Condividere pensieri a distanza tra più persone?


    Un team di neuroscienziati americani è riuscito a connettere con successo i cervelli di 3 persone rendendo possibile la condivisione dei pensieri. I ricercatori ritengono che tale esperimento, se sviluppato, potrà connettere in futuro intere reti di persone.
     

    Come funziona il nuovo sistema per connettere diversi cervelli tra loro?

    Il sistema funziona attraverso una combinazione di elettroencefalogrammi (EEG, per la registrazione degli impulsi elettrici che indicano l'attività cerebrale) e la stimolazione magnetica transcranica (TMS, il tessuto cerebrale e i neuroni vengono stimolati attraverso l’utilizzo di campi magnetici).

    Il nuovo sistema denominato BrainNet potrebbe essere utilizzato per connettere diversi cervelli tra loro perfino attraverso l’uso del web.
    Ma a parte dare l’avvio ad uno strano nuovo metodo di comunicazione BrainNet potrebbe insegnarci molto sulle funzioni del cervello umano ad un livello più profondo.
     

    Rappresentazione artistica di un cervello umano - Credits: (raspirator/iStock)Immagine - Rappresentazione artistica di un cervello umano - Credits: (raspirator/iStock)

     

    «Vi presentiamo BrainNet, per quanto ne sappiamo si tratta della prima interfaccia non invasiva per connettere direttamente i cervelli di più persone per la risoluzione dei problemi in maniera collaborativa» scrivono i ricercatori.

    «L'interfaccia consente a tre soggetti umani di collaborare e risolvere un compito attraverso la comunicazione diretta cervello-cervello» proseguono i ricercatori.

    In cosa consiste l'esperimento predisposto dai neuroscienziati?

    Durante l'esperimento predisposto dai ricercatori 2 “trasmettitori” sono stati connessi a degli elettrodi EEG e hanno giocato ad un gioco tipo Tetris (in estrema sintesi: lo scopo del gioco è far incastrare dei blocchi in caduta libera ruotandoli nella posizione migliore per ogni singolo incastro in modo da formare una riga orizzontale senza interruzioni), i giocatori dovevano decidere se ogni blocco doveva essere ruotato oppure no.

    Per fare ciò i due partecipanti “trasmettitori” dovevano fissare uno dei due led lampeggianti presenti su entrambi i lati dello schermo di fronte a loro. Un led aveva una frequenza di lampeggio pari a 15 Hz mentre l'altro aveva una frequenza di lampeggio pari a 17 Hz, tali frequenze di lampeggio hanno prodotto diversi segnali nel cervello dei partecipanti che sono stati percepiti dagli elettrodi EEG.

    Le scelte effettuate dai giocatori sono state trasmesse ad un altro partecipante detto "ricevitore" attraverso un copricapo TMS che ha generato lampi di luce fantasma nella mente di tale individuo, tale fenomeno è conosciuto come fosfene. Il ricevitore non poteva vedere l'intera area di gioco ma poteva “vedere” il blocco in caduta libera nel momento in cui un lampo di luce veniva inviato dai “trasmettitori”.

    L'esperimento ha visto partecipare cinque diversi gruppi (ogni gruppo era composto da 3 persone) e ha ottenuto un livello medio di accuratezza dell'81,25%, un valore molto positivo come primo tentativo.

    Per aggiungere un livello extra di complessità al gioco i " trasmettitori" potevano aggiungere un secondo turno di feedback che indicava se il "ricevitore" aveva compreso correttamente il segnale.

    I "ricevitori" sono stati in grado di rilevare quale “trasmettitore” fosse più affidabile basandosi unicamente sulle comunicazioni cerebrali, questa caratteristica secondo i ricercatori potrebbe rendere possibile lo sviluppo di sistemi in grado di operare in più di uno scenario del mondo reale dove l'inaffidabilità di un essere umano potrebbe essere un fattore cruciale.

    Nonostante il sistema sia in grado di trasmettere soltanto un bit (lampo) di dati alla volta il team di ricercatori dell'università di Washington e della Carnegie Mellon University ritiene che tale esperimento possa essere ulteriormente sviluppato in futuro.

    In un precedente studio lo stesso gruppo di ricercatori era già stato in grado di connettere con successo due cervelli, i partecipanti in questo caso hanno dovuto rispondere a 20 domande l'uno contro l'altro. Anche in questo esperimento è stato utilizzato il fenomeno del fosfene per trasmettere informazioni, in questo caso soltanto "Si" o "No".

    Possibili applicazioni di BrainNet

    Al momento il sistema è molto lento e non è completamente affidabile, questo lavoro dovrà essere ancora sottoposto alla fase di Peer review da parte della comunità internazionale di neuroscienziati, si tratta evidentemente solo di un assaggio ma già si intravedono modi fantasiosi di utilizzare tale sistema per condividere con altre persone i nostri pensieri: ad esempio mettere a fattor comune le risorse mentali di ogni individuo per poter affrontare problemi importanti.

    «I nostri risultati rendono possibile la realizzazione di interfacce cervello-cervello che in futuro renderanno fattibile la cooperazione degli esseri umani per la risoluzione dei problemi attraverso l'utilizzo di un "social network" di cervelli connessi tra loro» sostengono i ricercatori.

    Attualmente lo studio è disponibile sui server arXiv.



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