Radon: il killer silenzioso e invisibile


    Il monossido di carbonio è un killer invisibile molto popolare. Tuttavia c'è un altro gas poco conosciuto che uccide molto di più del monossido di carbonio, il radon. Tale gas rappresenta infatti la seconda causa di cancro al polmone dopo il fumo di tabacco in Italia. Secondo l'ISS (Istituto Superiore di Sanità) dal 5 al 20% di tutti i casi di tumore al polmone (da 1.500 a 5.500 stimati su un totale di circa 31.000 tumori polmonari per la sola Italia all’anno) sono attribuibili all’esposizione al radon.

    Immagine - Simbolo del radon. Credits: Science Activism/flickr, CC BY-SA

    Il radon è un gas radioattivo, inodore, incolore naturalmente presente in Italia e in molti altri Paesi del mondo. Il radon si trova nell’aria che respiriamo e proviene dal decadimento dell’uranio presente nelle rocce, nel suolo e nei materiali da costruzione.

    Il servizio sanitario pubblico degli Stati Uniti durante gli anni ‘50 e ‘60 ha effettuato degli studi epidemiologici sulla salute dei minatori e ha stabilito un collegamento tra le elevate concentrazioni di radon e l'incidenza del cancro del polmone.

    Non appena il radon viene rilasciato dal suolo si dissolve rapidamente nell'atmosfera in concentrazioni relativamente innocue. Invece all’interno di spazi angusti e non ventilati degli edifici, negli scantinati e all’interno delle miniere i livelli di concentrazione del radon possono diventare pericolosamente alti.

     

     

    I figli del Radon

    A seguito di ulteriori ricerche effettuate alla fine degli anni ‘80 dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la comunità scientifica ha riconosciuto che il radon è cancerogeno. Ulteriori studi epidemiologici effettuati sulla popolazione residente nelle abitazioni esposta al radon ha mostrato che le concentrazioni del gas possono raggiungere un livello sufficientemente elevato da presentare un rischio molto alto di cancro del polmone.

    Nonostante l’emanazione di numerose direttive a livello internazionale la popolazione in Italia non è ancora tutelata dal punto di vista normativo. In altri Paesi europei la legge fissa o raccomanda determinati livelli di concentrazione del radon che non devono essere superati oppure le azioni di bonifica da effettuare se si superano tali livelli sia negli ambienti di lavoro sia nelle abitazioni.

    Il radon da solo non può causare danni ai tessuti. Sono invece i prodotti di decadimento del radon, a diventare pericolosi. Il radon può essere inalato ed espirato senza ottenere gravi effetti dannosi. Ma i prodotti di decadimento detti anche isotopi, includono il Radon - 222 (derivato dall'uranio - 238) e il Radon - 220 (anche conosciuto come Thoron e derivato dal torio - 232), e i “figli” come il Polonio 218, Polonio 214 e Polonio 210.

    Questi isotopi hanno emivite che vanno dal mezzo secondo ai 138 giorni. L’effetto cancerogeno all’interno del tessuto polmonare è dovuto al decadimento degli isotopi. Gli isotopi del radon decadendo emettono particelle alfa e si trasformano in elementi “figli.

    I "figli" del radon una volta giunti a livello polmonare si fissano ai tessuti e continuano ad emettere particelle alfa, in grado di danneggiare le cellule dell’apparato polmonare in modo irreversibile. La maggior parte dei danni al dna viene solitamente riparata dai meccanismi di riparazione cellulare, tuttavia alcuni danni possono persistere e con il trascorrere del tempo trasformarsi in un tumore del polmone.

    Peggiore dell’amianto?

    Sulla base delle ricerche attuali, l’Istituto Superiore di Sanità dichiara che ogni anno muoiono 3200 persone per tumore polmonare dovuto all'esposizione ad alte concentrazioni di radon. Questo dato è considerevolmente più alto rispetto al numero di decessi dovuti al tumore del polmone come conseguenza dell'amianto (secondo l’INAIL i decessi dovuti all'amianto nel 2011 [rilevazione al 30 settembre] sono stati 692).

