Supernove hanno inondato la Terra con una pioggia radioattiva


Un team internazionale di ricercatori ha scoperto detriti radioattivi sul fondo degli oceani del pianeta Terra provenienti da una serie di esplosioni massive di supernove. Gli scienziati hanno trovato l’isotopo radioattivo del ferro 60Fe in campioni di sedimenti e della crosta terrestre prelevati dagli oceani Pacifico, Atlantico e indiano.

Rappresentazione artistica di una supernova. Credits: Greg Stewart, SLAC National Accelerator LabImmagine - Rappresentazione artistica di una supernova. Credits: Greg Stewart, SLAC National Accelerator Lab

 

Le esplosioni sono datate tra i 3,2 e 1,7 milioni di anni fa, un periodo relativamente recente parlando in termini astronomici.

 

Le supernove sono enormi esplosioni che si verificano quando le stelle esauriscono il carburante e collassano su se stesse, diffondendo nello spazio elementi pesanti e isotopi radioattivi. La recente scoperta dei detriti radioattivi lasciati sulla Terra suggerisce che circa 3 milioni anni fa si sia verificata una rapida serie di esplosioni, illuminando il cielo e bombardando il nostro pianeta con detriti che potrebbero aver cambiato il clima.


«Siamo rimasti molto sorpresi nell’aver scoperto detriti chiaramente distribuiti su un periodo di tempo di 1,5 milioni di anni» scrive Anton Wallner ricercatore dell'Australian National University. «La scoperta dei detriti suggerisce che si sono verificate una serie di supernove, una dopo l'altra».

«Si tratta di una coincidenza interessante il fatto che tali supernove corrispondano al momento in cui la Terra si è raffreddata ed è passata dal Pliocene al periodo del Pleistocene» aggiunge il il dott. Wallner.

Indizi riguardanti questa serie di esplosioni erano stati trovati circa un decennio fa, quando il dott. Wallner ha scoperto tracce dell’isotopo ferro-60 nei campioni prelevati dal fondo dell'oceano Pacifico.

Il Ferro-60 viene prodotto soltanto durante gigantesche esplosioni spaziali e ha un'emivita molto più breve rispetto all'isotopo 56Fe che si trova sulla Terra. Incuriosito su come gli isotopi di ferro-60 fossero finiti sul fondo degli oceani, Wallner ha iniziato la ricerca di tracce di polvere interstellare simile nei campioni prelevati sul fondo degli oceani di tutto il mondo.
 

Immagine 2 - Immagine in falsi colori di Cassiopeia A realizzata attraverso i telescopi Hubble e Spitzer e l’osservatorio a raggi X Chandra. Credit: NASA/JPL-CaltechImmagine 2 - Immagine in falsi colori di Cassiopeia A realizzata attraverso i telescopi Hubble e Spitzer e l’osservatorio a raggi X Chandra. Credit: NASA/JPL-Caltech

Il suo team ha scoperto che l’isotopo ferro-60 è stato effettivamente diffuso sulla Terra in due distinti periodi: tra 6,5 e 8,7 milioni di anni fa e tra 3,2 e 1,7 milioni di anni fa. Ciò suggerisce che durante questi periodi di tempo, una supernova vicina (o supernove) hanno inondato la Terra con una pioggia di detriti radioattivi.

 

Sempre parlando di coincidenze, le antiche esplosioni che si sono verificate circa 8 milioni di anni fa coincidono inoltre con un periodo di cambiamento globale nella fauna nel tardo Miocene (periodo compreso tra l'Oligocene e il Pliocene) avvalorando ulteriormente l’idea che le supernove possono aver avuto un impatto sulle condizioni della Terra. I ricercatori non sono certi di come la vicinanza di supernove potrebbe aver cambiato il clima del pianeta o aver influenzano la vita, la radiazione emessa potrebbe essere stata troppo debole per causare qualsiasi danno biologico diretto o estinzioni di massa.

Ma gli scienziati hanno ipotizzato per decenni che le supernove potrebbero influenzare il nostro pianeta, una delle idee principali è che i raggi cosmici emessi dalle esplosioni potrebbe aver avuto un impatto sul clima facendo aumentare la copertura nuvolosa della Terra o essere in grado di bruciarne lo strato di ozono; questo potrebbe spiegare alcuni dei cambiamenti avvenuti durante lo stesso periodo di tempo.

«Non abbiamo alcuna prova concreta che questi eventi siano legati ad una supernova, tuttavia sembra esistere più di una probabilità» scrive Adrian Mellott astronomo dell'Università del Kansas, che non ha preso parte allo studio.

Mentre dovranno essere compiuti ulteriori studi per capire il potenziale collegamento tra gli eventi, ciò che è ancora più interessante è rappresentato dal fatto che secondo i calcoli effettuati dagli scienziati la serie più recente di supernove si sarebbe verificata in un ammasso di stelle lontano circa 326 anni luce.

Ciò significa che le esplosioni sarebbero state piccole ma brillanti come la Luna, quindi se fossimo stati presenti avremmo avuto la possibilità di veder brillare il cielo, come di fatto è accaduto. Questo è sufficientemente incredibile da immaginare.

Lo studio è stata pubblicato sulla rivista Nature.



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