Identificata nuova formula potenziale vaccino mieloma multiplo?


    I ricercatori della Icahn School of Medicine at Mount Sinai di New York hanno scoperto un modo per far evolvere l'immunoterapia di precisione utilizzando la genomica. 

    Immagine istologica di plasmocitoma, neoplasia correlata al mieloma multiplo. Di Nephron - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=7350554Immagine istologica di plasmocitoma, neoplasia correlata al mieloma multiplo. Credits: Nephron - Opera propria, CC BY-SA 3.0 - Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

    Far evolvere l’immunoterapia con la genomica

    In questo modo l'immunoterapia può agire potenzialmente contro il mieloma multiplo, un tipo di tumore del sangue tipico negli adulti in età avanzata (generalmente oltre i 65 anni). Il mieloma multiplo agisce colpendo una parte importante del sistema immunitario, le plasmacellule. Il compito delle plasmacellule è di produrre e rilasciare gli anticorpi per combattere le infezioni. Tali cellule inoltre derivano dai linfociti B e nascono nel midollo osseo.


     

    Lo studio è stato ideato per identificare quali elementi hanno la capacità di innescare il sistema immunitario

     

    Si tratta del primo studio effettuato per determinare sperimentalmente quali sottoprodotti dalla mutazione dei tumori, noti come neoantigeni, hanno la capacità di innescare il sistema immunitario in modo da riconoscere e uccidere le cellule tumorali nei pazienti affetti da mieloma multiplo. 

     

    I risultati descritti nello studio forniscono le basi per l'utilizzo di strategie per contrassegnare i neoantigeni, come i vaccini anticancro nei futuri test clinici per pazienti affetti da mieloma multiplo. La American Cancer Society (ACS) ritiene che saranno circa 32.000 i nuovi casi di mieloma multiplo entro la fine del 2019. In Europa purtroppo la situazione non è positiva, secondo l’Osservatorio globale contro il cancro in Europa si sono avuti, 48.297 nuovi casi nel solo 2018

    Gli studi effettuati sull'immunoterapia non mancano, infatti alcuni ricercatori americani hanno studiato un tipo di immunoterapia contro il cancro attraverso l'iniezioni di una serie di stimolanti nei tumori [Leggi l'articolo su LSWN.it].

    Identificate le cellule immunitarie specifiche per i neoantigeni innescate dall'immunoterapia
     

    I dati di sequenziamento sono stati analizzati per descrivere lo scenario dei neoantigeni in 184 pazienti, i ricercatori hanno identificato le cellule immunitarie specifiche per i neoantigeni innescate dall'immunoterapia. Inoltre, gli scienziati, hanno identificato un aumento dei neoantigeni nei pazienti che avevano avuto una recidiva del mieloma multiplo rispetto ai nuovi pazienti, ciò potrebbe indicare una via potenziale per ottenere una risposta immunitaria maggiore all'immunoterapia in questi pazienti

    I ricercatori hanno identificato anche i neoantigeni comuni tra i pazienti, ciò potrebbe portare alla realizzazione di nuovi vaccini antitumorali.

    «I neoantigeni tumorali rappresentano degli ottimi obiettivi per l'immunoterapia, a causa della loro espressione specifica nel tessuto tumorale», scrive Samir Parekh, professore associato di Scienze Oncologiche e Medicina (Ematologia e Oncologia Medica) presso la Icahn School of Medicine. «Fino ad ora, non c'è stata alcuna prova diretta che le mutazioni del DNA siano in grado di indurre delle risposte immunitarie dei linfociti di tipo T specifiche per i neoantigeni a seguito dell'immunoterapia nel mieloma multiplo».

    Le mutazioni specifiche di un tumore sono obiettivi eccellenti per immunoterapia oncologica in quanto possono essere riconosciute come neoantigeni dalle cellule di tipo T mature. I tumori con più mutazioni hanno una probabilità più elevata di neoepitopi, ciò può essere riconosciuta infiltrando cellule di tipo T.

    Di conseguenza, i tumori con alti tassi di mutazione sono più reattivi alle terapie di blocco dei checkpoint immunitari. Il riconoscimento immunitario di neoantigeni nei tumori con un carico mutazionale da un livello basso a un livello moderato come nel mieloma multiplo è quindi ritenuto meno probabile limitando in questo modo la potenziale applicazione dell'immunoterapia che ha come bersaglio le mutazioni del tumore.

     

    Tuttavia, recenti  studi effettuati su diversi tumori con basso carico mutazionale hanno contraddetto questa ipotesi. I risultati ottenuti dai ricercatori della Icahn School of Medicine confermano che i neoantigeni identificati nel mieloma multiplo sono immunogenici e possono suscitare risposte specifiche delle cellule T. I risultati sono quindi particolarmente rilevanti per il mieloma multiplo recidivo, perché i pazienti che ne sono affetti risultano immunocompromessi a causa dell'infiltrazione nel midollo e hanno una immunosoppressione per via dei molteplici cicli della terapia a cui vengono sottoposti.

    Partendo da questa ricerca, la coautrice Nina Bhardwaj, PhD, professore di Medicina (Ematologia e Oncologia Medica) presso la Icahn School of Medicine e i suoi colleghi stanno attualmente portando avanti uno studio clinico che studia la sicurezza e la reattività di un vaccino a neoantigeni per il trattamento dei tumori, tra cui il mieloma multiplo.

     

    RIferimenti

    Lo studio “Mutation-derived Neoantigen-specific T-cell Responses in Multiple Myeloma” è stato recentemente pubblicato sulla rivista Clinical Cancer Research dell'American Association for Cancer Research.



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