetti della radiazione solare sarebbero nocivi alla vita (non saremmo qui a chiedercelo), se non ci fossero alcune protezioni naturali.

Il primo scudo naturale alla radiazione solare è l'atmosfera, che blocca la radiazione in banda X proveniente dal Sole e gran parte dell'UV; infatti quando un fotone energetico incontra l'alta atmosfera esso ionizza le molecole atmosferiche, che successivamente riemettono il fotone ad una energia inferiore (vedi Immagine - 4).

[inline: 4= Immagine - 4 - opacità atmosferica] Immagine - 4 - Coefficiente di assorbimento dell'atmosfera in funzione della lunghezza d'onda. Come risulta evidente esistono delle vere e proprie finestre dello spettro elettromagnetico visibili dall'interno dell' atmosfera per alcuni intervalli di lunghezza d'onda, mentre gli altri intervalli vengono fortemente assorbiti.

Il secondo scudo naturale è la magnetosfera, che protegge gli organismi viventi dalle particelle cariche, che urtano incessantemente sul nostro pianeta. Queste particelle infatti quando incontrano il campo geomagnetico, generalmente vengono deflesse creando una magneto-pausa a circa 10 raggi terrestri dove alcune particelle cariche vengono intrappolate (vedi Immagine - 5).

[inline: 5= Immagine - 5 - scudo magnetico terrestre] Immagine - 5 - Disegno schematico dello scudo magnetico terrestre e della radiazione ionizzante proveniente dal Sole, che vi urta sopra.

Quando il vento solare, che si porta dietro, congelato, il campo magnetico solare, incontra un altro campo magnetico, sia quello terrestre sia quello di un altro pianeta, avviene un fenomeno molto particolare detto riconnessione magnetica. Questo processo tende ad accoppiare i due campi magnetici e risulta più efficiente se le direttrici dei due campi sono anti-parallele.

Uno di questi meccanismi di riconnessione magnetica producono il fenomeno delle Aurore Polari(5) (vedi Immagine - 6).

In particolare le aurore e la riconnessione magnetica spesso provocano delle variazioni del campo geomagnetico terrestre; queste variazioni a loro volta provocano delle correnti elettriche indotte molto intense ad alte quote.

[inline: 6= Immagine - 6 - aurora boreale] Immagine - 6 - Veduta artistica di una aurora boreale.

La corrente di Birkeland infatti è associata alle aurore e si forma quando il vento solare incontra il campo geomagnetico ad una quota di circa 50000 Km: si crea una forza elettromotrice indotta di circa 105Volt distribuita come una griglia di potenza. Questa forza elettromotrice accelera gli elettroni liberi lungo tutta la ionosfera e spesso si arriva ad avere correnti anche di 106Ampere con una potenza totale di anche 1012Watt.

A partire da una altezza di circa 100 Km si forma un campo magnetico ad anello, che giunge fino alla superficie terrestre facendo fluttuare il campo geomagnetico in superficie.

Queste fluttuazioni, a loro volta, possono creare altre correnti indotte sulla superficie terrestre (vedi Immagine - 7).

Questo è uno solo degli effetti dell'accoppiamento del vento solare con il campo geomagnetico.

Essendo la Terra immersa nell'atmosfera esterna del Sole, per sua natura risulterà affetta da ogni evento particolare, che avviene negli strati superficiali della nostra stella (brillamenti, filamenti sfumati, buchi coronali, ...).

[inline: 7= Immagine - 7 - ovali aurorali] Immagine - 7 - I due ovali aurorali ripresi dal satellite PIXIE.

I brillamenti sono innalzamenti repentini eruttivi di plasma, della durata di pochi minuti o ore, di solito si originano vicino le regioni attive del Sole, dove stanno prendendo piede dei forti cambiamenti nel campo magnetico.

