Un tempo considerata come una caratteristica specifica degli umani, l’asimmetria del cervello (o asimmetria cerebrale) è stata invece dimostrata in moltissime specie animali. La lateralizzazione di specifiche funzioni cerebrali si manifesta in due modi principali: può essere presente in tutti gli individui, ma senza mostrare una direzione preferenziale in tutta la popolazione, oppure è presente in tutti gli individui con una direzione preferenziale nella maggioranza della popolazione, tanto da divenire una caratteristica distintiva.
Collegare diversi livelli di funzioni cerebrali, così da rivelare come l’attività di singoli neuroni e di circuiti neuronali codifichi specifici comportamenti e, soprattutto, quali tipi di scelte avvengono in questi circuiti durante l’apprendimento. Questo l’obiettivo delle ricerche di Michael Häusser, Professore di Neuroscienze all’University College di Londra, ospite della Scuola di Studi Superiori dell’Università di Torino il 16 maggio in occasione del Mese Europeo del Cervello.
Un team di ricercatori della Sapienza e della fondazione S.Lucia hanno dimostrato come il cervello reagisca con intensità diversa alla vista di un ritratto o di un paesaggio
Uno studio internazionale su SCIENCE, a cui ha partecipato Marco Andrea Riva del Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari dell’Università degli Studi di Milano, ha scoperto che l’interazione tra eventi ambientali avversi in gravidanza e stress durante l’adolescenza aumenta il rischio di patologie psichiatriche in età adulta.
Quanto vive il cervello? Quanto l'organismo cui appartiene, sembrerebbe la risposta ovvia. Nei mammiferi i neuroni possono sopravvivere per l’intera vita in assenza di malattie neurodegenerative. Rimane tuttavia da chiarire quanto duri la vita dei singoli neuroni e se il suo limite sia geneticamente determinato, legato cioè alla sopravvivenza degli individui tipica di ogni specie (ad esempio 20 anni per un gatto, 120 per l’elefante).
Oltre 150 studiosi riuniti all’Ospedale San Luigi di Orbassano (TO)
Autori:
Chiara Rolando e Annalisa Buffo
Dipartimento di Neuroscienze, Università di Torino, Neuroscience Institute Cavalieri Ottolenghi, Torino, Italia.
Abstract:
La proteina NoGo-A, originariamente scoperta come semplice costituente della mielina, ha un ruolo fondamentale nel limitare la crescita di connessioni aberranti o non funzionali nel Sistema Nervoso Centrale adulto (SNC) e nel ridurre la capacità del cervello di riparare i circuiti interrotti dopo un danno (Schwab, 2010). Un nostro studio pubblicato sulla rivista The Journal of Neuroscience (Rolando e coll., 2012) rivela che NoGo-A limita anche la produzione di nuovi neuroni da parte delle cellule staminali neurali del cervello adulto, suggerendo per questa proteina e il suo recettore NgR1 il ruolo di regolatore-chiave della stabilità strutturale del sistema nervoso.
Un significativo passo avanti nella cura di malattie degenerative e da aploinsufficienza, come Parkinson, Alzheimer, epilessia, ritardo mentale, tumori
Il congresso è organizzato dal prof. Giacomo Rizzolatti e dal prof. Pier Francesco Ferrari in occasione del ventennale del primo lavoro scientifico sui neuroni specchio.
L'importanza dello studio sulle connessioni neuronali nelle patologie neurodegenerative, nella rigenerazione nervosa e nel cancro:
dote milionaria della Fondazione Armenise-Harvard a una ricercatrice francese in arrivo al Cibio di Trento
