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Imparare dall’esperienza. La nuova sfida degli androidi - Pag 1 - Introduzione

In Italia le ricerche nel settore della Robotica sono tra le più avanzate in Europa. A confermarlo è l’attribuzione del premio ERC-Arg dell’Unione Europea alla ricerca italiana in Robotica. In pratica un finanziamento che sarà di grande aiuto per i ricercatori ad approfondire gli studi sui robot intelligenti, simili all’uomo.

Significativi a tal proposito i lavori di Antonio Bicchi, professore ordinario presso l’Università di Pisa che, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, ha ottenuto circa 2,3 milioni di euro a sostegno del progetto sulla ricostruzione dell’”Intelligenza del fare”, peculiare dell’uomo. Di notevole interesse gli studi che riguardano la robotica e intelligenza artificiale ed in particolare di un robot che possiede la peculiare capacità umana di imparare dall’esperienza per affrontare situazioni nuove.

"L'innovazione che perseguiamo – sottolinea Bicchi – consiste nel capire secondo quali meccanismi fondamentali la nostra organizzazione neurale, anche tramite la particolare struttura fisica e di interconnessione del sistema muscolo-tendineo e dei recettori tattili, governa la meravigliosa complessità delle operazioni della mano. Questo ci permetterà di costruire mani artificiali con nuove architetture, nuovi sensori e nuovi attuatori, ricorrendo anche alle più avanzate tecnologie dei materiali. Poiché la mano ha reso possibile e ha determinato la strada dello sviluppo della intelligenza umana, noi vogliamo replicarne nei tratti fondamentali le capacità, per creare le premesse da cui possa prendere le mosse una nuova intelligenza artificiale".

Secondo Cingolani, direttore dell'Istituto italiano di tecnologia (Iit) di Genova, la prossima generazione di robot dovrà basarsi su architetture fatte di polimeri, materiali soffici e cellule nervose tridimensionali: l’obiettivo è costruire dei sistemi che, emulando i modelli di funzionamento degli organismi umani, possano raggiungere un’efficienza energetica ottimale.

Di tutto questo se ne occupa Giorgio Metta dell’IIT di Genova che ha lavorato al prestigioso Mit come esperto in robotica umanoide.

«Il progetto nasce dall’incontro tra robotica e neuroscienze – spiega – con l’obiettivo di studiare i meccanismi che regolano l’apprendimento e replicarli in un robot».

L'obiettivo ambizioso di un robot capace di apprendere da solo il modo di svolgere dei compiti per i quali non è stato precedentemente programmato sembrerebbe appartenere di più alle idee della fantascienza, ma oggi, grazie al lavoro di diversi ricercatori come Osamu Hasegawa, professore presso l'istituto di tecnologia di Tokyo, sta diventando realtà.

"La maggior parte dei robot esistenti sono bravi ad elaborare e ad eseguire operazioni per i quali sono stati pre-programmati, ma sanno ben poco del mondo reale in cui vivono gli esseri umani" spiega Hasegawa. "Per cui il nostro progetto è un tentativo di costruire un ponte tra i robot ed il mondo reale".

Uno degli aspetti innovativi della recente macchina realizzata dal prof. Hasegawa risiede nella sua intelligenza artificiale, basata sulla tecnologia delle "reti neurali incrementali auto organizzanti" ("Self-Organizing Incremental Neural Network") che si ispira al funzionamento del cervello umano.

SOINN (Self-Organizing Incremental Neural Network), un algoritmo che consente ai robot di usare ciò che già conoscono per adattarsi ad una situazione e, se necessario, apprendere in autonomia il modo migliore di eseguire una serie di azioni.

I ricercatori robotici, ed in particolare quella che si occupa di robot umanoidi, non hanno dubbi quando affermano che robot nel corso degli anni hanno acquisito particolari sembianze e caratteristiche che si avvicinano sempre a quelle proprie dell’essere umano. Ray Kurzweil è convinto che nel 2030 sarà impossibile distinguere tra esseri umani e macchine dotate di intelligenze artificiali e lo sviluppo tecnologico e i continui progressi degli studi in tutte le discipline porteranno alla nascita di macchine coscienti.

Queste ambiziose premonizioni sono in gran parte basate sulla “Legge del ritorno accelerato” di Kurzweil, che sostiene che lo sviluppo della tecnologia ha seguito sin dall’inizio dei tempi un andamento esponenziale piuttosto che lineare.

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