Generalmente quando inizia un brillamento, il plasma viene accelerato fuori dal Sole; spesso tale plasma torna indietro per effetto della gravità, formando un arco ed incocciando sugli strati superficiali più freddi.

Il plasma caldo, venendo frenato emette una radiazione di Bremsstrahlung nel dominio X. In alcuni casi però questo plasma raggiunge la velocità di fuga e viene sparato via dal Sole: se questo flusso particellare incontra l'orbita del nostro pianeta può provocare fenomeni transienti molto violenti, come tempeste magnetiche di intensa durata (vedi immagine www-ssc.igpp.ucla.edu/~spetrine/event20000608/movie_20000608.gif).

I filamenti (o protuberanze) sono spesso responsabili dei cambiamenti dell'attività del campo geomagnetico a lungo termine.

I buchi coronali si identificano come le regioni in cui le linee di forza del campo magnetico solare si dipanano verso l'esterno. Tali buchi si trovano generalmente in direzione dei poli solari e funzionano come dei condotto di plasma a bassa densità, che tendono quindi ad accelerare il plasma, che viene lanciato fuori come avviene in una bomboletta spray.

Periodicamente questo plasma veloce incontra la superficie terrestre (grosso modo ogni 27 giorni) e ciò è causa di tempeste magnetiche periodiche.

La maggioranza delle tempeste magnetiche non periodiche vanno invece associate ad effetti secondari delle CMEs ed alle onde d'urto ad esse associate.

Nel 1989 in Canada vi fu il completo collasso della rete elettrica Hydro-Quebec, che produsse un blackout e la perdita di 9.45 GigaWatt di potenza.

Quando un getto di vento solare, sia esso periodico o impulsivo, incontra la Terra la magnetosfera dalla parte di giorno viene compressa dalla pressione del vento solare e ciò tende ad avvicinare la magnetopausa alla superficie terrestre (vedi immagine www-ssc.igpp.ucla.edu/~spetrine/event20000608/movie_20000608_2.gif).

In queste condizioni il campo geomagnetico fluttua violentemente instaurando una tempesta geomagnetica.

Quando c'è una tempesta geomagnetica le correnti ad alte latitudini, che si trovano nella ionosfera, variano rapidamente in risposta alle variazioni del vento solare e queste correnti producono a loro volta un campo magnetico indotto, che induce delle correnti elettriche in ogni conduttore ad esso esposto.

Queste correnti si dicono correnti geomagnetiche indotte, che possono produrre differenze di potenziale di 10Volt per Km di condotto, che integrando su centinaia o migliaia di Km provoca la saturazione della rete. In questi casi, soprattutto in prossimità dell'ovale aurorale, si possono facilmente verificare dei blackouts.

In queste circostanze spesso ne risentono anche le telecomunicazioni radio, che utilizzano la ionosfera per superare la linea d'orizzonte: durante una tempesta geomagnetica di norma è impossibile comunicare agevolmente via radio.

Altro evento degno di nota riguarda i satelliti geostazionari.

Questi satelliti spesso vengono messi in orbita nella bassa atmosfera per sfruttare la frizione atmosferica, potendo quindi rimanere geosincroni. Se però la morfologia nonché la densità dell'atmosfera viene modificata da una tempesta geomagnetica allora questi satelliti necessitano di continue modifiche dell'orbita per aggiustare il loro assetto e non diventare instabili (in questo caso ricadrebbero verso la Terra come successe per lo Skylab nel 1979).

Gli effetti biologici sono drammaticamente noti nel caso degli astronauti e dei piloti, che sorvolano periodicamente i poli magnetici: tali personaggi spesso hanno un'alta indennità di rischio perché si ammalano di tumori a causa delle continue esposizioni alle radiazioni ionizzanti. Questa è la motivazione principale, per cui è sconsigliato alle donne incinte di eseguire voli intercontinentali.

Altro curioso effetto è quello degli uccelli migratori, che perdono l'orientamento durante le tempeste geomagnetiche.

