Decommissioning degli impianti nucleari: una nuova frontiera


    Come molti sanno, in seguito all’esito del Referendum del 1987, in Italia non è più possibile costruire impianti nucleari.

    Il giorno dopo il risultato del voto popolare, c’è stata un’azione speculatrice nei confronti dell’industria nucleare Italia che ha portato all’ingiusta chiusura degli impianti allora esistenti.

    Questo gesto ha, di fatto, troncato la crescita e lo sviluppo dell’industria e della tecnologia nucleare che vedevano il nostro Paese in posizioni di rilievo a livello internazionale.

    Il blocco di queste attività, ha avuto com’esito l’accumulo di materiale (rifiuti e scorie nucleari, strumentazioni ed apparecchiature d’impianto) da smaltire e/o riprocessare per non dover lasciare il tutto in mano all’opera erosiva degli agenti atmosferici e del tempo.

    Paradossalmente, la scomparsa dell’industria nucleare ha permesso la creazione di una nuova disciplina che vede impiegati, fisici, chimici, ingegneri e radioprotezionisti in generale, nell’opera di decommissioning (o smantellamento) degli impianti nucleari.

    Cosa è il decommissioning

    Il decommissioning è un’attività multidisciplinare e non si applica solo agli impianti come quelli italiani, in fase di demolizione, ma anche a quei siti, europei e non, in fase di rinnovamento e costruzione.

    In Italia resta l’eredità di quattro centrali: Latina (in servizio dal 1963 al 1986), Garigliano (1964–1978), Trino Vercellese (1965–1987) e Caorso (1978–1986).

    Principalmente, l’obiettivo è di bonificare la zona su cui è edificata la centrale, attraverso lo smaltimento del combustibile irraggiato e delle scorie di lavorazione (operazione che copre circa il 50% del budget totale) e successivo stoccaggio sicuro.

    Il problema del deposito delle scorie è gravoso, perché è necessario creare un centro di raccolta e/o deposito sicuro ed in accordo con i criteri d’impatto ambientale.

    Il Deposito Nazionale è un progetto in fase di studio.
    È previsto per il 2008 l’inizio della sua attività.

    Tuttavia ancora non si è trovato un luogo adatto per la sua costruzione perché bisogna garantire attraverso rilevazioni geologiche ed orografiche, che il luogo sia sicuro da terremoti o alte calamità naturali.

    La scelta dell’ubicazione del deposito non è facile, anche a causa di una cattiva informazione e conoscenza della tematica.
    Le Amministrazioni locali e l’opinione pubblica temono per la salute dei cittadini e della tutela dell’ambiente.

    Questo comporta dei ritardi che vanno ad incrementare i costi di una gestione.

    È logico, per la tutela dei cittadini e degli stessi responsabili del sito, che il Deposito Nazionale deve essere un luogo sicuro e sotto stretto controllo radiologico, chimico, fisico e biologico.

    A livello internazionale, in Paesi con una lunga tradizione ed esperienza industriale nucleare, sono state trovate varie soluzioni per la creazione dei propri depositi, riuscendo ad appianare le controversie e trovare un accordo soddisfacente.

    Tutti questi esempi vedono ulteriormente verificata la conformità di tali siti nella difesa della salute e dell’impatto ambientale.

    Le operazioni che, in generale, sono effettuate per il decommissioning di una centrale (che può durare alcuni anni), prevedono:

      1. rimozione del combustibile spento e trattamento dei rifiuti operazionali; 2. decontaminazione; 3. smantellamento “fisico�? delle strutture; 4. rilascio del sito che è definito “a prato verde�?.

    Se i limiti di contaminazione sono superiori a quelli consentiti si susseguono alcune operazioni di controllo protratto nel tempo del rilascio del sito e/o riciclo degli inquinanti in modo sicuro e protetto.

    Nel coordinamento di quest’attività, c’è lo sviluppo di nuovi container e contenitori per il trasporto, trattamento e stoccaggio delle scorie.

    Conclusioni

    L’attività di decommissioning è ampiamente trattata a livello legislativo attraverso codici e norme nazionali ed europee, a vari livelli, che assicurano la conformità delle operazioni che devono essere svolte.

    È difficile sintetizzare un argomento esteso ed innovativo come questo, perciò nei prossimi interventi saranno presentati approfondimenti a riguardo.

    Per venire a conoscenza dei termini e delle nozioni basilari di radioprotezione e delle scienze nucleari in generali, si rimanda ai lavori presenti in questa rubrica.

    Di seguito sono riportati alcuni riferimenti (Bibliografia) per approfondire e conoscere gli aspetti tecnico-legislativi aggiornati per il decommissioning.

    Sitografia

    IAEA - International Atomic Energy Agency www.iaea.org

    ENEA - Ente Nazionale Energia Ambiente www.enea.it

    U.S. Department of Energy, Office of Environment Management
    www.em.doe.gov

    Radwaste.org - Decommissioning issues www.radwaste.org/decom.htm

    SOGIN - Società Gestione Impianti elettroNucleari www.sogin.it

    Bibliografia

    “Decommissioning: un’opportunità da non perdere per il sistema industriale italiano�?, La Chimica e l’Industria, Aprile 2002;

    DLgs 241/00 e s.m.i.;

    Guida Tecnica n. 26, ENEA-DISP, 1987;

    “Decommissioning degli Impianti Nucleari–Situazione in Europa e normativa italiana�?, Aprile 1999, Commissione Europea–Centro Comune di Ricerca, Ispra (VA).



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