L'avventura della voce: oltre ogni distanza e confine


    La complessa invenzione del telefono vista attraverso la storia di un emigrante italiano: Antonio Meucci.

    «[…] Consiste – scriveva Meucci in un appunto del 1857 - in un diaframma vibrante e in un magnete elettrizzato da un filo a spirale che lo avvolge. Vibrando, il diaframma altera la corrente del magnete. Queste alterazioni di corrente, trasmesse da un capo all’altro del filo, imprimono analoghe vibrazioni al diaframma ricevente e riproducono la parola»

    Il telefono è composto di due parti, microfono e ricevitore, che formano, unendosi insieme, il microtelefono. Parlando al microfono le onde sonore prodotte dalla voce fanno vibrare la membrana che comprime i granuli di carbone, i quali, poiché fanno parte di un circuito elettrico, agiscono come una resistenza variabile che determina un maggiore o minore passaggio di corrente.

    Il ricevitore trasforma gli impulsi elettrici, prodotti dal microfono, in onde sonore dato che la membrana, sotto l’impulso di una elettrocalamita, vibra e riproduce la voce di chi parla.

    In Italia il telefono arrivò nel 1877: la prima telefonata mai fatta fu registrata a Milano a Palazzo Marino.

    Nel 1915 avviene la prima conversazione telefonica transcontinentale da New York a San Francisco: due persone comunicano fra loro alla distanza di 3500 miglia! Importante per lo sviluppo del telefono fu il progetto di Thomas Alva Edison, inventore e industriale statunitense.

    Edison creò il microfono a carbone, largamente utilizzato negli apparecchi telefonici. Il dispositivo consiste in una capsula metallica riempita di granuli di carbone attraversata da corrente elettrica.

    Le onde sonore provocano le vibrazioni di una membrana posta all’estremità aperta della capsula a contatto con i granuli di carbone; tali vibrazioni producono variazioni della pressione esercitata sui granuli, da cui dipende la resistenza elettrica di questi ultimi e quindi l’intensità della corrente circolante nel circuito.

    Ne deriva una corrente variabile che può essere amplificata e trasmessa ad un ricevitore distante, oppure usata per modulare un radiotrasmettitore.

    Un invenzione dunque complessa quella del telefono, un grande passo in avanti per la scienza e per l’umanità intera, ma anche una storia semplice, la storia di un emigrante italiano, il suo amore per una donna, il suo sogno di far comunicare a distanza tutti gli uomini. Una storia amara per molti aspetti, ricca di ingiustizie e di mancati riconoscimenti.

    La storia del telefono è anche questa, è la storia di un evoluzione tecnologica altissima, ma è insieme la storia di un uomo: Antonio Santi Giuseppe Meucci.

    E come può una storia iniziare se non dal momento della nascita, primo e irripetibile momento in cui viene al mondo un bambino destinato a cambiare le sorti del mondo.

    Ecco allora che ci dobbiamo "trasferire" a Firenze, nel capoluogo toscano così come doveva apparire nella primavera dei primi dell’Ottocento, esattamente in una "povera" casa dove, il 13 Aprile del 1808, si celebra un lieto evento: la nascita di Antonio Santi Giuseppe Meucci.

    La casa natale si trovava in via Chiara n 475, oggi via dei Serragli n 44, la via che dal 1996 ospita una lapide con la scritta "Qui nacque il 13 Aprile 1808 Antonio Meucci l’inventore del telefono".

    [inline: 1= Immagine - 1 - Antonio Meucci] Immagine - 1 - Antonio Meucci.

    Meucci frequenta l’Accademia di Belle Arti studiando la chimica e la meccanica ma anche l’acustica e l’elettronica. Ma lo studio all’Accademia dura poco per via delle ristrettezze economiche Meucci è costretto a studiare da autodidatta.

    Ma il giovane Antonio è anche un lavoratore instancabile prima come daziere, poi come meccanico teatrale, presso il teatro "La Pergola" di Firenze sotto la supervisione di Artemio Canovetti. E’ proprio in teatro che Meucci applica le conoscenze apprese dall’Accademia arrivando a costruire un "tubo acustico" ancora oggi in funzione nelle navi.