Anche gli esseri umani risentono indirettamente delle tempeste geomagnetiche: è stato messo in relazione l'aumento del tasso di mortalità per infarto dei malati terminali durante le tempeste geomagnetiche, ma anche l'aumento degli incidenti sul lavoro e nel traffico.

Per quello che riguarda il clima invece è famoso il lavoro dell'astronomo britannico Edward Walter Maunder, che notò il diagramma a farfalla dell'attività delle macchie solari (ciclo undecennale).

In particolare dagli studi storici egli notò che durante il periodo, che va dal 1645 al 1715 il numero di macchie solari fu veramente scarso e tutte furono situate in un unico emisfero (solamente 50 invece delle normali 40000/50000). Questo periodo di bassa attività solare (quiescenza) fu chiamato Minimo di Maunder e coincise con una repentino abbassamento del clima in Europa Settentrionale, che coincise con la piccola era glaciale.

Si suppone che a ridosso del minimo di Maunder il Sole si espanse e rallentò anche la sua rotazione irradiando meno energia verso la Terra(6).

Un effetto aggiuntivo e secondario del minimo di Maunder riguardò l' ammontare della radiazione cosmica (sotto forma di raggi cosmici) che raggiunse la Terra(7), che fu molto superiore alla norma.

Oggi esistono vari sistemi di monitoraggio del Sole e di tutti quegli eventi esplosivi (e non), mediante l'uso di satelliti, che lo osservano incessantemente a varie lunghezze d'onda. In questo modo ogni qual volta avviene un CME (brillamento e non) o la Terra risulta esposta ad un forte vento coronale, è possibile dare un allarme di Storm e subStorm magnetico per evitare problemi e non essere colti alla sprovvista.

In questi termini siamo di fronte a delle vere e proprie previsioni meteorologiche spaziali da qui il titolo dell'articolo: Space weather.

Note

(1)La rotazione differenziale del Sole si nota facilmente dalle macchie solari, che presso l' equatore ruotano più velocemente (25gg) rispetto ad una latitudine media di 45° (28gg); ad alte latitudini la velocità di rotazione è ancora minore.

Se il Sole viene visto dall' alto del suo polo nord effettuerà una rotazione ogni 27 giorni quindi, ogni giorno esso compierà una rotazione di 360°/27=13.3°.

Le linee di forza del campo magnetico interplanetario formeranno una spirale, che per grandi raggi (all'altezza dell'orbita di Giove) possono aver compiuto più di un giro.

(2) Il 9 agosto 2006 il fisico olandese Van Allen è morto.

(3) La componente positiva della radiazione intrappolata consiste di protoni (99%), deuteroni (0.5%) e percentuali minori di altri nuclei (elio, ossigeno, ecc.). I protoni sono distribuiti in maniera continua nella regione tra 1.2 e 8 raggi terrestri e raggiungono al massimo una energia di 700MeV.

La componente negativa della radiazione intrappolata consiste di elettroni con energie, che arrivano fino ai 2MeV.

Tra 1.2 e 3.5 raggi terrestri il flusso di elettroni prevale su quello dei protoni, mentre per raggi superiori i due flussi sono circa uguali.

(4)Nel 1910 lo scienziato Theodore Wulf portò un rivelatore per contare il passaggio di particelle cariche sulla cima della Torre Eiffel, e scoprì che contava un numero di particelle cariche maggiore di quante ne contava alla base della torre. Questa fu la prima evidenza dei raggi cosmici, poi seguirono un gran numero di esperimenti.

Si scoprì che l'aumento del numero di conteggi delle particelle cariche all'aumentare dell'altezza rispetto al livello del mare, è dovuto a sciami di particelle create quando nuclei atomici di elevata energia (principalmente protoni) provenienti dallo spazio, collidono con gli atomi dell'atmosfera terrestre.

