Scoperto nuovo processo vulcanico lunare


    L’attività vulcanica lunare (ormai estinta da milioni di anni) è abbastanza diversa da quella terrestre, sia per i processi sia per le forme generanti, ma da ultime ricerche planetarie emerge un processo vulcanico riconosciuto come unico e mai osservato prima d’ora riguardo la formazione di un ammasso roccioso al centro di un enorme cratere.

    Conosciuto come “Ammasso Mafico” (le rocce mafiche sono caratterizzate da basso contenuto in silice, ricche in minerali di pirosseno ed olivina) e alto 800 metri circa, la struttura oggetto di questo studio, già stata scoperta nel 1990 dal geologo planetario Carl Pieters, si trova al centro del cratere di impatto denominato “South Pole-Aitken Basin” (Fig. 1). L’ambiguità di questa struttura è dovuta al fatto che la geochimica cambia nelle zone circostanti: l’ammasso è ricco in pirosseni ad alto contenuto in Ca mentre la zona circostante è caratterizzata da basso contenuto in Ca.

    Fig. 1 A - In alto, immagine del South Pole-Aitken Basin della Luna, ottenuta dal Lunar Reconnisant Orbiter (Credits: NASA/Goddard/Arizona State University);Fig. 1 A - In alto, immagine del South Pole-Aitken Basin della Luna, ottenuta dal Lunar Reconnisant Orbiter (Credits: NASA/Goddard/Arizona State University); 


    Attraverso una combinazione di dati chimico-fisici ottenuti dal Moon Mineralogy Mapper, il Lunar Reconnisant Orbiter e il Lunar Orbiter Laser Altimeter si è arrivati al punto in cui si sarebbe verificato l’impatto di dimensioni colossali (che ha generato l’enorme cratere) ad aver attivato questo nuovo processo vulcanico.

    La pressione dovuta all’impatto, penetrando a circa 50 km di profondità nel mantello lunare, avrebbe generato un mare di magma che sarebbe entrato immediatamente in fase di cristallizazione (tralasciando però la parte centrale ancora calda di composizione mafica); non appena terminata la solidificazione (cristallizzazione) del contorno la parte centrale ancora fusa (liquida) potrebbe essere stata “spruzzata” verso l’alto come un dentifricio che fuoriesce dal tubo, costretto dalla pressione di tutta la parte solida al contorno.

    Questo materiale eruttato potrebbe aver formato l’”Ammasso Mafico”.

    Fig. 1 B - Immagine del South Pole-Aitken Basin della Luna ottenuta con il Lunar Orbiter Laser Altimeter, l’ “Ammasso Mafico” è situato al centro (colorato in rosso). Credits: NASA/Goddard/ASU/MIT/Brown UniversityFig. 1 B - Immagine del South Pole-Aitken Basin della Luna ottenuta con il Lunar Orbiter Laser Altimeter, l’ “Ammasso Mafico” è situato al centro (colorato in rosso). Credits: NASA/Goddard/ASU/MIT/Brown University

    Le modellizzazioni geochimiche riguardo la cristallizzazione del South Pole-Aitken Basin confermano che il materiale eruttato doveva essere ricco in pirosseni ad alto contenuto in Ca, consistente con la mineralogia osservata tramite osservazioni in remote sensing.

    Un’altra teoria spiega che l’ammasso si potrebbe essere creato dalle anomalie gravitazionali: visto che, subito dopo l’evento di impatto, la parte centrale era a bassa gravità (per tutto il materiale espulso all’istante) questo avrebbe forzato il materiale fuso al centro a risalire verso l’alto, possibilmente formando l’”Ammasso Mafico”.

    Entrambi i processi rappresentano comunque un processo vulcanico scoperto per la prima volta. Gli autori dello studio suggeriscono che una missione lunare per prelevare campioni nella zona del South pole-Aitken Basin servirebbe a verificare i risultati di questo studio.

    BIBLIOGRAFIA:

    Moriarty III, D. P., and C. M. Pieters (2015), The nature and origin of mafic mound in the South Pole-Aitken Basin, Geophys. Res. Lett., in press. Doi: 10.1002/2015GL065718. SSERVI-2015-200.



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