Le caratteristiche della conoscenza scientifica


    In che cosa questo procedimento analitico e conoscitivo differisce dal sapere umanistico?

    Credo sia interessante, parlando di scienza, una volta tanto sottolineare alcuni aspetti importanti di come si costruisce un ragionamento scientifico, e perché il procedimento scientifico si è dimostrato nei secoli, a partire da Galileo, Bacon, Locke, etc., di una straordinaria efficacia, e in grado di essere costruttivo e produrre l'evoluzione scientifica della nostra civiltà.

    [inline: 1= Immagine - 1 - Galileo Galilei (1564-1642)] Immagine - 1 - Galileo Galilei (1564-1642)

    Ma allora, come si imposta un ragionamento scientifico?

    Posta in questi termini, è una domanda cui è davvero difficile dare una risposta univoca.

    Il primo elemento che dovete tenere in considerazione prima di procedere con la lettura di questo articolo è la mia formazione umanistica, la mia attitudine a mescolare idee, la mia tendenza all’eclettismo culturale e alla permeabilità a correnti diverse di pensiero.

    [inline: 2= Immagine - 2 - Francis Bacon (1561-1626)] Immagine - 2 - Francis Bacon (1561-1626)

    Ammetto, tutto questo non aiuta a pensare scientificamente.

    Per portare a compimento un ragionamento scientifico adeguatamente occorre, innanzi tutto, la sintesi e la chiarezza espositiva.

    La differenza che, col tempo, ho imparato a scoprire è che il ragionamento scientifico è semplice, chiaro.

    È invece il periodare umanistico che è sinuoso, complesso, ricco di suggestioni e digressioni.

    Lo scienziato deve raccontare una storia, per esempio il corso di un esperimento.

    Nel racconto di questa storia, deve essere attento a dichiarare il significato di tutte le grandezze che prenderà in considerazione.

    Vale a dire che il racconto della storia deve essere autoconsistente.

    Che cosa significa autoconsistente?

    Significa che chi racconta questa storia non deve omettere nessun dettaglio, nessun particolare, ed ogni riferimento deve essere ben spiegato.

    [inline: 3= Immagine - 3 - John Locke (1632-1704)] Immagine - 3 - John Locke (1632-1704)

    Chi legge questa storia ed è dotato di capacità di discernere in principio dovrebbe essere abile a seguire tutti i passaggi logici ed arrivare alla piena comprensione del testo.

    Nella mia esperienza personale, in molti miei interventi sono stato obbligato a sacrificare intere parti anche interessanti, perché era difficile riassumerle in parole chiare.

    Questo compito non è invece richiesto ad un umanista.

    Se parlo di Leopardi, posso senz’altro accennare ad una lirica di Petrarca, tutti mi capiranno; non solo, avrò dimostrato a maggior ragione ricchezza di riferimenti e capacità di fare collegamenti.

    [inline: 4= Immagine - 4 - Giacomo Leopardi (1798-1837)] Immagine - 4 - Giacomo Leopardi (1798-1837)

    I collegamenti scientifici invece sono aridi, sono secchi, sono logici, sono ferrei, senza forse e senza ma.

    Non si possono dire delle cose che ci sembrerebbero potenzialmente interessanti: bisogna parlare chiaramente: un’equazione c’entra o non c’entra, un ragionamento è giusto oppure è sbagliato.

    Il ragionamento scientifico, ancora insisto, è più semplice. Qualunque persona dotata di logica dovrebbe saper seguire tutti i passaggi di un determinato problema.

    Ecco che allora il comunicatore scientifico deve avere capacità di sintesi.

    Ogni passaggio deve essere chiaro, nessun dettaglio, nessuna parola, nessun simbolo in principio deve rimanere non chiarito. Tutto deve essere autoconsistente.

    [inline: 5= Immagine - 5 - Francesco Petrarca (1304-1374)] <Immagine - 5 - Francesco Petrarca (1304-1374)

    Ma allora perché a volta non si capisce niente? Perché tante volte durante una conferenza scientifica si guarda il vuoto, si tamburella con le dita, ci si sente frustrati?

    Esaminiamo due aspetti: il primo, non sempre l’oratore ha costruito un ragionamento scientifico consequenziale e preciso.

