Il dualismo intrinseco al pensiero occidentale, è accentuato da motivazioni squisitamente neurologiche dovute alla lesione delle commessure telencefaliche. Ma questo non basta a spiegare concettualmente la disconnessione interemisferica che si palesa a livello cognitivo. Disconnessione non solo per lesioni ma per un dualismo strutturale presente ad un substrato in uno stadio più profondo di quello neuropsicologico, anche se quest’ultimo lo rende più appariscente.
Qui c’è il limite cognitivo di tutto il pensiero occidentale, che per la fisica teorica è un vero disastro1. L’ultimo anello di questa anomalia si accentua nei soggetti come il sottoscritto, che hanno subito una grave lesione cerebrale, ma tale dualismo non emergerebbe se non si fosse universalmente installato come Dualismo-ontologico-strutturale. L’interpretazione neuropsicologica confina con la disconnessione ad un fatto individuale in toto2.
Trovare questi rapporti a livello posizionale vuol dire rimandare la questione del dualismo cognitivo ad uno stadio più profondo di quello neuropsicologico, poiché come abbiamo constatato, l’inconscio ed il conscio sono il rispecchiamento di una divisione strutturale (storico-dialettica) che si perde all’origine della strutturazione del pensiero3.

Immagine - 1 - Il cervello a sinistra intatto: l'emisfero sinistro dominante in grado di regolare l'attività cellulare dei neuroni cerebrali destri. Il cervello a destra è stato diviso per ragioni mediche, procedura questa che elimina il contatto tra l'emisfero destro e quello sinistro; il secondo non ha, tuttavia, perso la sua abilità di risolvere problemi di carattere generale.
La lesione delle commessure telencefaliche per eventi patologici, provoca un dualismo per la separazione degli emisferi. Questo dualismo sicuramente si riflette a livello neuropsicologico ed, in seguito, nella percezione cognitiva del reale. Non ne è, però, la causa. Il tutto soggiace ad un altro dualismo strutturale che si accentua sul piano storico-dialettico.
In questo senso vi sono dualismi davvero ontologici, che si perdono dentro l’origine strutturale della nostra civiltà e segnano l’intero sviluppo cognitivo dell’homo sapiens. Il dualismo neuropsicologico della cesura emisferica si installa, ma solo in parte, nel rispecchiamento del dualismo strutturale, attraverso le topiche freudiane, perché è ancora tutto da dimostrare l’accordo contenutistico delle mappe celebrali con esse4.
Il piano storico-dialettico dal quale si formano le topiche (inconscio-coscio), le quali sono alla base della formazione della coscienza occidentale (come è stato scritto più volte), ha la sua ragion d’essere nella culla delle civiltà. E, come abbiamo formulato, il concetto psicoanalitico di “sublimazione”, da cui si crea tutta la cultura occidentale, è l’espressione della dialettica fra le due topiche, e questa dialettica porta alle strutture logiche del pensiero che appartiene alla nostra civiltà. Freud ha spiegato tutto questo radicandolo nel sistema PERCEZIONE-COSCIENZA, ma questo sistema5 ancora primitivo, dato il momento storico del genio freudiano, combacia perfettamente con gli schemi di mezzo secolo dopo, prettamente neuroscientifici. E questo è grandioso per capire la struttura del pensiero e da quali sistemi strutturali deriva e quali sono i limiti intrinseci e come essi influenzino il cammino della scienza6.
[data pubblicazione PRIMA PARTE 2010-11-27 22:29:09 +0200]
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SECONDA PARTE
09/01/2010
BISOGNA CIOÈ TOGLIERLI DA UN CONTESTO SPECIFICO PSICOANALITICO E RECUPERARLI NELL’AMBITO DI UNA TEORIA DELLA CONOSCENZA.
La sublimazione in questo ambito diventa un ponte fra il dualismo strutturale dell’incoscio-coscio, che esprime i contenuti a livello simbolico e questo sistema combacia perfettamente con quello neurologico delle due vie classiche, del sistema specifico e non specifico.
L’allineamento degli Oggetti Mentali non è casuale ma rispetta la tensione psichica fra conscio e non–conscio, e questa tensione è alla base della struttura del pensiero e dei suoi limiti neuro cognitivi7.
L’allineamento degli OM che vanno a formare il pensiero dipende dall’aspetto razionalizzante del Super ego.
Questa forza contenitrice del caos amorale dell’inconscio si esprime in modo Simbolico, perché stabilisce la conciliazione di due sfere apparentemente inconciliabili. Solo con un linguaggio simbolico si può far conciliare l’inconciliabile.
Ma questo non è tutto. Ci vuole ancora un passaggio dal simbolo immagine al concetto segno, ed è questa la base della struttura matematica, ma il passaggio non si può capire se non intravediamo nella teoria degli insiemi un rispecchiamento dell’allineamento degli Oggetti Mentali.
