Parlare con le mani: come nasce una nuova lingua dei segni


    Un team di linguisti israeliani e americani ha descritto una lingua dei segni creatasi spontaneamente nell’arco di soli 70 anni in una comunità di beduini nel deserto del Nagev, in Israele. Un’occasione unica per studiare una lingua proprio mentre sta nascendo.

    Sandler W, Meir I, Padden C, Aronoff M. (2005) The emergence of grammar: systematic structure in a new language, Proceedings of the National Academy of Sciences.

    Cos’è la Lingua dei Segni

    Un diffuso errore vede la lingua dei segni come una pantomima, una rappresentazione iconica dei concetti, un po’ come quando si gioca alle sciarade.

    Questo porta molti a pensare che esista un lingua dei segni universale e che i segnanti, come vengono chiamati i suoi utilizzatori, possano reciprocamente comprendersi indipendentemente dalla loro provenienza geografica.

    Nulla di più sbagliato: si tratta di una vera e propria lingua, basata su una complessa grammatica spaziale. I vari linguaggi dei segni sono fra di loro ben differenziati ed assolutamente indipendenti dal linguaggio orale del loro paese.

    Così ad esempio la lingua dei segni utilizzata negli USA, chiamata ASL (American Sign Language) è incomprensibile per un segnante delle Gran Bretagna. Per contro, risulta piuttosto simile, in quanto storicamente legata ad essa, alla lingua dei segni francese.

    [inline: 1= Immagine - 1 - Scrittura del segno per fotomodella in ASL] Immagine - 1 - Scrittura del segno per fotomodella in ASL ©Wikipedia.org

    Le lingue dei segni sono ricche ed espressive, dotate di grammatica e sintassi, seppure basate su segni e sulla mimica facciale, anziché su suoni. Vengono usate nelle conversazioni di tutti i giorni, per discussioni intellettuali, giochi di parole, barzellette e poesie.

    Con la lingua dei segni è possibile trasmettere contenuti molto articolati, ben più complessi di quelli rappresentabili con la semplice gestualità. Rappresenta la lingua madre dei sordi, quella che imparano in famiglia (se i genitori sono anch’essi sordi) mentre gli altri linguaggi saranno sempre vissuti come una seconda lingua.

    L’abilità delle lingue dei segni di produrre contemporaneamente significanti in diverse parti del campo visivo determina delle proprietà linguistiche uniche.

    Per esempio, il destinatario del messaggio può elaborare informazioni portate dalle mani, dall’espressione facciale e dalla postura del corpo, il tutto nello stesso momento. Mentre possiamo percepire una sola parola alla volta, l’intera scena visiva può essere analizzata contemporaneamente.

    Facciamo un esempio: nel linguaggio parlato se si vogliono aggiungere ulteriori informazioni nella frase: ‘Ho guidato fino a lì’ è necessario allungare la frase od eventualmente aggiungerne una nuova: ‘Ho guidato fino a lì ed è stato molto piacevole’. In ASL, l’informazione sul gradimento dell’azione può essere convogliata simultaneamente con il verbo avvalendosi della postura e dell’espressione facciale, quindi le due frasi avranno la stessa lunghezza.

    A livello di singola parola la lingua dei segni è più lenta ma nelle frasi intere, grazie alla simultaneità dei gesti, i due sistemi veicolano la stessa quantità di informazioni nello stesso tempo.

    Anche se non sono note delle comunità etniche normoudenti che abbiano scelto una lingua dei segni al posto di una lingua orale, esistono nel mondo alcuni casi di utilizzo dei segni da parte di individui senza deficit uditivi.

    Ad esempio fra gli aborigeni australiani Warlpiri, le donne che si trovano in lutto, osservano un lungo periodo di silenzio durante il quale si servono di un linguaggio segnato, utilizzato anche dal resto della comunità in situazioni particolari come la caccia o la conversazione con persone di particolare rispetto.

