Il concetto di misura stabilisce il limite della meccanica quantistica


    Il limite della meccanica quantistica è irrisolto fra soggetto-oggetto, fra fisico e non fisico, fra cose esseribili ed osservabili. L’entanglement è lo specifico della meccanica quantistica o drutto dell'anomalia percettiva?

    Quando si accetta il concetto di misura, per delineare e concretizzare la meccanica quantistica, ed a partire da essa si distingue fra le cose fisiche e non, fra le cose esseribili e osservabili, si è già nel non riconoscimento di limite ontologico più profondo, limite base di tutta la fisica teorica contemporanea, sia essa quantistica sia relativista.

    Il concetto di misura non può prescindere dall’accettazione del dualismo di base1, che è un dualismo intrinseco, strutturato in modo neuropsicologico fra soggetto e realtà esterna. Fra queste due entità esiste un ostacolo fino ad ora insuperabile, e si chiama anomalia percettiva.

    Nei miei studi precedenti ho cercato di dimostrare come la differenziazione fra soggetto e oggetto vada oltre all’equivalenza concettuale tipica di MISURAZIONE=OSSERVATORE e che tale concetto è già il rispecchiamento di un dualismo neurocognitivo che attraversa tutto il pensiero occidentale, frutto di un’anomalia a livello di dialettica TALAMO-CORTICALE. Per i neuroscienziati coincide con il meccanismo della coscienza che è composto da due vie essenziali che si scaricano sul Talamo-corticale, l’uno è il piano del Contenuto (Sistema specifico) l’altro è il piano del Contesto (Sistema non specifico).

    LA DIALETTICA SOGGETTO-OGGETTO NON FUNZIONA SE RESTA SUL PIANO DELLA MISURAZIONE.

    La distinzione dei fisici quantistici fra Cose osservabili e Cose esseribili, rappresenta il limite cognitivo di tutta la fisica del novecento.

    Secondo questa distinzione le ESSERIBILI sono oggettive, le OSSERVABILI sono soggettive.

    Relativa è la Misura di esse, e questo concetto percorre tutta la fisica del novecento senza distinzione. La MISURA o Misurazione è un concetto matematico-geometrico superficiale, a sua volta derivante da un’anomalia neurostrutturale. La misurazione si basa su una falsa dialettica che si svolge su due poli, uno dei quali viene definito “fisico”, “oggettivo” e “assoluto”. Come afferma John S.Bell: “l’idea che la meccanica quantistica si occupi prncipalmente di “osservabili” è sostenibile solo quando si diano per scontate le esseribili. Le osservabili sono fatte di esseribili”2.

    IL PROBLEMA DELLA QUANTISTICA ED IL SUO LIMITE ATTUALE.

    Individuare il problema come in Bell non significa risolverlo. Sulla questione Bell afferma: “Il problema è questo: la meccanica quantistica riguarda fondamentalmente le “osservazioni”. Essa suddivide essenzialmente l’universo in due parti: una che è osservata e una che compie l’osservazione”3.

    L’osservazione per i fisici deve concludersi con un dato sperimentale e misurabile, ma tale dato esperienziale si adagia sulla realtà fisica percepita che non coincide affatto con la “realtà naturale”4.

    Possiamo affermare che la meccanica quantistica è fondata sulla forte esigenza di portare in superficie il problema millenario e contraddittorio che si concretizza nella dialettica soggetto-oggetto, fra osservatore ed osservato, fra cose osservabili ed esseribili, fra fisica e non fisica, ma commette l’errore dell’identificazione fra osservatore e misura, perché il secondo termine fa intravedere la “probabilità” intrinseca alla quantistica ma non scalfisce il momento “esseribile” identificandolo come oggettivo, cioè vuole costruire una dialettica incompleta perché uno dei termini non è dialettico. Fino al momento in cui non abbiamo risolto totalmente il problema percettivo, non possiamo definire il concetto di fisicità.

    Tutto si arena sulla barriera intrinseca della misura.
    Ecco il limite cognitivo che hanno in comune sia la relatività sia la quantistica.

    Se nella Relatività ci si illude di aver risolto il problema della sconfitta dell’assoluto, nella meccanica quantistica riappare il problema e in entrambi i casi il limite è:

    L’IDENTIFICAZIONE TRA L’OSSERVATORE E IL CONCETTO DI MISURA

    L’osservatore è, in entrambi i casi, la struttura matematica, e tale struttura ha il suo limite cognitivo nella SIMMETRIA INTRINSECA5.

