Rifiuti, Ambiente e Salute. La risposta della scienza.


    Il problema dei rifiuti, oggi alla ribalta delle cronache per il "caso Napoli", ha un respiro ben più ampio di quanto potremmo aspettarci. Lo smaltimento dei rifiuti solidi può essere fonte di rilevanti problemi ambientali e igienico sanitari, soprattutto se effettuato in modo non corretto o incontrollato. Il Professor Raffaello Cossu, docente al Dipartimento di Ingegneria idraulica, marittima, ambientale e geotecnica dell’Università di Padova, si occupa a livello nazionale e internazionale dello studio sulla gestione dei rifiuti.

    D.: Professor Cossu, la pericolosità dei rifiuti deriva soprattutto dalle loro emissioni. Quali sono esattamente e come si formano?

    Tutti i sistemi di smaltimento dei rifiuti producono emissioni inquinanti. Liquami che, penetrando nel terreno e nelle falde acquifere, agiscono da agenti inquinanti, e gas, come il metano ad esempio, che, se da una parte può essere usato, dall’altra può risultare pericoloso. Un sistema per ridurre al minimo queste emissioni è prima di tutto quello di praticare una raccolta differenziata che non sia una mera operazione demagogica, ma che consenta davvero di recuperare e riciclare materiali. I rifiuti, prima di arrivare alle discariche, devono essere precedentemente trattati, sia per recuperare l’energia che possono contenere, sia per eliminare le sostanze più pericolose, così da farli arrivare il più "scarichi" possibile di sostanze inquinanti, e recuperare tutto il materiale che può essere riciclato. Certo, allo stato attuale non è possibile eliminare del tutto le emissioni liquide e gassose delle discariche e degli altri impianti di smaltimento, ma si può con alcuni accorgimenti ridurle a valori che non creino rischi.

    D.: Parliamo di discariche, come dovrebbe essere una discarica-tipo capace di ridurre al minimo l’emissione di sostanze inquinanti e qual è la situazione in Italia?

    Quello che dobbiamo tener presente è che una discarica non è per sempre. Le discariche invecchiano, le impermeabilizzazioni si rompono e liquami e gas finiscono per riversarsi nell’ambiente. Oggi esiste, comunque, grazie anche agli studi condotti nell’Università di Padova, la possibilità di realizzare discariche-modello capaci di azzerare quasi totalmente le emissioni pericolose sul lungo periodo. Le discariche oggi attive - in Italia si stima siano circa 200 – si distinguono in "vecchie", ovvero quelle realizzate prima degli anni Ottanta, che venivano collocate in terreni argillosi e non avevano nessun tipo di barriera se non quella naturale costituita da particolari componenti del suolo, e le discariche "moderne", realizzate dagli anni Ottanta in avanti. Queste ultime hanno una vita media di trent’anni, tanto durano i materiali impermeabilizzanti. Passato questo tempo rilasciano il carico inquinante, nel frattempo rimasto intatto all’interno, quasi "mummificato", nell’ambiente circostante. Paradossalmente, si può dire che le vecchie discariche fossero più "sostenibili" rispetto alle nuove, in quanto dopo 20 o 30 anni il loro carico inquinante si è praticamente esaurito. Alle conoscenze attuali una discarica per essere "sostenibile" dovrebbe avere insieme le caratteristiche delle vecchie e delle nuove, ovvero favorire l’ingresso di ossigeno così da accelerare il processo di degradazione, e usare una copertura non sigillante che lasci entrare l’acqua e così dilavi via i liquami.

    D.: Professor Cossu, quali sono i reali rischi per la salute?

    Personalmente sostengo che l’inquinamento non nasce dalla presenza di una determinata sostanza, quanto piuttosto dalla sua presenza nel posto sbagliato, nella quantità sbagliata e nel momento sbagliato. Questo premesso, è chiaro che alcuni composti hanno caratteristiche di tossicità che, se inalati o ingeriti, possono creare dei problemi sia agli esseri umani che alla fauna. Le discariche per i rifiuti urbani presentano di norma una bassa ecotossicità. Lo stesso non si può dire però per le discariche dei rifiuti industriali, che possono presentare livelli di tossicità decisamente maggiori. Alta tossicità possono presentare anche gli effluenti gassosi degli impianti di trattamento termico a causa delle sostanze che contengono il cloro.

    D.: Una comunicazione poco chiara e spesso poco scientifica porta a misinterpretazioni e alla creazione di un’opinione pubblica distorta, generata anche da conflitti decisionali dettati da logiche di interesse. Come fare un po’ di chiarezza?

    Nessuno vuole la discarica dietro casa sua, questo è chiaro. E, soprattutto, nessuno vuole i rifiuti degli altri. Un po’ quello che sta succedendo ora in Campania. La popolazione soffre sostanzialmente di una mancanza di fiducia verso chi deteniene il potere decisionale e della sindrome: "Not in my backyard" ossia "non nel terreno di casa mia". Dall’altro lato, le amministrazioni e gli organi decisionali, hanno anche loro le proprie "patologie", da quella che dice "Not in my office time" (Non finché ci sono io ad avere responsabilità), a quella denominata BANANA, che sta ad indicare di non costruire assolutamente nulla in nessun posto e vicino a qualcuno ("Building absolutely nothing anywhere near anybody"). A livello nazionale abbiamo costituito il Tavolo di Roma, un gruppo di riflessione sulla tematica della gestione sostenibile dei rifiuti solidi e delle risorse. Sostenibile tecnicamente, ambientalmente, socialmente ed economicamente. Il Tavolo è composto da docenti universitari, giuristi, rappresentanti dei movimenti ambientalisti, giornalisti, economisti, politici e medici. Questo panorama sembra la fotografia desolante di una immobilità che non giova a nessuno. Nell’incontro internazionale che ho organizzato all’Università di Padova il 4 e 5 giugno 2008 affronteremo anche questo importante aspetto legato al problema rifiuti.



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