Coronavirus, per OMS possibile quarantena totale in Paesi con picchi infezione


    Alti funzionari dell’OMS hanno dichiarato che per contenere la diffusione del SARS-CoV-2 responsabile della malattia covid-19 potrebbe essere necessario attuare nuovamente periodi di quarantena totale in alcune regioni del mondo che mostrano un nuovo aumento repentino di casi di infezione. 

    COVID-19 (Coronavirus) ragazza con mascherina in Russia. Credits: vperemen.com , CC BY-SA 4.0Alla fine della scorsa settimana il Dott. Michael Ryan, direttore esecutivo del Programma Emergenze Sanitarie dell'Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato in conferenza stampa che nel prossimo futuro potrebbero esserci situazioni in cui l’isolamento totale e il blocco di ogni attività rappresenteranno l’unica opzione possibile per alcuni Paesi.


    Il direttore generale dell'OMS, il dott. Tedros Adhanom Ghebreyesus, un giorno prima aveva dichiarato che «il virus può essere messo sotto controllo», ma un’impennata dei contagi sembrerebbe indicare che «il virus non è sotto controllo, sta peggiorando». Venerdì scorso, Tedros ha affermato che il numero di casi registrati nei Paesi di tutto il mondo è raddoppiato nell'arco di sei settimane.

     

    Nei commenti riportati anche da alcuni canali di notizie come CBS News, il Dott. Ryan ha dichiarato «nella nostra attuale situazione è molto improbabile che possiamo debellare o eliminare questo virus», indicando la nuova ondata di contagi come il potenziale inizio di futuri enormi focolai.

     

    «Ci sono ambienti molto particolari in cui tutto ciò può accadere, Stati insulari e altri luoghi, queste aree del mondo sono a rischio di ripartire con nuovi contagi», ha dichiarato Ryan.


    Sempre secondo Ryan: «Uno schema che ci preoccupa maggiormente è costituito da grandi gruppi di casi che potrebbero verificarsi in associazione con eventi in cui la diffusione è massima, eventi in cui si radunano grandi folle».

     

    «Ogni Paese dovrebbe mirare a reprimere le "piccole braci" o i primi segni di nuovi focolai prima che il virus ritorni a colpire comportandosi come un grande incendio che si diffonde in una foresta», ha aggiunto Ryan.

    Gli esperti dell'OMS sono preoccupati per via della facilità con cui il virus può diffondersi, per la prima volta è stato accertato che il coronavirus può essere trasmesso attraverso gli aerosol.

    La lettera aperta redatta da oltre 200 scienziati indirizzata all'OMS

    Le informazioni aggiornate sono arrivate dopo che centinaia di scienziati hanno redatto una lettera aperta all'OMS chiedendo di cambiare la posizione dell’agenzia sulle modalità di trasmissione. Nella lettera (leggi il testo integrale in PDF) a firma di oltre 200 scienziati viene affermato che il virus è in grado di diffondersi grazie a microgocce che vengono rilasciate in aria da persone infette e che possono spostarsi in aria anche una decina di metri prima di cadere al suolo.

    Alcuni studi condotti sia dai firmatari della lettera sia da altri scienziati hanno dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio che i virus vengono rilasciati durante l'espirazione, mentre si parla e si tossisce, le microgocce sono abbastanza piccole da galleggiare in aria e possono rappresentare così un rischio di esposizione al virus a distanze superiori agli 1 o 2 metri da un individuo infetto.

    La risposta dell'OMS alla lettera aperta

    I responsabili dell'OMS hanno subito modificato il documento redatto per la prima volta a marzo di quest'anno includendo la possibilità che il virus possa essere trasmesso attraverso gli aerosol.

    Da quando il virus è stato registrato per la prima volta a dicembre 2019, ha infettato oltre 12,5 milioni di persone e finora ha ucciso almeno 560.921 persone in tutto il mondo, secondo i dati della Johns Hopkins University.

    In un rapporto dell’OMS sulla situazione pubblicato il 10 luglio gli scienziati affermano che oltre la metà dei casi totali identificati in tutto il mondo sono nelle Americhe, in cui almeno 20 Paesi sudamericani lottano contro povertà, infrastrutture deboli e sistemi sanitari inadeguati per far fronte al peggioramento della situazione che ha visto milioni di persone infette all’inizio di luglio.

    Che cosa stanno facendo i governatori dei vari Stati degli USA

    Negli Stati Uniti d’America, i governatori dei vari Stati hanno iniziato a riaprire tutte le attività a maggio nonostante la contrarietà degli esperti di salute pubblica. Gli amministratori delle regioni precedentemente colpite anche duramente (come New York City ad esempio) dal coronavirus hanno visto nella diminuzione delle infezioni e dei ricoveri ospedalieri degli indicatori incoraggianti in merito all'andamento della diffusione del virus. 

     

    Tuttavia, negli Stati come l'Arizona, la California, il Texas e la Florida c'è stato un aumento delle persone risultate positive al test per il coronavirus, mentre la scorsa settimana negli Stati Uniti la media giornaliera dei decessi correlati al coronavirus è aumentata a più di 600 per tre giorni consecutivi.

    Infine, secondo gli scienziati firmatari della lettera aperta, le misure da adottare per mitigare il rischio di trasmissione aerea del coronavirus nei luoghi al chiuso comprendono:

    • fornire una ventilazione sufficiente ed efficace (fornire aria esterna pulita, ridurre al minimo l'aria di ricircolo) in particolare negli edifici pubblici, negli ambienti di lavoro, nelle scuole, negli ospedali e nelle case di cura per anziani.

    • Predisporre dei controlli nei sistemi di ventilazione per le infezioni aerodisperse come scarichi locali, filtri dell'aria ad alta efficienza e luci ultraviolette germicide.

    • Evitare il sovraffollamento, in particolare nei mezzi di trasporto pubblico e negli edifici pubblici.

     


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