    Il tubo acustico si rivela da subito un invenzione geniale in quanto permette una più agevole comunicazione fra i tecnici del teatro che lavorano sul palcoscenico e i "soffittasti" distanti 20 metri d’altezza responsabili del cambio delle scene. Ma il teatro è anche una cornice magica e di incontro amoroso fra il giovane Antonio ed Ester Mochi, sarta nello stesso teatro dove lavorava Antonio.

    I due si sposeranno il 7 Agosto 1834.

    Ma Antonio non è solo un giovane innamorato o uno scienziato autodidatta, appassionato di elettricità fisiologica e animale, è anche un uomo dalle chiare e coraggiose idee politiche: idee che spingono il suo cuore e il suo intelletto verso sogni liberarli e repubblicani. Proprio per seguire questi sogni di democrazia, Antonio partecipa alle cospirazioni del 1833-1834 e viene imprigionato per tre mesi con Guerazzi.

    L’esperienza della prigione e la voglia di fuggire dalle persecuzioni politiche successive, spingono i coniugi Meucci a lasciare il Granducato di Toscana. Si succedono così molte peregrinazioni fra lo Stato Pontificio e il Regno delle Due Sicilie senza mai trovare un luogo fra queste dove mettere radici.

    Ma il destino aiuta Antonio e Ester facendo arrivare loro una grande opportunità: l’offerta di lavoro dell’impresario catalano Francisco Martì y Torrens che offre a Meucci di diventare sovrintendente tecnico del Grande Teatro "Tacón" il più grande teatro d’America. I novelli sposi Meucci dunque prendono la coraggiosa e radicale scelta di emigrare fino a Cuba, imbarcandosi a Livorno sul battello "Coccodrillo" il 5 Ottobre 1835 e giungendo a Cuba il 16 Dicembre 1835.

    A cuba Antonio e Ester vissero i momenti più belli della loro vita guadagnando molto denaro per le molte attività commissionate a Meucci: Antonio infatti non fu solo il sovrintendente tecnico del teatro ma si occupò anche dell’argentatura e della doratura galvanica di equipaggiamenti militari (elmi, sciabole, bottoni, ecc…).

    Progettò ed eseguì inoltre un complesso di opere per la depurazione delle acque e questo gli fece guadagnare la stima e l’affetto del popolo cubano, ammirazione che crebbe ancora di più quando Meucci sistemò il teatro semidistrutto da un uragano rendendolo resistente alle grandi calamità naturali.

    Nel 1849 a Cuba egli ottenne la trasmissione della parola per via elettrica, divenendo così, in assoluto, il primo pioniere del telefono. Ma la sfortuna attendeva i Meucci: poco prima che scadesse il terzo rinnovo del contratto quinquennale con Torrens, scoppiò la rivolta per l’indipendenza di Cuba dalla Spagna e il teatro fu incendiato dai rivoltosi.

    Nuovamente senza danaro né prospettive i Meucci devono compiere una nuova difficile scelta: il 23 Aprile 1850 a bordo del veliero "Norma" salparono alla volta di New York dove giunsero il 1 Maggio 1850. A New York i Meucci si stabilirono a Clifton, nell’isola di Staten Island, dove rimasero fino alla morte.

    A New York Meucci creò una fabbrica di candele steariche dando lavoro a molti esuli italiani che fuggivano dalle guerre e dai moti d’indipendenza. Tra i suoi "operai" vi fu anche Giuseppe Garibaldi e il suo aiutante di campo Paolo Bovi Campeggi ospitati entrambi nel cottage di Meucci fino al gennaio del 1854.

    La casa dove Meucci ospitò Garibaldi oggi è divenuta il Garibaldi-Meucci Museum. Ma altre disavventure attendevano i Meucci: nel 1854 Ester viene colpita da una grave forma di artrite reumatoide che la renderà per sempre invalida e la condurrà fino alla morte.

    Proprio la malattia della moglie farà riprendere con nuovo slancio la ricerca di Meucci sul telefono realizzando un collegamento permanente fra la camera da letto della moglie al secondo piano e la cantina e il laboratorio esterno.Fra il 1851 e il 1871 Meucci inventò più di trenta tipi diversi di telefono elettrico.