    Il problema vero della fisica teorica l’ha già, a suo tempo, posto Dirac, che la difficoltà primaria riguarda proprio l’osservatore e la misura. Egli con un’onestà intellettuale rara è giunto alla conclusione che non era ancora il tempo maturo per rispondere a questo problema. Tutti i problemi irrisolti tra quantistica e relatività sono riconducibili alla non risoluzione della dialettica Soggetto-Oggetto.

    Come ho già ripetuto in altri studi, ai tempi di Dirac e di Einstein si poteva solo individuare il problema, non risolverlo. Ora, dopo mezzo secolo di neuroscienza, possiamo fare di più e andare oltre all’equivalenza MISURA-OSSERVATORE, equivalenza che segna il limite cognitivo dell’interpretazione “ortodossa” della meccanica quantistica, cioè quella che va sotto il nome di interpretazione di Copenaghen, che si regge sul principio della netta distinzione fra "quello che si osserva e quello che non si osserva", che include la (misurazione=osservatore).

    In questo senso un sistema quantistico submicroscopico non include la misurazione. Questo è il riscontro dell’identificazione dei due termini, il soggetto (misura-osservatore) in questo caso non dialettizza con l’oggetto (submicroscopico).

    SOGGETTO–OGGETTO DEVONO ESSERE SEMPRE DIALETTIZZATI ENTRAMBI, PER NON RISCHIARE DI ASSOLUTIZZARE UN TERMINE.

    Quando Einstein afferma che è la teoria a decidere ciò che è osservabile, assolutizza l’oggettivo e ne fa solo un problema di misurazione relativistica per identificare l’osservabile con l’osservatore e la misura. Questo partire dalla teoria, rivela una concezione oggettiva di essa, e l’identificazione di essa con la realtà. Questa certezza parte dalla consapevolezza che i risultati di esperimenti legati ad essa siano oggettivi. L’esperimento è un mezzo e come tale fondato sulla struttura matematica, non affatto coincidente con la realtà, seppure coincidente fino alla fisica classica con quest’ultima. La scienza sperimentale nasce dalla certezza di questa coincidenza, vale a dire con l’identificazione tra la realtà naturale e quella della fisica teorica ed entrambe si rivelano attraverso l’interpretazione matematica.

    La meccanica quantistica ha fatto traballare questo equilibrio, ma non ha risolto il problema, e questo perché crede ancora “in modo classico” all’oggettività intrinseca dell’esperimento. Non può essere spiegato altrimenti la sottolineatura di Bohr ed altri quando ammettono che per la sua formulazione si richiedono “concetti classici” in cui si realizzano dei risultati sperimentali certi. In questo modo si rischia di spacciare per quantistica la fisica classica.

    La realtà di partenza non coincide con la realtà della fisica teorica.

    Che cosa è reale?

    Noi, quando guardiamo in un telescopio, guardiamo con gli occhi, ma tutti sappiamo che in realtà guardiamo col cervello, ed ora sappiamo che i neuropercettori non si fermano nella testa, ma attraverso il sistema nervoso si estendono per tutto il corpo. Queste terminazioni nervose sono essenziali per la formazione degli Oggetti Mentali atti a delineare la struttura primaria del nostro pensiero.

    Ma questo allineamento è condizionato da un’anomalia percettiva congenita che determina il dualismo del pensiero, posta al limite intrinseco della Simmetria. Da queste ricerche ne deriva la coscienza della stesura di questo limite anche nella struttura matematica di base. Questo limite impedisce alla struttura simbolica di coincidere con la struttura del reale, mentre per secoli è coincisa con la fisica. Ora è venuta a galla la contraddizione, anche se irrisolvibile, sul piano della struttura matematica perché nasce dalla stessa anomalia di base.

    IL PROBLEMA DUALISTICO NEL MONDO DEI QUANTI: QUELLO CHE SI OSSERVA E QUELLO CHE NON SI OSSERVA.

    Il problema dello scarto fra i due mondi non è facilmente risolvibile, ed instaura una serie di dualismi che si concretizzano nella struttura simbolico-matematica. Quest’ultima è già il frutto simbolico-segnico di un’anomalia originaria.

    La struttura matematica non è il rispecchiamento della “realtà”, un tempo era il rispecchiamento della “struttura fisica” della realtà, ora non c’è più questa coincidenza, perché la matematica rimane “simmetrica” mentre la “fisica” no. L’interpretazione della quantistica di Copenaghen manteneva solida quest’illusione perché riferiva il suo metodo a misurazioni esterne statistiche per un osservatore che interviene solo dall’esterno.

