L'amianto brucia la salute!


    Ma l'amianto non fa male solo al protagonista del film di Nanny Loy, la legge 27 marzo 1992 lo specifica bene: l'amianto fa male a tutti e detta norme relative alla cessazione dell'impiego di questo materiale filamentoso, flessibile ed incombustibile derivato da silicati naturali.

    Caratteristiche dell’amianto

    Con il termine amianto (dal greco amiantos – inattaccabile, incorruttibile) o asbesto (dal greco asbestos - che non brucia, perpetuo) si indica un minerale, anzi un gruppo di minerali a struttura microcristallina e di aspetto finemente fibroso, composti da silicato di magnesio, calcio e ferro.

    L’asbesto è presente in natura, unito ad altri minerali; viene estratto da cave e miniere per frantumazione della roccia madre, da cui si ottiene la fibra purificata. L’amianto resiste alle temperature elevate, all’azione di agenti chimici e biologici, alla trazione, all’usura.

    E’ molto elastico, facilmente filabile, fonoassorbente.
    Queste ed altre proprietà, legate ad un basso costo di produzione, hanno fatto dell’amianto un materiale estremamente versatile, da impiegare in molti settori, dalla costruzione dei mezzi di trasporto, all’edilizia, all’industria automobilistica e così via.

    Perché l’amianto è pericoloso

    Si sa per certo, però, che il comportamento aerodinamico delle fibre, condiziona la loro possibilità di raggiungere le vie respiratorie più periferiche e depositarvisi, condizionando così, la loro "respirabilità o biodisponibilità" e conseguentemente, insieme alle caratteristiche chimiche, la permanenza nel tessuto biologico "bioresistenza", rendendo difficile il tentativo di inglobamento ed eliminazione da parte dei macrofagi interstiziali.

    La pericolosità dell’amianto dipende dal grado di libertà delle fibre, ossia dalla capacità dei materiali di rilasciare fibre potenzialmente inalabili; la presenza in sé dell’amianto, infatti, non è necessariamente pericolosa, lo diventa qualora le fibre vengano sprigionate nell’aria, per effetto di qualsiasi sollecitazione (manipolazione/lavorazione, vibrazioni, correnti d’aria, infiltrazioni di umidità etc.).

    I quantitativi di materiali contenenti amianto ancora presenti sul territorio italiano si aggirano intorno ai 32 milioni di tonnellate, per un totale di 8 milioni di metri cubi.

    Un convegno per fare il punto della situazione sull’amianto

    A fornire questa drammatica stima è il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) che a 10 anni dalla legge 257/92 ha organizzato a Roma un incontro – dal 26 al 28 novembre - per fare il punto della situazione.

    "Era assolutamente necessario – spiega Anna Marabini, coordinatrice della Commissione di Studio per il coordinamento delle iniziative del CNR nel campo dell’amianto e della sua dismissione e sostituzione – analizzare quanto resta da fare in Italia a 10 anni dall’approvazione della legge 257/92, che lo ha messo al bando, perché la situazione è ancora a rischio.

    L’amianto ha infatti determinato un forte incremento delle malattie respiratorie quali asbestosi, mesotelioma pleurico e carcinoma, polmonari e bronchiali: questi ultimi, in particolare sono oltre 1500/anno e si presume aumenteranno fino a 20-30.000 nei prossimi cinque anni tra le persone precedentemente esposte nell’ambiente di lavoro o nell’ambiente di vita".

    Quando ancora non se conoscevano le conseguenze dannose, l’amianto è stato usato in maniera indiscriminata: basti pensare che entra nella composizione di oltre 3000 prodotti, alcuni di uso molto comune come tramezzi, tetti, condutture di acqua potabile, intercapedini e stucchi, mastici, sigillanti, pasticche dei freni, corde e tessuti.
    Una situazione che coinvolge tutto il territorio nazionale, con punte in Piemonte (regione che ha registrato negli anni la maggiore produzione europea di amianto) e in Val d’Aosta, così come in molti poli industriali delle grandi città e in quelli dismessi dove esistevano impianti della Società ETERNIT.

    Secondo la ricerca dell’ISS(Istituto Superiore Sanità), nel corso degli anni ’90 in tutta Europa è stato documentato un aumento significativo della mortalità per tumore della pleura in relazione soprattutto con la diffusione dell’amianto avvenuta negli anni ‘50 e ‘60.

    "Per fortuna – sottolinea la Marabini – esistono procedure di rimozione, impianti di smaltimento e processi chimico-fisici di trattamento, ma occorre un grande sforzo congiunto del sistema ricerca e delle industrie per procedere alla sperimentazione e industrializzazione di processi di inertizzazione e riciclo dei materiali contenenti amianto e alla progettazione mirata di quelli sostitutivi innocui ed economicamente commerciabili".

    Sitografia

    CNR – Consiglio Nazionale delle Ricerche www.cnr.it

    ISS – Istituto Superiore di Sanità www.iss.it



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