    [inline: 2= Immagine - 2 - Telefono di Meucci] Immagine - 2 - Telefono di Meucci.

    Fra il 1858 e il 1860 usando un nucleo magnetico permanente e una bobina creò un modello di telefono elettrico di alta qualità e molto avanzato nelle prestazioni. Questo telefono aveva tutti i requisiti di un moderno apparecchio ad eccezione del diaframma che era di pelle animale con un bottone di ferro al centro.

    Nel 1860 convinto di essere pronto per presentare il suo telefono al mondo della scienza, Meucci cercò di trovare finanziatori.

    Desiderando che la sua invenzione fosse conosciuta e sfruttata negli immensi benefici nella sua patria, Meucci incaricò un suo amico Enrico Bendelari di trovare industriali italiani disposti a finanziare la sua invenzione. Bendelari contattò Settimio Volpicelli, vice direttore dei Telegrafi del Regno delle due Sicilie, ma questi negò i finanziamenti anche per via della delicata situazione politica della Sicilia creatasi dopo la caduta del regno borbonico a Napoli ad opera di Garibaldi.

    Meucci allora pubblicò una breve descrizione della sua invenzione su "L’Eco d’Italia", un giornale di New York in lingua italiana. Purtroppo dell’articolo non si trovano copie sia per la distruzione della redazione del giornale che per l’incendio che distrusse la copia in mano di Meucci. Ad aggravare ancora di più la travagliata vita di Meucci, vi fu anche la perdita di tutti i suoi averi a causa della disonestà di un faccendiere senza scrupoli a causa del quale il 13 Novembre 1861 dopo un processo per pagare i debiti, Meucci fu costretto a vendere la casa e tutto il suo contenuto.

    Il compratore per fortuna consentì ad Antonio e Ester di abitare l’appartamento senza pagare l’affitto, ma la loro situazione economica peggiorò ancora costringendo Meucci a richiedere l’intervento del Supervisore dei poveri della Contea e la solidarietà di molti compatrioti per andare avanti. Ma Meucci non si perse d’animo e continuò a perfezionare il suo telefono.

    Tra il 1864 e il 1865 risolse il problema del diaframma: usando una scatola di sapone da barba con il coperchio forato per creare un cono acustico, il diaframma interamente metallico poteva essere bloccato lungo tutta la circonferenza come nelle moderne capsule telefoniche. Ma ancora una volta la vita stava per riservare a Meucci un’amara sorpresa: il 30 Luglio 1871 a bordo del battello Westfield che collegava New York a Staten Island vi fu una grave esplosione che quasi uccise il povero Meucci rimasto infermo fra la vita e la morte per molti mesi.

    L’esorbitante costo delle cure costrinse la moglie Ester a vendere tutti gli apparecchi telefonici ad un rigattiere per soli 6 dollari! Ma ancora una volta la straordinaria voglia di non arrendersi e di lottare fino in fondo per realizzare il sogno del telefono, permise a Meucci di andare avanti e di inseguire con una determinazione mai conosciuta il suo obiettivo: brevettare la sua invenzione.

    Il 12 Dicembre del 1871 fonda con altri tre italiani la "Telettrofono company" il cui obiettivo era quello di effettuare tutti gli esperimenti necessari per la realizzazione del "Telettrofono" apparecchio che, come suggerito dal suo stesso nome, permette la trasmissione della voce umana attraverso i fili elettrici. Il contratto prevedeva inoltre di estendere l’attività della società in Europa e nel resto del mondo.

    Il 28 Dicembre 1871 Meucci si reca all’Ufficio Brevetti statunitense di Washington per depositare il brevetto ma gli viene detto che il costo da pagare è di 260 dollari. Meucci ne possiede solo 20! Accetta allora di depositareun "caveat" ossia un brevetto provvisorio dal nome "Sound Telegraph"(brevetto n.3335) in attesa di trovare i fondi per registrare il brevetto tradizionale.

    Nel frattempo la "Telettrofono Company" fallisce per la partenza da New York dei tre soci. Nel 1872 Meucci si rivolge a Mr. Edward B.Grant, vice presidente della American District Telegraph, chiedendogli e vedendosi rifiutata la possibilità di sperimentare il suo "telettrofono" sfruttando le linee telegrafiche di quella compagnia.