    Un altro caso era quello delle popolazioni native americane delle grandi pianure che parlavano linguaggi mutuamente incomprensibili. Con l’instaurasi di rapporti commerciali e di alleanze politiche si sviluppò un elegante lingua dei segni utilizzata come lingua franca tra le diverse nazioni indiane.

    Questo linguaggio divenne noto come Plain Sign Language. Un esempio geograficamente più vicino a noi è quello dei segni utilizzati dai monaci benedettini durante il silenzio imposto dalla loro Regola.

    Storicamente le lingue dei segni si sono sviluppate spontaneamente ogni volta che i sordi hanno avuto la possibilità di vivere in comunità e vengono solitamente utilizzato anche dai loro familiari udenti e dagli interpreti.

    Circa la metà delle sordità congenite hanno una base genetica, mentre l’altra metà è dovuta ad altre cause, come infezioni perinatali, farmaci ototossici, traumi cranici, ecc.

    E’ quindi relativamente frequente la possibilità che all’interno di una famiglia vi siano più generazioni di non udenti, specie se entrambi i genitori sono portatori di un’alterazione genetica. Le sordità su base genetica vengono solitamente distinte in sindromiche e non sindromiche. Le prime sono caratterizzare da particolari combinazioni di perdita dell’udito con altre anomalie.

    Nelle seconde è presente solo perdita della funzionalità uditiva. Le sordità vengono poi distinte in preverbali e postverbali a seconda che il deficit sensoriale si sia instaurato prima o dopo l’apprendimento del linguaggio da parte del bambino. Le sordità congenite rientrano generalmente nel primo caso.

    Come nasce una lingua: Pidgin e Creolo

    Il termine ‘pidgin’ indica un linguaggio ex-novo che si crea tra due persone che parlano lingue mutuamente incomprensibili e tentato di comunicare. Di solito il lessico proviene da una lingua e la grammatica da un’altra. Ci sono esempi di pidgin basati su Spagnolo, Portoghese, Olandese, ecc..

    Il pidgin è un linguaggio strumentale, limitato a specifici contesti (ad esempio scambi commerciali in un porto internazionale) ed ha di solito una struttura grammaticale minima, per cui alcuni preferiscono definirlo un protolinguaggio.

    Se il pidgin è l’unica lingua utilizzabile, esso tende ad evolvere spontaneamente, di solito nell’arco di una generazione, in un linguaggio vero e proprio, dotato di una struttura grammaticale più sofisticata, il creolo (dallo spagnolo ‘criollo’, una persona di origini europee cresciuta in una colonia tropicale).

    Il processo è definito creolizzazione ed il creolo diventa la lingua nativa di quella popolazione. Esempi di creolo si hanno in Sierra Leone, Jamaica, Haiti, Mauritius, Réunion, Hawaii, e così via.

    Durante il colonialismo, i commercianti di schiavi olandesi raccoglievano di proposito individui da differenti punti dell’Africa, allo scopo di impedire ogni comunicazione durante il viaggio in nave verso l’America. In questo modo si garantivano contro possibili rivolte. Inoltre gruppi di schiavi che non erano in grado di comunicare tra di loro venivano pagati meglio, una volta a destinazione.

    Con il passare degli anni il traffico incrementò ed i mercanti trovarono conveniente fare una tappa intermedia ai Caraibi. Ciò consentiva di effettuare scambi tra carghi di provenienza diversa, garantendo la maggior incomunicabilità possibile tra gli schiavi. Una volta a destinazione negli USA agli schiavi veniva consentito di parlare solo in inglese ed era considerato illegale scrivere e leggere.

