ELEA 9003/02: Il secondo esemplare della serie


    Progettato in tecnologia DTL (Diode-Transistor Logic), fu il primo computer commerciale totalmente a transistor del mondo, un sistema assolutamente all’avanguardia sotto tutti gli aspetti: la concezione logico-sistemistica, la tecnologia costruttiva ed il design.

    Quest’ultimo era tenuto molto in considerazione e, realizzato dall’architetto Ettore Sottsass, fu assolutamente innovativo rispetto ai calcolatori dell’epoca che erano composti da grandi ed imponenti armadi(andavano dal pavimento al soffitto).

    Nell’ELEA, invece, si avevano una serie di armadi centrali con ali incernierate apribili a 90°; i cavi elettrici di alimentazione e di collegamento tra gli armadi anziché passare sotto il pavimento(com'era consuetudine del tempo) passavano sopra la macchina all'interno di "eleganti" blindosbarre: ovvi quindi i vantaggi di installazione e manutenzione rispetto alle configurazioni di cablaggio tradizionali.

    La grande consolle chiamata “tavolo di comando” era un esempio di unione tra funzionalità ed estetica(ebbe anche il contributo del pittore Tomàs Maldonado).

    I quasi 100mq effettivi del calcolatore iniziavano dalla colonna di alimentazione. Quest'ultima doveva fornire i 20KW necessari ad alimentare le 10 tensioni di cui l’ELEA necessitava (-100, -40, -20, -12, -1, +12, +2, +5.5, +15 e +20).

    Per generarle erano necessari 6 armadi quasi interamente dedicati agli alimentatori (più di 60 in totale) nei quali era possibile vedere le uniche valvole (di potenza) presenti.

    Prima dei gruppi di alimentazione suddetti era visibile un armadio al cui interno era alloggiato il lettore di schede perforate BULL, esso conteneva un buffer di memoria da 80 caratteri (una scheda) interamente realizzato da nuclei di ferrite.

    Dopo gli alimentatori invece si incontravano i 5 armadi della Memoria Principale e della Unità Logico Aritmetica.

    La memoria principale era composta da due memorie in ferrite, pari e dispari, utilizzate sia per velocizzare le operazioni che per la natura "temporanea" del dato. Infatti la lettura da un nucleo di ferrite era "distruttiva" poichè ogni volta che si "leggeva" un dato lo si doveva obbligatoriamente riscrivere.

    Nel dettaglio la singola memoria era formata da 7 piani sovrapposti di nuclei di ferrite in cui ogni piano poteva contenere 10.000 nuclei. Considerato che 10.000 nuclei corrispondevano a 10.000 "bit" la memoria poteva contenere 70.000 “bit” necessari a rappresentare le rispettive informazioni alfanumeriche (6 bit per il dato più 1 bit di parità).

    Presente anche una memoria ausiliaria a T (l’equivalente odierno del concetto di registro) con una capacità di 200 caratteri alfanumerici indirizzabili di 5 in 8 posizioni per un totale di 40 posizioni, indicate ognuna con un simbolo alfanumerico. Un accumulatore da 100 caratteri alfanumerici inoltre realizzava la funzione di contenitore degli operandi e fornendo successivamente il risultato di un’operazione aritmetica.

    L’Unità Logico Aritmetica, con un clock di 100KHz, consentiva di effettuare circa 10.000 operazioni al secondo ed effettuava i calcoli aritmetici, i confronti, le operazioni logiche e modificava le istruzioni per mezzo delle memorie a T.

    Continuando nel nostro percorso si incontravano i 4 armadi del Governo Unità a Nastro (anch’esso con il suo buffer a nuclei magnetici) che poteva pilotare un massimo di 20 unità(nel caso del nostro odierno elaboratore ne sono presenti solo 8, ciascuna con una capacità di circa 13MBytes per un totale di 104MB n.d.r.).

    Al termine del primo “braccio” dell’ELEA si trovavano:

    1) il tele programmatore (una macchina contabile modificata per permettere la scrittura dei programmi);

    2) il fotolettore per leggere i programmi scritti e perforati dal teleprogrammatore

    3) il tavolo di comando(l’odierna consolle).

    La consolle non essendo munita di monitor era realizzata con oltre 100 componenti(tasti e lampadine) che formavano il cosiddetto “Mosaico di Sottsass”(Ettore Sottsass 1917-2007, architetto e designer italiano).

    La struttura dell’ELEA proseguiva parallelamente alla prima con il Governo di Unità e Stampa fuori linea ad alimentazione separata(3 armadi dedicati), il buffer di memoria a nuclei e una stampante a tamburo programmata mediante dei collegamenti a cavo capace di produrre quasi 600 linee al minuto.

    Chiudeva la seconda corsia il lettore di schede perforate Bull tramite il quale si inserivano i dati da elaborare nel sistema.

    Il software era considerato come un fattore al servizio dell’hardware di conseguenza la maggior parte dell'impegno dei costruttori si concentrava sulla macchina fisica.

    La macchina era tangibile, visibile a tutti, mentre il software era invisibile e per questo motivo difficile da capire e valutare.

    Anche la programmazione era in una fase artigianale, si programmava in un linguaggio macchina detto “Linguaggio Base” e non esistevano ancora rigorosi fondamenti metodologici: il software era il frutto dell’ingegno e della creatività dei singoli programmatori.

    Gli sforzi in questo campo erano limitati in tutto il mondo ed il software comportava una piccola frazione dell’investimento totale in ricerca e sviluppo nel settore dei calcolatori.

    Le macchine erano consegnate all’utente praticamente “nude”, i programmi venivano sviluppati successivamente in base alle esigenze specifiche negoziate tra cliente e fornitore(il concetto di sistema operativo non esisteva ancora).

    Tutto era fatto su misura per l’utente anche l’hardware: basti considerare il fatto che l’ELEA 9003/02 del Monte dei Paschi era privo dell’unità a virgola mobile in quanto non necessaria per le elaborazioni della banca.

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