    I livelli di concentrazione del radon vengono misurati in Becquerel per metro cubo (Bq/m3). In Italia, il livello medio di radon è di circa 70 Bq/m3. Nel Regno Unito è stata effettuata una ricerca (2009) in cui vengono stimati 1100 decessi all’anno per tumore del polmone come diretta conseguenza dell’esposizione al radon. Il livello medio di radon è 20 Bq m-3

    Nel Regno Unito la soglia per cui è necessario un intervento di bonifica del radon è di 200 Bq m-3

    Per un livello di 20 Bq m-3 il rischio di sviluppare il tumore del polmone in un individuo non-fumatore è meno di 1 su 200, ma aumenta fino a 1 su 7 per un individuo fumatore. I livelli di concentrazione del radon all'interno degli edifici sono influenzati da una serie di fattori. La posizione degli edifici ha un impatto importante sulle concentrazioni di radon.

    Ci sono alcune zone in Italia dove i livelli di concentrazione sono molto più alti a causa della natura del substrato roccioso, ad esempio i terreni di natura vulcanica hanno una maggiore emissione di radon; ad esempio le regioni italiane con una maggiore concentrazione di radon sono la Lombardia (concentrazione media di 124 Bq/m3 con picchi fino a 400 Bq/m3, campagna misurazioni 2009-2010) e il Lazio (concentrazione media di 121 Bq/m3).

    Gli edifici che possiedono elevati livelli di ventilazione naturale o meccanica tendono ad avere proporzionalmente minori concentrazioni di radon. Purtroppo l’Italia non ha ancora recepito la direttiva europea Direttiva 2013/59/Euratom” (recepimento della direttiva entro il 06 Febbraio 2018). Essa indica (Art. 74) i livelli di riferimento, oltre i quali si suggerisce di intraprendere azioni di bonifica, per la media annua dei valori di concentrazione di attività in aria. Tale livello è di 300 Bq/m3 per tutti gli ambienti chiusi, incluse le abitazioni. Nella nuova normativa non vi è più la distinzione tra abitazioni già esistenti e di nuova costruzione.

    L’Italia non è il solo Paese a dover fronteggiare i pericoli dovuti all’esposizione del radon. In Europa la situazione ha un’estrema variabilità a seconda della nazione: in Francia, ad esempio, la concentrazione di radon nelle abitazioni è di 90 Bq/m3 mentre in Svezia è di 108 Bq/m3 e in Repubblica Ceca si arriva a una media di 140 Bq/m3.
    La situazione in nord America non è delle migliori. L’agenzia canadese per la protezione della salute riporta che a causa dell’esposizione al radon ogni anno muoiono di tumore del polmone 3.000 persone. Negli USA l’agenzia per la protezione dell'ambiente ha pubblicato i livelli di esposizione al radon sia a livello generale sia a livello di singoli Stato: ad esempio in Nord Dakota il 100% delle famiglie vive probabilmente con livelli medi di radon pari a 148 Bq/m3.

    Cambiando continente (Australia) invece si trovano dei valori molto bassi di esposizione. La Australian Radiation Protection and Nuclear Safety Agency (ARPANSA) [Agenzia australiana per la protezione da radiazioni e la sicurezza nucleare] riporta dei livelli di radon molto bassi: in tutta l’Australia si registrano livelli inferiori a 20 Bq/m3.

    La mappa mostra la media delle concentrazioni di radon negli edifici su una griglia di 10 x 10 kmImmagine - La mappa mostra la media delle concentrazioni di radon negli edifici su una griglia di 10 x 10 km. Dati aggiornati al mese di Dicembre 2011. Credits: European Environment Agency.

    Che cosa si può fare?

    In Italia esiste il Piano Nazionale Radon (PNR) per la riduzione del rischio polmonare che ha il compito di fornire informazioni sul Radon.

    Se si è preoccupati per il radon, la prima cosa da fare è scoprire se la propria casa è a rischio. Niente panico, la prima regola è misurare le emissioni di radon.

    Inoltre, non appena viene misurato il livello di emissioni del radon attraverso un apposito misuratore (chiamato dosimetro passivo) possono essere praticate diverse misure correttive come, ad esempio, varie forme di ventilazione che portano all’esterno del proprio edificio il gas.



    Attualmente il problema principale è la sottovalutazione del rischio. La conoscenza è davvero la migliore protezione.

     

    Documentazione utile:

    Il radon in Italia: guida per il cittadino - INAIL , Edizione 2014 - PDF file

    WHO, World Health Organization HANDBOOK ON INDOOR RADON - A public perspective



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