    Il risultato fu che gli schiavi svilupparono un nuovo linguaggio, il pidgin, basandosi sul limitato linguaggio inglese a loro disposizione e sulle strutture grammaticali delle loro lingue native. Quando dovevano parlare di concetti più complessi del cibo o della coltivazione del cotone, e specialmente nella comunicazione tra madre e figlio, non conoscendo le relative parole inglesi, recuperavano quelle del loro linguaggio africano. Da questo misto afro-inglese nacque la linguaggio pidgin degli schiavi.

    Nel 1865, con l’abolizione della schiavitù, le condizioni di vita della comunità afro-americana migliorano enormemente. Tuttavia, negli anni seguenti all’emancipazione, i miglioramenti nell’uso dell’inglese standard furono solo modesti. In particolare, negli stati del Sud, le leggi di segregazione isolarono culturalmente generazioni di neri americani.

    Nel Nord i discendenti degli schiavi si trovarono segregati nei ghetti urbani, in una condizione di isolamento che non favoriva l’acquisizione dell’inglese standard. Lo slang attualmente parlato dai bambini afro-americani dei ghetti urbani, chiamato ‘Black English’ o ‘Ebonics’ (una contrazione di ‘ebony’ e ‘phonics’) andrebbe considerato a tutti gli effetti la loro lingua madre, e l’inglese standard la loro seconda lingua.

    Anche la lingua dei segni, proprio perché è un linguaggio a tutti gli effetti, si sviluppa secondo il medesimo percorso. L’esempio più noto è senz’altro quello della lingua dei segni Nicaraguese. In Nicaragua, fino alla fine degli anni ’70, non esistevano comunità istituzionalizzate per sordi, i quali vivevano isolati culturalmente tra gli udenti, con cui comunicavano attraverso semplici gesti mimici.

    Nel 1977 fu creata a Managua un’istituzione per sordi. Mentre gli insegnanti tentavano con poco successo di istruire i bambini in spagnolo utilizzando la lettura delle labbra ed il cosiddetto ‘fingerspelling’ (un segno per ogni lettera dell’alfabeto), i bambini sviluppavano spontaneamente, approfittando delle ore di gioco libero e di ricreazione, una lingua dei segni.

    Questa lingua, dapprima primitiva, nel giro di una generazione è andata in incontro ad un processo di creolizzazione ed ha rappresentato una interessante opportunità per i linguisti di osservare in tempo reale la nascita di una lingua.

    Come nasce una lingua dei Segni: il caso di Martha’s Vineyard

    L’isola di Martha’s Vineyard si trova nell’oceano Atlantico di fronte alle coste del Massachusetts. Su questa isola, famosa anche per le villeggiature della famiglia Kennedy, si è avuta per almeno due secoli un’incidenza particolarmente elevata di sordità congenite.

    L’origine viene fatta risalire ad un individuo arrivato sull’isola dalla Gran Bretagna e portatore di un gene alterato. Si stima che alla fine dell’800 i nati con sordità profonda fossero lo 0.7%, 20 volte più numerosi che nel resto degli USA, con picchi del 4% nella capitale.

    [inline: 2= Immagine - 2 - Veduta di Martha’s Vineyard] Immagine - 2 - Veduta di Martha’s Vineyard ©mvol.com

    La elevata percentuale di individui sordi e l’altra frequenza di matrimoni misti fece sì che la lingua dei segni locali fosse comunemente utilizzato anche dai residenti udenti oltre che dai sordi, almeno fino agli anni ’50, dando origine ad una situazione unica di bilinguismo ed integrazione fra le due comunità.

    La lingua dei segni di Marth’s Vineyard (Martha's Vineyard Sign Language, MVSL) faceva parte della lingua di tutti i giorni per udenti e non udenti: i bambini la usavano per fare gli scherzi dietro alle spalle della maestra, gli adulti quando non si poteva parlare, come in chiesa, o quando la distanza impediva di usare la voce. Spesso, la parte saliente di una barzelletta sporca veniva pudicamente detta con la lingua dei segni.