    L’uditorio si confonde, si distrae, si perde.

    Ma a volte, nonostante il ragionamento scientifico sia del tutto autoconsistente, è l’oratore incapace di comunicare un’idea.

    Questo è un rischio, e forse un limite, di molte persone che fanno scienza, quella di essere grandissimi costruttori di teorie e oratori piuttosto inefficaci.

    Tuttavia, chi è veramente addentro a un certo soggetto sicuramente non perderà il nocciolo della questione.

    Il problema è proprio quello, che sebbene il ragionamento scientifico è (o dovrebbe essere) inequivocabile e autoconsistente, la nostra comprensione umana, la nostra capacità di conoscere problemi diversi risulta limitata.

    Continuo a pensare che la nostra mente è più umanistica che scientifica - o perlomeno lo è la nostra capacità di apprendimento.

    Provo a spiegarmi.

    Quando riconosco un’equazione che conosco, un grafico che ricordo di aver visto da qualche parte, allora mi illumino, comincio ad entusiasmarmi e provo a seguire la coerenza del ragionamento.

    A quel punto riesco meglio a focalizzare la mia attenzione su degli elementi, e se mi impegno solo alla fine riesco ad essere ad essere scientifico nel tipo di indagine.

    Certo capita sovente di non afferrare i concetti fondamentali, di lasciarsi andare a suggestioni diverse che ci fanno percepire solo a tratti l’importanza degli enunciati, e perdiamo il nesso, il contenuto più autentico di un messaggio.

    Ma insomma, perché ci si perde durante un ragionamento scientifico, nonostante l’autoconsistenza, nonostante la sintesi e la chiarezza che l’oratore immaginiamo abbia?

    Credo che il motivo dipenda dalla difficoltà di certi concetti, dalla complessità del formalismo: il ragionamento scientifico è lontano dai pensieri della vita di tutti i giorni, riguarda spesso problemi molto delicati e molto poco consueti; non siamo abituati a riconoscere, non abbiamo sempre un occhio critico sulle cose, la nostra mente si stanca, si distrae molto più facilmente che se si parla di politica o di sport.

    Però, va riconosciuto che il pensiero scientifico ha una potenza formidabile di costruire idee su idee, ed è stato fondamentale per lo sviluppo del pensiero umano e per l’avanzamento tecnologico della nostra civiltà.

    Sono un fisico, magari di estrazione filosofico-umanistica.

    Quello che mi ha sempre affascinato del modello fisico è proprio la capacità di partire veramente dalle origini del pensiero e di saperlo schematizzare.

    Il bravo fisico è un grande osservatore della realtà, è colui che di fronte ad un fenomeno prova a porsi domande semplici e chiare.

    Si chiede Newton, perché quella mela è caduta sulla mia testa, che agente, che forza l’hanno spinta a muoversi in questa direzione? Questa è una domanda ben posta.

    Sì, davvero ben posta, anche perché la forza gravitazionale è determinata da un campo, qualcosa di invisibile.

    Se fosse stata una molla a farla saltare, almeno avremmo visto il punto di applicazione di una forza, e avremmo già avuto un punto di partenza per impostare un ragionamento.

    Ma di fronte a nessun campo di forza visibile, Newton si chiede, che cosa abbia davvero spinto la mela.

    [inline: 6= Immagine - 6 - Isaac Newton e la leggenda della mela] Immagine - 6 - Isaac Newton e la leggenda della mela

    È allora questa la dote del grande pensatore fisico, quella di osservare la natura in chiave matematica, sapendo innanzitutto discernere il nesso, poi semplificare il problema, togliendo tutto quello che non c’entra niente o che può creare confusione.

    C’è vento. Questo può confondere, perché può effettivamente far cadere la mela, ma la mela cade anche senza vento.

    Allora bisogna saper sintetizzare il problema, prendere in considerazione soltanto il dislivello, la terra, la mela, la sua massa.

    Insomma pochi elementi.

    La potenza del ragionamento sta allora proprio nel tentativo di capire qualcosa, che è già operativa, è già sotto i nostri occhi, ma che proprio noi in quel momento, forse alienati dall’abitudine, non riusciamo a vedere.

    Qualche volta dovremmo essere un po’ più scientifici!

    15/04/2006



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