Il telefono cellulare: genesi di uno status-symbol - 1


    17/03/2008 Telefonino: un nome che lascerebbe intendere un oggetto di piccole dimensioni in grado di mettere in comunicazione vocale due persone.

    È risaputo che al giorno d’oggi questa definizione è assolutamente limitante, se abbinata al dispositivo onnipresente nelle tasche di chiunque, in grado di riprodurre mp3, scattare fotografie ed inviarle ad un’altra persona aggiungendovi una dedica, girare brevi filmati, navigare in internet e molto altro.

    Da vezzo per miliardari a regalo ideale per il decimo compleanno di vita, ripercorriamo le tappe di una delle invenzioni di fine millennio che, fra critiche ed elogi, è arrivata ai limiti dell’indispensabile per quasi 2 miliardi di persone.

    Origine della tecnologia: la Generazione Zero (0G)

    Il primo prototipo di telefono cellulare fu creato probabilmente nel 1973 da un dipendente della Motorola, Martin Cooper, che il 3 aprile di quell’anno effettuò la prima chiamata in radiotelefonia.

    Prima Generazione (1G): il Sistema TACS

    Dieci anni dopo, la stessa Motorola mette in commercio il primo modello di telefono cellulare, in vendita all’epoca a 4000 dollari; per amministrare il traffico di telefonate vengono ideati i primi standard analogici di rete, fra cui il TACS (Total Access Communications System), che diviene il sistema d’accesso più diffuso in Europa.

    Passano gli anni, durante i quali il radiotelefono resta un bene destinato ad una ristrettissima èlite di persone abbienti sia per via dell’ingente spesa da affrontare non solo per il costo d’acquisto, ma anche per quello, ben più gravoso, delle telefonate effettuate con tale apparecchiatura, sia perché la teconologia TACS sostiene un numero limitato di chiamate contemporaneamente; non per ultimo, non è possibile effettuare telefonate fra due radiotelefoni che utilizzano due diversi standard di rete.

    Seconda Generazione (2G): il Sistema GSM.

    Si arriva al 1983, e l’avvento del GSM (Global System for Mobile Communications) rivoluziona il mercato della telefonia mobile: si tratta stavolta di uno standard di rete digitale sia in identificazione che in conversazione, il che, oltre ad una migliore gestione del traffico in entrata ed uscita, consente anche lo scambio di dati fra due utenti.

    Le potenzialità del GSM fanno sì che i gestori di telefonia mobile si affannino alla ricerca di accordi per poter effettuare la commutazione automatica fra diverse reti, rendendo così realtà l’idea del "roaming".

    Il dado è tratto, ed i gestori attendono la risposta delle masse, iniziando a pianificare strategie future.

    Nella prima metà degli anni '90, la risposta finalmente arriva: i genitori lo comprano ai figli adolescenti per sapere in qualunque momento dove siano, comprandolo a loro volta per poter risparmiare sulle telefonate; i figli lo accettano di buon grado, intuendo la nascita di un nuovo status-symbol e per poter parlare con i loro amici; professionisti perennemente in viaggio scoprono le potenzialità intrinseche dell’oggetto.

    Il "telefonino" è, a questo punto, un prodotto destinato alle masse.

    La rivoluzione economica è in atto, ed inizia la "corsa agli armamenti": la libera concorrenza fa sì che alle masse vengano forniti sempre più servizi, a prezzi sempre più ridotti, primo fra tutti l’invio degli SMS, reso possibile appunto dalla capacità di scambio dati dello standard GSM; ovunque nel mondo vengono costruite le oramai familiari "torrette", che costituiscono l’interfaccia di trasmissione del sistema.

    Il segnale viene ricevuto e smistato da questi ripetitori, che lavorano in modulazione di frequenza, così da far durare più tempo le batterie dei dispositivi portatili (che non devono quindi ricevere segnali a diverse ampiezze), e dispongono di svariati tipi di cellule, atte a fornire copertura sia nelle zone urbane (tramite antenne piccole, poste a bassa quota) sia sulle lunghe distanze (antenne di maggiori dimensioni, poste sulle cime delle torrette).

    Così acquista popolarità il telefono cellulare, il cui nome è dovuto al fatto che il dispositivo portatile cerca le cellule del ripetitore più vicino, che legge il segnale in ingresso e lo reindirizza al destinatario, il cui identificativo è compreso nelle informazioni entranti.

    I network GSM lavorano su quattro frequenze, aventi ognuna una banda di 25MHz (in Europa, le frequenze utilizzate sono sui 900 e sui 1800 MHz), divise a loro volta in 124 canali posti a distanza di 200kHz.

    Un sistema digitale di multiplexing fa sì che ogni canale possa gestire (apparentemente) in contemporanea fino a 16 conversazioni. Svariati codec audio completano il percorso, codificando in digitale il segnale.

    I dati riguardanti l’origine e la destinazione del segnale vengono forniti dall’utente: i primi tramite il Subscriber Identity Module, vale a dire dalla scheda inserita direttamente nel telefono cellulare (comunemente nota infatti come scheda SIM), i secondi tramite il numero che l’utente digita dal suo dispositivo, che corrispondono all'identificativo della scheda SIM del ricevente designato.

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