Fluoruro, amico o nemico?


    Leggendo una rivista di chimica, ho trovato particolarmente interessante un articolo che non riguardava particolari innovazioni scientifiche o nuovi traguardi tecnologici, ma un tema d’interesse chimico, molto vicino a noi ed alla vita di tutti i giorni: il fluoruro ed il suo consumo nella dieta.

    Da decenni siamo continuamente informati ed aggiornati sui vari apporti di sali minerali, grassi, proteine ecc., necessari per la nostra dieta.

    Queste indicazioni sono presentate per comunicarci in quale misura un elemento nutritivo deve essere assunto dal nostro organismo, come alimento o altro, per migliorare la propria salute.

    Trai i tanti componenti alimentari interessati, c’è il fluoruro, F-, lo ione presente in numerosi minerali e rocce come sale, utilizzato per confezionare dentifrici, trattare acqua e chewing gum, ecc..

    Tutto nasce nel luglio di quest’anno, quando il Ministro per la Salute belga, Magda Aelvoet, annunciò un programma per il bando di prodotti e alimenti contenenti fluoruro a causa del possibile danneggiamento del sistema nervoso e patologie dentarie dovute ad un’eccessiva assunzione di fluoro nella dieta.

    Questo sospetto è noto già da tempo.

    Ma non è un fatto straordinario, poiché qualsiasi sostanza, anche portatrice d’effetti benefici, assunta in dosi massicce, è causa di danni.

    Ma questo consumo variegato e continuato di fluoruro, non permette di determinarne una dose giornaliera sicura.

    Già dagli anni ’40, fluoruro è aggiunto all’acqua delle reti municipali nell’ordine di 0.7–1.2 ppm (tuttavia, questo tipo di attività è in declino tranne che in USA, Regno Unito ed Irlanda), per promuovere la salute orale, attraverso l’inibizione di un enzima che favorisce i batteri che causano le carie, ed anche attraverso l’azione combinata del calcio nel consolidare e rimineralizzare lo smalto dei denti mediante la formazione di fluoroapatite, un minerale più resistente dell’idrossiapatite che è naturalmente contenuta nello smalto.

    Un esempio del "pericolo" di un’eccessiva concentrazione di fluoruro nell’acqua, è dato dal rapporto dell’UNICEF (Water Environment and Sanitation) di studi sulla popolazione indiana che utilizza una riserva d’acqua particolarmente concentrata in fluoruro.

    Ma è importante, tuttavia, prendere in considerazione anche le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità pubblicate nel 1984 che espone gli effetti positivi sulla prevenzione dell’igiene orale derivante dall’uso del fluoruro.

    Conclusioni

    Il nocciolo della questione che ha portato il Ministro belga a questa drastica iniziativa, risiede nel fatto che oramai si abusa di questo sale in pressoché tutti gli alimenti.
    Questa richiesta d’intervento del capo del dicastero della Salute, ha portato, naturalmente, contrastanti reazioni nel mondo scientifico.

    Bibliografia

    Chemistry & Industry, 16 September 2002;

    Sitografia

    WHO - World Health Organization www.who.int

    Fluoridehist - WHO - World Health Organization www.who.int/water_sanitation_health/GDWQ/Chemicals/fluoridehist.htm

    Fluoridefull - WHO - World Health Organization www.who.int/water_sanitation_health/GDWQ/Chemicals/fluoridefull.htm

    Globalreferences - WHO - World Health Organization www.who.int/water_sanitation_health/Globassessment/Globalreferences.htm



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