    Qui ritorniamo a sottolineare il fatto che fra soggetto e oggetto non c’è scambio dialettico vero e proprio. Per questo il metodo matematico legato a queste misurazioni apparentemente non va in crisi, I due mondi non si scalfiscono.

    La suddivisione fra le cose dicibili e non, confronto alla suddivisione dell’universo, non mi pare sufficiente e risolutiva nei confronti della non coincidenza fra l’osservabile e l’esseribile. La struttura matematica non definisce la questione poiché ha un limite neurologico-percettivo all’interno della struttura simbolico-segnica stessa.

    Non bisogna pretendere dalla matematica che superi il dualismo perché è anch’essa figlia del dualismo. Dobbiamo rassegnarci a fare dei cambiamenti radicali nei confronti dei dualismi cognitivi, quello più deleterio rimane la non coincidenza logica tra relatività e quantistica6.

    Il problema è sempre lo stesso. La non risoluzione dialettica fra soggetto (cose osservabili) e oggetto (cose esseribili). Seguiamo per tutti il ragionamento e le osservazioni di J.S.Bell: “In particolare escluderemo la nozione di “osservabile” per sostituirla con quella di “esseribile”. Le esseribili sono quegli elementi che possono corrispondere a elementi di realtà, che esistono. La loro esistenza non dipende dall'”osservazione”7. In questa definizione c’è il limite di tutta la fisica teorica. Cioè l’oggetto non è dialettizzabile, l’unica dialettica permessa è quella di annientare il soggetto a scapito dell’oggetto, cioè in termini Belliani: “In effetti osservazioni ed osservatori devono essere fatti esperibili” e qui elenchiamo alcuni esempio secondo Bell: “Consideriamo l’assioma fondamentale”: La probabilità che le osservabili (A,B,…). se osservate al tempo T , vengano osservate con i valori a,b,……

    è

    Sostituiamolo con: La probabilità che le osservabili (A,B,…) al tempo t siano (a, b, …)

    dove q indica degli ulteriori numeri quantici che insieme agli autovalori (a.b,…) formano un insieme completo. Non tutte le osservabili possono essere considerate allo stesso delle esseribili perché non tutte possiedono auto valori simultanei, cioè non tutte commutano. Perciò è importante capire che la maggior parte di queste “osservabili” è del tutto ridondante. L’essenziale è essere in grado di definire la posizione delle cose, comprese la posizione degli strumenti o (nell’equivalente moderno) dell’inchiostro sulla stampa uscita da un calcolatore. Nel rendere preciso il concetto di “posizione delle cose” torna subito in mente la densità di energia T00 (x).

    Tuttavia il commutatore [T00(x), T00(y)]

    Non è zero, ma proporzionale alle derivate delle funzioni delta. Così T…..(x) non ammettono auto valori simultanei per tutti gli x. Dovremmo escogitare qualche nuovo modo di specificare una distribuzione di probabilità congiunta.

    Ricordiamo dunque su una seconda scelta – la densità di fermioni. La distribuzione del numero di fermioni nell’universo comprende certamente le posizioni degli strumenti, i puntatori degli strumenti, l’inchiostro della carta, e molto, molto di più…………”8.

    Questo ragionamento vuole alla fine dimostrare che le cose osservabili sono fondate sugli esseribili, e queste ultime sono oggettive ed indipendenti. Ad un certo punto anche il soggetto osservabile perde consistenza, si assorbe nello strumento freddo della misura e il suo soggettivismo alla “posizione delle cose”. Questo è perfettamente in linea con “l’ideologia eisteniana”, delineata sull’assioma nascosto che si fonda sul determinismo oggettivistico, che praticamente annienta l’osservatore soggettivo riducendolo a “misura”.

    Note

    1 R. E. Bertagnolio, Le Scienze Web News 2 John S. Bell, Dicibile e indicibile in meccanica quantistica, Adelphi. pag. 55. 3 John S. Bell Dicibile e indicibile in meccanica quantistica, Adelphi pag. 165. 4 R. E. Bertagnolio Le Scienze Web News. 5 R. E. Bertagnolio, Psychomedia 6 ibidem 7 John S. Bell. Dicibile e indicibile in meccanica quantistica, Adelphi pag. 231 8 ibidem 231-32



    Newsletter

    Resta informato con le nostre notizie periodicamente

    Cliccando sul pulsante iscriviti acconsenti al trattamento dei tuoi dati. La tua email non verrà MAI ceduta a nessuno!