Europa, dal 1980 scomparsi centinaia di milioni uccelli


    L’umanità ha una stretta relazione con gli uccelli che risale a decine di migliaia di anni fa.

    Gli uccelli ci hanno aiutato a pescare e cacciare, fornendoci un morbido materasso di piume su cui dormire e sono stati i nostri primi messaggeri sulle lunghe distanze. Durante l’arco di tutta la nostra esistenza questi moderni dinosauri (in realtà gli uccelli si sono evoluti partendo dai dinosauri quindi non sono più dinosauri) ci hanno regalato molti servizi incredibili oltre al semplice cibo.

    Gruppo di storni - Mostafameraji, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons. https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Starling_flock_with_nearby_predator.jpgImmagine - Gruppo di storni - Mostafameraji, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.


    Secondo un nuovo studio dal 1980 fino ad oggi sono scomparsi circa 620 milioni di uccelli in tutta Europa, praticamente negli ultimi 40 anni un uccello su sei è svanito nel nulla senza far rumore, letteralmente. 

     

    «La cosa preoccupante è che tutto ciò sta accadendo in maniera quasi inosservata, invisibile e silenziosa» scrive il Prof. Richard Gregory della Royal Society for the Protection of Birds (RSPB).

     

    Il numero dei piccoli passeri, apparentemente onnipresenti, si è dimezzato dagli anni '80 ad oggi; attualmente ci sono quasi 75 milioni di storni che imitano i suoni del mondo che ci circonda, un calo del 60%.


    Il brusco ridimensionamento del numero di uccelli si è verificato maggiormente in specie associate ad ambienti agricoli e pascoli, ma il fenomeno sta accadendo anche nelle nostre città.

    «Gli uccelli comuni stanno diventando sempre meno comuni, in gran parte perché gli spazi da cui dipendono vengono spazzati via dagli esseri umani» scrive Anna Staneva referente ad interim dell’associazione che si occupa di salvaguardare l’esistenza degli uccelli in Europa, BirdLife Europe (costola della BirdLife International).

     

    «La natura è stata sradicata dai nostri terreni agricoli, dal mare e dalle città. I governi di tutta Europa devono stabilire obiettivi giuridicamente vincolanti per il ripristino della natura, altrimenti le conseguenze saranno gravi, anche per la nostra stessa specie.» prosegue Anna Staneva.

     

    Molteplici fattori concorrono al declino delle specie di uccelli?

    Non esiste probabilmente un’unica causa di questo disastro, potrebbero esserci più fattori che hanno contribuito a questo stato di cose tra cui: la perdita degli habitat, il massiccio declino delle specie di insetti, l'inquinamento degli ambienti e le malattie. Tutti i soliti sospetti che contribuiscono al più grande evento di estinzione di massa che stiamo vivendo in questo momento sotto i nostri occhi.

     

    Almeno fino ad ora, questa diminuzione del numero di uccelli si riscontra principalmente in specie abbondanti, con una riduzione del 25% delle specie comuni e una perdita del 4% nelle specie rare. Tutto ciò non ha ancora portato a molte estinzioni.

     

    Tuttavia «è probabile che le specie comuni contribuiscano in modo sproporzionato più di quelle rare», scrivono i ricercatori, guidati dalla biologa della conservazione Fiona Burns che lavora presso la Royal Society for the Protection of Birds, RSPB, quindi anche perdite relativamente piccole possono interrompere in modo massiccio la struttura e le funzioni del nostro ecosistema a causa della perdita dei servizi vitali forniti da questi uccelli.

     

    Il birdwatching ha una lunga storia (soprattutto nel Regno Unito) e gli studi che sono stati effettuati e sono tuttora attivi sulle popolazioni di uccelli sono tra i più sviluppati rispetto a qualsiasi altro gruppo di animali. La comunità scientifica possiede una mole considerevole di dati storici organizzati in database grazie anche all’aiuto fornito da ornitologi dilettanti coordinati da professionisti.

    Utilizzando le informazioni provenienti da due di questi database, Burns e i suoi colleghi hanno analizzato 378 delle 445 specie di uccelli nativi che si riproducono in Europa.

    Il declino del numero di uccelli già rilevato in studi scientifici precedenti

    Studi effettuati precedentemente (di dimensioni ridotte rispetto all’attuale studio) hanno già rilevato questi preoccupanti declini delle popolazioni di uccelli in tutta Europa. Questa tendenza purtroppo è stata confermata in una gamma più ampia di specie e nell’intervallo di tempo più esteso preso in considerazione dal nuovo studio. Nel 2019 è stato effettuato uno studio simile in Nord America e i risultati sono praticamente identici all'attuale studio in esame.

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    Tutti gli studi effettuati evidenziano «il fallimento nel raggiungere gli obiettivi di biodiversità esistenti e richiedono un cambiamento trasformativo in tutti i settori della società umana mentre prende forma un emergente “Quadro globale sulla biodiversità post-2020” (Post-2020 Global Biodiversity Framework)», scrivono i ricercatori nel loro articolo.


    Solo cattive notizie?

    Fortunatamente non sono tutte cattive notizie. Il team di ricercatori coordinato da Fiona Burns ha scoperto che molti casi di aumento del numero di uccelli, come il raddoppio osservato nelle popolazioni di falchi pellegrini è dovuto agli sforzi di conservazione. Sette specie di uccelli predatori hanno invertito la l’andamento negativo grazie a una riduzione della caccia verso tali esemplari e dell’uso dei pesticidi oltreché una maggiore protezione.

    Questo dimostra il grande potere che abbiamo come esseri umani nel modellare la biodiversità sia in maniera deliberata sia casuale.

    «Abbiamo bisogno di un'azione trasformativa che coinvolga tutta la società per affrontare contemporaneamente le crisi climatiche e naturali» scrive Burns.

    «Ciò significa aumentare la portata e gli obiettivi di un'agricoltura rispettosa della natura proteggendo le specie di uccelli. Incrementare la silvicoltura e la pesca sostenibili espandendo rapidamente il sistema delle aree protette.» continua Burns.

    Il "ripristino" della natura, gli orientamenti dell'Unione Europea

    Alla luce di questi risultati, i ricercatori sollecitano l’adozione della proposta di legge UE sul ripristino della natura. A giugno di quest’anno il Parlamento Europeo ha approvato la risoluzione sulla “Strategia dell'UE sulla biodiversità per il 2030 - Riportare la natura nella nostra vita” per tentare di garantire il ripristino, la resilienza e una protezione adeguata degli ecosistemi entro il 2050. 

     

    Anche a livello di singola persona possiamo aiutare gli uccelli rendendo disponibile vegetazione autoctona nei nostri giardini, piantando alberi, allestendo casette nido e fornendo persino il cibo più adatto durante le fasi più rigide dell'inverno.

     

    «Fornire il tipo di semi adatto può fare una grande differenza per la sopravvivenza degli uccelli e delle loro popolazioni» scrive il Prof. Gregory

    Primavere sempre più silenziose?

    Senza il canto degli uccelli la stagione primaverile diventerà sempre più silenziosa, se dovesse continuare in questo modo potrebbe essere troppo tardi per salvare la situazione. Dobbiamo urgentemente fare qualcosa per cambiare le cose in maniera drastica.

     

    Riferimenti:

    Lo studio “Abundance decline in the avifauna of the European Union reveals cross-continental similarities in biodiversity change” è stato pubblicato sulla rivista Ecology and Evolution