Emissioni CO2 in diminuzione? La Cina potrebbe essere il principale responsabile


    «Nel 2014, le emissioni globali di CO2 da combustibili fossili sono aumentate di appena lo 0,6%» scrive Rob Jackson, professore di scienza del sistema terrestre presso la Stanford University e autore del recente rapporto pubblicato sulla rivista Nature Climate Change. «Entro la fine del 2015 ci aspettiamo che le emissioni totali diminuiscano leggermente, nonostante la forte crescita del prodotto interno lordo a livello globale».

    Solitamente le emissioni di CO2 rallentano durante i periodi di recessione economica, questo sarebbe il primo declino durante un periodo di forte crescita economica globale, sostiene Jackson.

    Immagine - dipendenti presso il parco eolico China's Xioa Yan Kou (Credits: The Danish Wind Industry Association/Flickr)Immagine - dipendenti presso il parco eolico China's Xioa Yan Kou (Credits: The Danish Wind Industry Association/Flickr)

    «La diminuzione dell’utilizzo del carbone in Cina è stata in gran parte responsabile della dimuzione delle emissioni globali di CO2» dichiara Corinne LeQuéré, coautore del rapporto, professore presso la University of East Anglia nel Regno Unito e direttore del Tyndall Centre for Climate Change. «Dopo un decennio di crescita rapida, il tasso di emissioni della Cina ha subito un rallentamento dell’1,2% nel 2014 e dovrebbe scendere del 3,9% nel 2015».

    Nel 2014 la Cina è stata la nazione ad aver immesso la maggior parte dell’anidride carbonica in atmosfera (27% delle emissioni a livello globale), seguita da Stati Uniti d’America (15,5%), Unione Europea (9,5%) e India (7,2%).

    «La crescita ridotta delle emissioni sarà sostenibile se verranno utilizzate nuove fonti di energia e soprattutto se verrà utilizzato o meno il carbone in Cina e in altre parti del mondo», dichiara il dott. Pep Canadell, coautore dello studio e direttore esecutivo del Global Carbon Project e leader del gruppo di ricerca presso il Commonwealth Scientific and Industrial Research Organization (CSIRO), Australia.
    «Nel 2014, più della metà dei nuovi fabbisogni energetici in Cina sono stati soddisfatti utilizzando fonti combustibili non fossili, come l’energia idroelettrica, l’energia nucleare, l’energia eolica e l’energia solare».

    Questa tendenza è stata inoltre accompagnata da una bassa crescita del consumo di petrolio e da una crescita rapida delle rinnovabili, soprattutto nel 2014.

    «L’indizio più promettente nel nostro rapporto è l’accoppiamento tra una forte crescita economica di oltre il 3 per cento e le emissioni di anidride carbonica più basse», afferma Jackson membro senior dello Stanford Woods Institute for the Environment e membro senior del Precourt Institute for Energy presso la Stanford University.

    «Perfino se dovessimo raggiungere il picco delle emissioni globali entro un decennio o due, la quantità di CO2 immessa in atmosfera sarà ancora enorme per via dell’utilizzo dei combustibili fossili. Il raggiungimento della stabilizzazione del clima richiederà una riduzione delle emissioni vicina allo zero» continua il prof. Jackson.

    Il rapporto è stato pubblicato sulla rivista Nature Climate Change e sulla rivista Earth System Science Data.



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