Prove definitive della presenza di acqua su Marte


    La prova che Opportunity si trova in un luogo che costituiva le rive di un mare salato è duplice.

    Con gli spettrometri è stata scoperta nelle rocce una notevole abbondanza di bromo, un'altra prova a sostegno della tesi dell'acqua è quella che i geologi chiamano crossbed: se abbiamo una massa d'acqua - oppure d'aria - ed è statica, formerà  degli strati decisamente orizzontali, piatti.

    E quando si trovano degli strati così regolari e paralleli, è molto difficile dire che tipo di fluido li ha prodotti. Acqua o aria? Non si può sapere.

    Ma se il fluido è in movimento, allora gli strati possono avere diversi gradi di inclinazione, un crossbed, appunto.

    Sono caratteristiche distintive che vengono preservate all'interno delle rocce.

    Il punto è che se il fluido si muove il crossbed dipende dal tipo di fluido: quello che si forma nell'acqua è diverso da quello che si forma nell'aria.

    Sfruttando la flessibilità  del rover, usando la fotocamera microscopica attaccata al braccio robotico sono state scattate una serie di immagini.

    Ciascuna inquadrava una superficie pari a quella di un francobollo 152 immagini che ricomponevano un grande mosaico.

    E' uno splendido esempio non solo di come è stato costruito il rover, ma anche del lavoro degli ingegneri del JPL, che sono riusciti a trovare il modo di muovere il braccio robotico con estrema accuratezza e scattare tutte quelle minuscole immagini.

    Perchè è così importante quello che è stato scoperto?

    Per due ragioni: una è che dimostra ancora di più che c'erano le condizioni per ospitare una qualche forma di vita microscopica; la seconda è data dalla sua capacità  potenziale di preservare le prove.

    Se abbiamo infatti acqua allo stato liquido e vi precipitiamo minerali, quel processo intrappolerà  nei cristalli tutto quello che si trovava nell'acqua:

    chimico, biochimico, biologico tutto intrappolato in quei granelli di minerali.

    L'acqua c'era davvero.

    [inline: 1=Immagine - 1 - El Capitan Rock] Immagine - 1 - El Capitan Rock©nasa.gov

    La conclusione fu che quelle rocce furono sommerse da acqua allo stato liquido.

    Innanzitutto, le piccole sfere come mirtilli sono incastonate nella roccia e ne sgusciano fuori con l'azione degli agenti atmosferici.

    Sono state ipotizzate tre possibilità: lapilli(origine vulcanica), gocce di lava (origine vulcanica o da impatto), o che le sferule fossero concrezioni se così fosse si sarebbe puntato sull'acqua.

    Un secondo indizio è che quando è stato analizzato l'affioramento roccioso da vicino, ci ha mostrato buchi tabulari, cioè piatti.

    Quando i cristalli crescono all'interno delle rocce si presentano come minerali precipitati dall'acqua.

    Se sono tabulari, man mano che accrescono spingono la roccia lateralmente, o si sostituiscono semplicemente ad essa, e successivamente si dissolvono lasciando quei buchi, o perchè la chimica dell'acqua è cambiata o perchè è subentrata l'erosione del weathering.

    Un ulteriore indizio arriva dallo spettrometro APXS, che misura le quantità  dei diversi elementi.

    Avevamo scoperto che c'è parecchio zolfo sull'esterno della roccia bisognava scoprire cosa c'era nel suo interno, con il RAT sono state asportate 3-4 mm di roccia ed è stato trovato ancora più zolfo, un'enorme quantità  di zolfo.

    Troppo per poter essere spiegato escludendo che la roccia sia piena di sali, di solfati.

    Questo è un preciso segnale di acqua allo stato liquido.

    Il miniTes, lo spettrometro nell'infrarosso, ha confermato la presenza di solfati oltre alla presenza di jarosite, che è un idrato di solfato di ferro un minerale che necessita di acqua per formarsi.

    Sitografia

    NASA-JPL - Jet Propulsion Laboratory www.jpl.nasa.gov



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