Emergenza obesità tra i giovanissimi europei


L'obesità  è un problema che preoccupa l'Europa: nella fascia di età compresa fra i 7 e gli 11 anni i bambini obesi o in soprappeso rappresentano il 30% in paesi come l'Italia, la Spagna, il Portogallo e la Grecia e il 10-20% in paesi come l'Inghilterra, l'Irlanda, la Svezia e la Germania. I dati relativi agli USA poi sono ancora più preoccupanti.

[inline: 1= Immagine - 1 - Percentuale di ragazzi obesi o sovrappeso nella fascia di età  7-11 anni]
Immagine - 1 - Percentuale di ragazzi obesi o sovrappeso nella fascia di età  7-11 anni ©International Obesity taskforce

Questi bambini, se non curano la loro malattia, diventeranno degli adulti ad alto rischio di incorrere in malattie cardiovascolari e svilupperanno già  in età  giovanile, malattie tipiche della vecchiaia come il diabete di tipo 2. Studi condotti presso l'università  della Pennsylvania hanno evidenziato come l'approccio più valido per la cura dell'obesità  sia costituito da un intervento farmacologico mirato accompagnato da un deciso cambiamento nello stile di vita: dieta con un introito di 1200-1500 Kcal ogni giorno, esercizio fisico e terapia comportamentale.

I farmaci oggi a disposizione per la cura dell'obesità  sono essenzialmente l'orlistat e la sibutramina. L'orlistat agisce inibendo la lipasi pancreatica e limitando quindi la scissione dei trigliceridi: ne consegue una riduzione dell'assorbimento di grasso di circa il 30%. Il National Institute for Clinical Excellence ne raccomanda l'uso solo nei soggetti che sotto regime di dieta controllato abbiano perso almeno 2,5 kg di peso, nel mese precedente l'inizio della terapia farmacologica abbiano svolto esercizio fisico significativo e abbiano un'età  compresa fra i 18 e i 75 anni.

Il trattamento può protrarsi per 3 mesi se si registra un calo ponderale di almeno il 5% rispetto a inizio trattamento, per 6 mesi se si ha un calo del peso corporeo di almeno il 10% rispetto a inizio terapia e comunque la durata del trattamento non dovrebbe mai essere superiore ad un anno. Questo farmaco dà  importanti effetti collaterali soprattutto a livello dell'apparto gastrointestinale con improvvisa stimolazione a defecare, aspetto oleoso delle feci, incontinenza fecale, distensione e dolore addominale, tutti sintomi che trovano regressione limitando significativamente l'apporto di grassi con la dieta. Non mancano disturbi a denti e gengive, ansia, cefalea, disturbi mestruali e spossatezza.

La sibutramina agisce con un meccanismo centrale anfetamino simile, inibendo la ricaptazione di adrenalina e serotonina. È autorizzato per trattamenti di durata non superiore ad un anno e alla sua sospensione ci può essere recupero di peso. Durante il suo utilizzo va attentamente monitorata la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca: il trattamento va interrotto se la pressione supera i 145/90 mmHg o se la frequenza cardiaca aumenta di più di 10 battiti al minuto in due controlli consecutivi.

La cura va sospesa se la perdita di peso dopo 3 mesi è inferiore al 5% del peso iniziale, se la perdita di peso si stabilizza su meno del 5% del peso iniziale, se il paziente riprende 3 kg o più dopo il calo ponderale iniziale. Durante il trattamento il paziente può lamentare stitichezza, sensazione di bocca secca, nausea, vomito, diarrea, disfunzioni sessuali, cefalea, insonnia e vampate. Questo farmaco è assolutamente controindicato nei soggetti che hanno manifestato gravi disturbi dell'alimentazione, malattie psichiatriche, scompenso cardiaco congestizio, aritmie, disturbi cerebrovascolari, ipertensione non controllata, ipertiroidismo, ipertrofia prostatica, storia di abuso di alcol o farmaci, in gravidanza e allattamento.

In questo panorama non certo confortante, è estremamente interessante la scoperta di un gruppo di ricercatori italiani del CNR che ha visto come iniettando nei ventricoli cerebrali di topo, una piccola proteina di 21 aminoacidi denominata TLQP-21, isolata nel cervello di ratto, si ha un'azione sul metabolismo con aumento del dispendio energetico, della temperatura corporea, dei livelli plasmatici di adrenalina con diminuzione della massa grassa. Lo studio ha evidenziato come somministrando TLQP-21 per due settimane a topi nutriti con una notevole quantità  di grassi, si nota una sorta di effetto protettivo nello sviluppo dell'obesità  indotto dalla dieta, poiché si assiste ad una limitata deposizione di grasso con aumento invece dei recettori e dei mediatori catabolici ovvero di quelle strutture deputate a "bruciare" i grassi in eccesso. Queste evidenze fanno sperare di poter individuare in TLQP-21 un target per nuove molecole che limitino l'accumulo di grassi.

Bibliografia

Wadden TA, Berkowitz RI, Womble LG et al. Randomized trial of lifestyle modification and pharmacotherapy for obesity. N. Engl J. Med. 2005 Nov. 17; 353 (20):2111-20; Bartolomucci, A., La Corte, G., Possenti, R., Locatelli, V., Rigamonti, A.E., Torsello, A., Bre-sciani, E., Bulgarelli, I., Rizzi, R., Pavone, F., D'Amato, F.R., Severini, C., Mignogna, G., Gior-gi, A., Schininà , M.E., Elia, A.G., Brancia, C., Ferri, G.-L., Conti, R., Ciani, B., Pascucci, T., Dell'Omo, G., Muller, E.E., Levi, A., Moles, A. (2006). TLQP-21, a VGF-derived peptide, increases energy expenditure and prevents the early phase of diet-induced obesity. Proceedings of the National Academy of Science USA, in press.

Sitografia

Comunicato stampa CNR - TLQP-21, la molecola anti-obesità 
http://lswn.it/comunicati-stampa/tlqp-21-la-molecola-anti-obesit/

Orlistat - Wikipedia, the free encyclopedia
http://en.wikipedia.org/wiki/Orlistat

IASO - International Association for the study of Obesity
www.iaso.org

IOTF - International Obesity Taskforce
www.ioft.org

NICE - National Institute for Health and Clinical Excellence
www.nice.org.uk

PNAS - Proceedings of the National Academy of Sciences
www.pnas.org

University of Pennsylvania
www.upenn.edu



Newsletter

Resta informato con le nostre notizie periodicamente

Cliccando sul pulsante iscriviti acconsenti al trattamento dei tuoi dati. La tua email non verrà MAI ceduta a nessuno!