    Intanto nel 1873 Meucci pagò i suoi ultimi 10 dollari per il "caveat" e dal 1874 in poi non poté più rinnovarlo perdendo ogni certificazione del fatto che fosse lui il vero e unico inventore del telefono elettrico. Come se non bastasse Grant dopo due anni di insistenze di Meucci, che chiedeva di riavere indietro le sue carte contenenti le descrizioni e i disegni del telettrofono, dichiarò di aver smarrito i preziosi documenti.

    Nel 1876 divenne di dominio pubblico la notizia dell’ottenimento del brevetto sul telefono da parte del ricco e potente Alexander Graham Bell. Meucci tentò con ogni sua forza di dimostrare la sua priorità nell’invenzione del telefono. Non potendo denunciare Bell in base al suo "caveat" oramai scaduto da anni, Meucci su consiglio del suo legale fece in modo di commercializzare il suo elettroforo trovando l’appoggio della "Globe Telephone Company".

    [inline: 3= Immagine - 3 - Telefono di Bell] Immagine - 3 - Telefono di Bell.

    La "Bell Company" fu costretta allora a denunciare la "Globe" e Meucci per infrazione di brevetto. Meucci tuttavia pur riuscendo a portare in tribunale Bell e pur producendo molte prove e testimonianze della sua invenzione molti anni prima del telefono elettrico perse la causa.

    Il 19 Luglio 1887 il giudice Fallace decretava che "Nulla dimostra che Meucci abbia ottenuto qualche risultato pratico a parte quello di convogliare meccanicamente la parola mediante cavo". Meucci dunque avrebbe inventato il telefono ma non quello elettrico.

    Il 18 Aprile 1889 Antonio Meucci muore, dopo aver perso da poco sua moglie Ester, nella sua casa di Clifton a Staten Island. La sua morte gli consente di non ricevere l’ennesima delusione circa l’archiviazione del caso da parte della Corte Suprema Statunitense. Ma la dedizione di Meucci non è del tutto perduta, la sua genialità forse potrà trovare quasi un secolo dopo la sua morte il giusto riconoscimento.

    Mentre infatti è ancora in corso e sarà vinto da Bell la sua battaglia "locale" contro la "Globe" e Meucci, il Governo degli Stati Uniti, dopo una serie di indagini, arriva a trovare delle prove inconfutabili che testimoniano la priorità di Meucci su Bell nell’invenzione del telefono.

    Pertanto il ministro degli Interni On. Lamar ordina al procuratore generale Goode di intentare un processo a nome del Governo Degli Stati Uniti per annullare i brevetti della "Bell Company" sul telefono.

    La compagnia di Bell ottiene dalla corte distrettuale del Massachusetts una sentenza che giudica illecita l’azione del governo degli Stati Uniti contro la "Bell Company" ma il giudice della corte suprema Miller dichiara definitivamente la liceità del procedimento del governo degli stati uniti contro Bell. Il processo si trascinò per anni senza vincitori né vinti e venne chiuso per evitare al governo statunitense l’aumento dei già enormi costi sostenuti per il processo.

    Il 16 Settembre 1923 dopo che la casa di Meucci fu spostata a Rosenbank, nell’attuale ubicazione, fu inaugurato un monumento ad Antonio Meucci per iniziativa del capitano Cerulli e della comunità italiana residente negli Stati Uniti.

    Il monumento fu costruito in Italia grazie all’interessamento del Generale Guglielminotti che, grazie ai contributi di enti pubblici e privati, fece scolpire a Ettore Ferrari un monumento composto con il marmo del comune di Roma e con il bronzo dei cannoni austriaci presi dopo la sconfitta degli austriaci a Vittorio Veneto.

    Il monumento fu poi trasportato per nave a New York e da qui a Staten Island.

    Le ceneri di Meucci ancora oggi si conservano in un urna sotto il busto del monumento.

    Grazie poi all’interessamento di Guglielmo Marconi nel 1965 il Ministero delle Poste e Telegrafi, in occasione del centenario dalla nascita dell’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni, ritenne giusto emettere un francobollo in cui venivano raffigurate le due glorie italiane, Marconi e Meucci, inventori della radio e del telefono due strumenti comunicativi volti al superamento delle barriere fra gli uomini nella ricerca di armonia e di fratellanza, ideali innati nei due inventori.

