Vulcano sottomarino Marsili, considerazioni sul rischio in Calabria


    Un collasso laterale sul fianco del vulcano sottomarino Marsili, un potente tsunami, devastazione sulle coste del Sud Italia: l’unica cosa che non è certa in questi eventi appena descritti è il tempo, il momento in cui avverrà tutto questo. Teoricamente, ciò potrebbe accadere in questo mese, in questa settimana, ma anche tra qualche minuto. La costa tirrenica calabrese potrebbe essere, potenzialmente, l’area più a rischio poichè, al contrario di buona parte della Sicilia, l’onda di tsunami non risulterebbe “smorzata” dall’azione involontaria delle Isole Eolie.

    L’arcipelago eoliano non esiste solo sopra il livello del mare (ovvero quello che vediamo normalmente, le isole) ma, seppur poco conosciute, comprende altre isole sommerse, una di queste è il vulcano sottomarino Marsili, la più grande struttura vulcanica sommersa in Europa.

    Solo recentemente, attraverso studi di geochimica isotopica condotti dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e il CNR, su una colonna stratigrafica prelevata sul fondale nel settore centrale del vulcano, è stato possibile evidenziare come siano avvenute due eruzioni esplosive in tempi storici.

    Figura 1 – Quadro geologico del bacino del vulcano Marsili. La linea con la punta triangolare rappresenta la subduzione della placca africana sotto la placca europea, le isole Eolie sono il corrispondente arco vulcanico. Credits: INGV / CNR.Figura 1 – Quadro geologico del bacino del vulcano Marsili. La linea con la punta triangolare rappresenta la subduzione della placca africana sotto la placca europea, le isole Eolie sono il corrispondente arco vulcanico. Credits: INGV / CNR.

    Da analisi del carbonio-14 (14C) è stato possibile determinare l’età precisa delle due eruzioni: la più recente si colloca sui 3.000 anni fa, mentre la più antica delle due è stata datata a 5.000 anni fa. Usando questi dati è possibile calcolare il tempo di ritorno di una nuova potenziale eruzione del vulcano: da 5.000 a 3.000 anni passano 2.000 anni. Questi dati sono sconcertanti, poichè potrebbero significare che qualora il tempo di ritorno di un’eruzione del Marsili fosse davvero uguale a 2.000 anni (ovvero un’eruzione in ogni intervallo temporale pari a questo numero) saremmo già fuori tempo massimo, ciò renderebbe il rischio di una nuova eruzione incredibilmente alto e sensibilmente imminente. Questi dati uniti alla presenza di attività vulcanica secondaria (idrotermale) collocano il Marsili nella lista dei vulcani attivi italiani.

     

     

     

    I rischi maggiori non sono legati all'eruzione

    Il principale rischio derivante dal Marsili non è però l’eruzione in se, ma il potente tsunami che ne conseguirebbe, il che potrebbe avvenire anche senza una vera e propria eruzione. Il vulcano presenta, infatti, dei fianchi resi molto deboli a causa della grande attività idrotermale, che potrebbero collassare nell’immediato. Anche un terremoto di livello medio-alto è in grado di attivare questo fenomeno, tra l’altro l’area in questione è sismicamente molto attiva, caratterizzata da sismi molto forti e profondissimi legati alla subduzione tra la placca Africana e la placca Euroasiatica. Un collasso laterale sarebbe quindi dietro l’angolo, anche senza che il vulcano erutti. Il fatto che il collasso di un fianco (circa 20 chilometri cubi) avverrà in profondità sotto il livello del mare indurrà alla formazione di uno tsunami, a causa dell’enorme massa d’acqua che verrà a spostarsi tutta in un singolo istante. Alcuni ricercatori hanno descritto in un articolo la possibilità di crolli dei vulcani sottomarini (tra cui il Marsili) nel Mar Tirreno. L'articolo è stato pubblicato nel 2010 sulla rivista Geophysical Research Letters.

    Figura 2 – Evidenze di crolli avvenuti nel passato. Credits: INGV / CNR.Figura 2 – Evidenze di crolli avvenuti nel passato. Credits: INGV / CNR.

    La costa tirrenica della Calabria potrebbe essere l’area a più elevato rischio tsunami poichè l’azione dell’onda non sarebbe adeguatamente schermata dalle Isole Eolie, come ad esempio potrebbe facilmente avvenire sulle coste tirreniche della Sicilia. Uno “scudo” costituito da isole è infatti un aiuto per lo smorzamento dell’altezza d’onda di un potenziale tsunami, dissipando parte dell’energia distruttiva che si infrangerebbe sulle coste. La Calabria non risulta essere protetta da isole, ad eccezione della sola isola di Stromboli, quando lo tsunami arriverà. Nonostante, quindi, il tempo di arrivo dell’onda di tsunami risulti essere minore sulle coste siciliane (10-15 minuti) piuttosto che su quelle calabresi (20-25 minuti), il rischio sembrerebbe essere più alto in queste ultime.

    Il Marsili è quindi il più grande vulcano sottomarino attivo d’Europa, in grado di scatenare un potente tsunami sulle coste tirreniche al sud Italia, in particolare l’azione risulterebbe enfatizzata sulla coste della Calabria. Un buon sistema di allerta dovrebbe quindi essere d’obbligo e sempre attivo, unito ad una maggiore precauzione e percezione del rischio tsunami, anche attraverso l’utilizzo di questionari volti ad accertare lo stato di percezione della popolazione rispetto a questo tipo di eventi e una migliore e attenta divulgazione del rischio.

     

     

     

    Bibliografia:

    Iezzi, G., Caso, Ventura G., Vallefuoco M.,Cavallo A., BehrensH., Mollo S., Paltrinieri D., Signanini P., Vetere F. (2014). First documented deep submarine explosive eruptions at the Marsili Seamount (Tyrrhenian Sea,Italy): A case of historical volcanism in theMediterranean Sea. Gondwana Research 25 (2014) 764–774.

     



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