Ed è ciò che ho sperimentato in questi anni seguendo gli alunni della prima elementare di Cerrione (BI) di classi multietniche, nell’apprendimento della teoria degli insiemi, rilevando una certa inclinazione naturale anche da parte dei meno dotati, verso la struttura insiemistica.
Questo segna l’inizio dei problemi legati alla concezione matematico-fisica del reale, perché il Fondamento della struttura matematica, per una parte rilevante, segna tutti i limiti cognitivi. Se poi si aggiungono a questi ultimi quelli percettivi, tutto ciò crea un limite gnoseologico insuperabile nella comprensione delle nuove fisiche8.
Ci sono molti fattori concettuali che limitano la struttura nella comprensione del reale, ma uno dipende proprio dalla struttura dualistica della mente che, rafforzato da fattori come le leggi gravitazionali e gli apparati sensoriali modificati dalla stessa gravità, influisce nella percezione. Tutto questo ha già minato fin dall’inizio la nostra concezione matematico–fisica del mondo9.
Il limite percettivo più nefasto è quello di non poter prescindere da un Universo fondato sulla Simmetria, e la struttura matematica fondata su tali basi non può fare altro che confermarlo.
Tutto questo, in ultima analisi, non si regge sulla specializzazione emisferica accentuata dalle disconnessioni emisferiche o da fattori prettamente neuropsicologici ma da fattori primigeni strutturali interagenti10.
Le qualità specifiche degli emisferi sono state studiate a lungo proprio dopo le varie cesure, come espone Gazzaniga, ma le ipotesi fondanti la coscienza sono azzardate anche in questo studioso:
“Dopo aver diviso nel tentativo di controllare forme epilettiche intrattabili, ogni emisfero si comportava indipendentemente dall’altro; …… il sinistro risultava più preposto al linguaggio, il destro allo svolgimento di una serie di compiti visivo-spaziali …… le capacità dell’emisfero sinistro non risultarono sorprendenti, tuttavia, quando scoprimmo che alcuni pazienti erano in grado di leggere impiegando l’emisfero destro, …. valutammo l’ipotesi di un sistema di coscienza doppio. Potevamo stimolare l’emisfero destro per quando concerneva la sfera emozionale”11.
Tale ipotesi di COSCIENZA DOPPIA non sarebbe determinante per il fondamento di quest’ultima, ma il dualismo non sarebbe rilevato cognitivamente se non ci fosse una cesura strutturale primordiale. E qui sta il limite epistemologico di un’interpretazione neuropsicologica della coscienza, in quello che ho individuato come “terza via”, cioè la struttura storico-dialettica dualistica, madre di tutti i dualismi, fino alla percezione della Simmetria speculare dell’Universo.
La non individuazione di questo terzo elemento, dopo quello neurologico e psicologico, è il limite cognitivo a cui si sono arrestati molti fisici che hanno studiato il problema come Penrose, tra “coscienza e fisica. in questo caso quantistica”.
Il problema non è l’esistenza del rapporto (soggetto-oggetto) classico della vecchia metafisica sempre attuale, ma la superficialità con cui viene risolto dai matematici.
Superficialità non del singolo, imputabile alla non individuazione del limite intrinseco della matematica di natura percettiva, che si trasforma in cognitivo, ma ai parametri percettivi falsi che fornisce per la misurazione del mondo fisico. Il limite cognitivo deriva da un dualismo primordiale e si manifesta anche nei tabù cognitivi, come quello di concettualizzare una “coscienza” neuropsicologica ideologicamente fondata su se stessa.
La risoluzione della dialettica metafisica da Socrate in avanti, quella che percorre tutto il pensiero occidentale, coincide con la risoluzione del dualismo, e quest’ultimo non è superabile neurologicamente se non scompaiono i dualismi strutturali reali all’interno della dialettica storica.
1 Roberto Bertagnolio, Psychomedia
2 Anna Berti, Neuropsicologia della coscienza, Bollati Boringhieri, Torino, 2010.
3 R. E. Bertagnolio La terza via, le scienze web news
4 Ibidem
5 Ibidem
6 Ibidem
7 R. E. Bertagnolio, Psychomedia
8 Mario Livio, l’equazione impossibile, Bur MI 2006
9 R. E. Bertagnolio, Psychomedia
10 M. S. Gazzaniga, La mente della natura, Ed. Garzanti ,p. 160
11 R. E. Bertagnolio le scienze web news
Neuropsicologia della coscienza, Anna Maria Berti, Bollati Boringhieri, 2010, Torino
La mente della natura. Il cervello umano tra ereditarietà e ambiente, Gazzaniga Michael S., Garzanti Libri, 1997
Dipartimento di psicologia Università di Torino
http://www.psych.unito.it/