    Nel 2002 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha finalmente riconosciuto ufficialmente la paternità dell’invenzione del telefono ad Antonio Meucci.

    A sostegno di questa tesi vi sono documenti recentemente venuti alla luce che indicano come tre decenni prima di Bell, Meucci avesse già anticipato nei suoi appunti concetti come il carico induttivo delle linee telefoniche, il dispositivo antilocale, la segnalazione di chiamata, la riduzione dell’effetto pellicolare nei conduttori e la silenziosità dell’ambiente e della riservatezza. Idee che non potevano trenta anni prima essere stati copiati da Bell ancora bambino!

    Tabella 1: dal telefono al telefonino

    Il 3 Aprile 1973 un certo Martin Cooper, ingegnere che lavora alla società elettronica Motorola, fa una telefonata che cambierà ancora una volta il corso della storia.

    Telefona, quasi per dispetto, al suo "rivale" in affari il direttore di ricerca dei Bell Laboratories ( AT&T). Fin qui nulla di strano in apparenza, ma il trucco c’è: l’ingegnere Cooper non si reca infatti in una normale cabina telefonica o non telefona comodamente seduto dal suo ufficio o da casa, telefona da una strada di Manhattan e lo fa utilizzando per la prima volta in assoluto un telefono senza fili, o per meglio dire, un cellulare!!!

    L’apparecchio che usa è il prototipo "DynaTAC8000X".

    [inline: 4= Immagine - 4 - DynaTAC8000X] Immagine - 4 - DynaTAC8000X. ©Motorola.

    Pesa 1130 grammi, non ha display, le sole funzioni che possiede sono quella di parlare, ascoltare e comporre un numero. La sua batteria ha 35 minuti di autonomia ma impiega oltre 10 ore a ricaricarsi.

    Per comunicare il Dyna-Tac si collega con una stazione ricevente di New York che poi instrada la comunicazione lungo le normali linee telefoniche. Ma se Motorola è stata la prima azienda a realizzare il cellulare, il principio e lo sviluppo di questa nuova tecnologia si deve ai "Bell Labs" della AT&T che nel 1968 proposero un sistema di suddivisione del territorio in una serie di "celle" esagonali ognuna con una stazione ricetrasmittente.

    In questa rete ciascuna stazione è collegata, attraverso normali linee telefoniche, ad un centro di commutazione per le telecomunicazioni mobili. Questo centro di commutazione ha il compito di dirigere il traffico delle telefonate.

    Quando un utente fa una chiamata utilizza uno dei canali disponibili su una cella; spostandosi in una zona servita da un’altra cella, il sistema compie un "roaming" ovvero un trasferimento automatico della comunicazione su un nuovo canale della cella.

    Così facendo si lascia libera la cella precedentemente occupata disponibile così per un altro utente. In tal modo le frequenze usate in una cellula possono essere riutilizzate in una cellula non molto distante, purché non adiacente.

    Questa soluzione permette di superare i problemi di sovraffollamento delle linee riscontrati negli esperimenti precedenti. Il primo servizio pubblico di telefonia cellulare si avrà nel 1979 in Giappone e negli Usa a Chicago.

    Sitografia

    International Telecommunication Union
    <a href="http://www.itu.int/home/index.html" target="_blank"">www.itu.int

    The Garibaldi Meucci Museum www.garibaldimeuccimuseum.org

    Antonio Meucci - From Wikipedia, the free encyclopedia http://en.wikipedia.org/wiki/Antonio_Meucci

    Bell Labs www.bell-labs.com

    Museo storico virtuale dell'AEIT Federazione Italiana di Elettrotecnica Sala Antonio Meucci www.aei.it/ita/museo/mam_inde.htm

    AEIT - Federazione Italiana di Elettrotecnica www.aei.it

    The World’s First Commercial Portable Cellular Phone http://www.motorola.com/mediacenter/news/detail.jsp?globalObjectId=2467_2010_23

    Antonio Meucci, inventor of the telephone: unearthing the legal and scientific proofs http://thomas.loc.gov/cgi-bin/query/R?r107:FLD001:E01581



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