Queste ricerche mostrarono che tra le particelle create, le quali vennero chiamate raggi cosmici, non ci sono soltanto quelle che compongono la materia ordinaria, elettroni, protoni e neutroni, ma altre di natura allora sconosciuta.

L'osservazione sperimentale dei raggi cosmici porto alla scoperta dei muoni. Queste particelle hanno la stessa carica elettrica degli elettroni ma sono 210 volte più pesanti, e diversamente dagli elettroni non sono stabili, cioè non vivono per sempre.

Infatti, dopo una vita media di 2.2 microsecondi (2.2 milionesimi di secondo) il muone subisce un decadimento debole e si trasforma in un elettrone più due particelle neutre di massa nulla (il neutrino-elettrone e il neutrino-muone).

Esistono anche i tauoni che rappresentano la terza generazione della materia assieme agli elettroni ed ai muoni (anche la particelle tau possiedono i loro neutrini).

(5)Le aurore Borealis (o Australis), altrimenti dette luci nordiche, si originano a circa 150 milioni di Km dalla Terra. Le particelle del vento solare 'spazzano' la Terra con un moto supersonico con velocità, che vanno dai 300 ai 1000 Km/s, portandosi dietro congelato il campo magnetico solare. La magnetosfera terrestre funge da scudo per le particelle cariche provenienti dal caldo vento solare. Alcune particelle cariche vengono deflesse dalle linee di forza del campo geomagnetico, mentre altre rimangono intrappolate e sono accelerate.

Queste particelle intrappolate spiraleggiano lungo le linee di forza del campo magnetico in direzione dei poli e, quando irrompono nell'alta atmosfera, vanno ad urtare gli atomi neutri atmosferici, emettendo fotoni per diseccitamento. La gamma cromatica della luce emessa dipende dall'energia dell'elettrone e dal particolare atomo eccitato. In questo modo viene a crearsi l' Ovale Aurorale con un diametro di circa 3000Km nei giorni quieti ad una latitudine media di 60°-70° nord-sud, mentre cresce a dismisura nei giorni in cui vi sono delle tempeste magnetiche e risulta visibile fino a medie latitudini.

(6)Si reputa che questo effetto di espansione/contrazione ciclico su lunghe scale temporali, sia responsabile dei cambiamenti climatici colossali maggiormente che non i cambiamenti climatici prodotti dall' effetto-serra nel passato del nostro pianeta.

(7) Durante il periodo di quiescenza di Maunder negli anelli di accrescimento degli alberi si noto una sovrabbondanza di carbonio-14.

Infatti quando il campo magnetico associato al vento solare è intenso, la Terra, grazie all'opposizione del suo campo geomagnetico tende a ripararsi dai raggi cosmici; ciò provoca una diminuzione della percentuale di carbonio-14 creato appunto dai raggi cosmici nell' alta atmosfera.

Nel caso di campo magnetico debole e quindi di bassa attività solare la Terra risulta meno schermata dai raggi cosmici come avvenne nel periodo caratterizzato dal minimo di Maunder.

Bibliografia

E.N. Parker, “Physic of space splasmas”.

Sitografia

The Space Environment Center http://sec.noaa.gov

The Polar Ionospheric X-ray Imaging Experiment (PIXIE) http://muir.spasci.com

Current solar data http://www.maj.com/sun

Space Physics Center http://www-ssc.igpp.ucla.edu

CMEs and Geomagnetic Storms http://abcnews.go.com/sections/tech/geek/geek000720.html

Virtual tour of Sun http://www.astro.uva.nl/demo/od95

Nineplanets http://www.seds.org/nineplanets/nineplanets/sol.html

Sun influence on Earth http://www.astro.uva.nl/demo/sun/aarde.htm



Newsletter

Resta informato con le nostre notizie periodicamente

Cliccando sul pulsante iscriviti acconsenti al trattamento dei tuoi dati. La tua email non verrà MAI ceduta a nessuno!