    Quando negli anni ‘50 l’isola il turismo sostituì ad agricoltura e pesca come principale attività commerciale, la comunità dei non udenti si adattò con difficoltà al cambiamento. Ciò, insieme ai maggiori contatti con la terraferma, uniformò lentamente l’isola al resto della nazione. La MVSL si è estinta con l’ultima segnante, Katie West, morta nel 1952, anche se sono rimasti alcuni residenti anziani in grado di utilizzarla.

    Vi sono altri casi in cui un’elevata incidenza di sordità genetiche in una comunità isolata ha portato alla integrazione delle comunità ed alla condivisione della lingua dei segni, come nel caso dello Yucatec Mayan Sign Language parlato nello Yucatan, il Kata Kolok Sign Language, a Bali e l’Adamorobe Sign Language nel Ghana.

    Come muore una lingua

    Abbiamo già visto nel caso di Martha’s Vineyard come la globalizzazione culturale possa portare alla perdita di specifiche culture locali. Un linguaggio viene considerato estinto quando non esistono più parlanti nativi. Ciò succede di norma perchè i linguaggio originario viene sostituito da uno diverso.

    E’ quanto è accaduto ad esempio al Copto, sostituito dall’arabo, o ai linguaggi dei nativi americani, sostituiti dall’Inglese o spagnolo, o dai cosiddetti dialetti italiani, sostituiti dall’italiano standard. A volte l’estinzione è la conseguenza dell’evoluzione in nuove lingue (pensiamo ad esempio al Latino o al Sanscrito). Si stima che vi siano circa 7000 linguaggi ancora correntemente parlati nel mondo.

    Un caso del tutto peculiare di morte di una lingua è legato paradossalmente ai progressi della medicina in campo otorinolaringoiatrico. In mancanza di adeguati e precoci stimoli sonori, il bambino sordo non sarà in grado di sviluppare un linguaggio parlato. Tuttavia è oggi possibile applicare chirurgicamente all’orecchio interno dei dispositivi elettronici, gli impianti cocleari, che analizzano i suoni provenienti dall’esterno trasformandoli in impulsi elettrici accessibili al sistema nervoso centrale.

    Questo, che potrebbe sembrare un indubitabile progresso medico, ha sollevato inaspettati problemi etici. La crescente diffusione degli impianti cocleari porterà infatti inevitabilmente alla estinzione dei linguaggi dei segni e questo sta facendo emergere una forte resistenza nella comunità dei sordi.

    Potrebbe sembrare incomprensibile che un genitore, potendo intervenire per risolvere una menomazione sensoriale del proprio figlio, decida di non farlo. Occorre però considerare che i non udenti che utilizzano la lingua dei segni vivono il proprio status non come un handicap fisico ma come una peculiarità culturale di cui andare orgogliosi e percepiscono conseguentemente l'applicazione massiva degli impianti cocleari ai propri figli come un vero e proprio etnocidio.

    La lingua dei segni dei beduini Al Sayyid

    Recentemente la comunità dei linguisti si è trovata di fronte ad una occasione pressoché unica: la possibilità di osservare il processo stesso di evoluzione di una nuova lingua in un contesto del tutto naturale. Non un gruppo di stranieri che cercano di comunicare, come nel caso del Pidgin, oppure dei bambini sordi riuniti in un collegio o in una comunità, come nel caso della Lingua dei Segni Nicaraguense, ma una comunità di famiglie isolate fisicamente dal resto del mondo.

    Nel deserto del Nagev, nell’attuale stato di Israele, è stata individuato il villaggio dei beduini Al Sayyid, costituito da circa 3500 persone. La comunità è stata fondata circa 200 anni fa da un unico individuo e dai suoi cinque figli ed è arrivata ora alla settima generazione.

    [inline: 3= Immagine - 3 - Un segnante della Lingua dei Segni dei beduini Al-Sayyid mentre racconta una storia] Immagine - 3 - Un segnante della Lingua dei Segni dei beduini Al-Sayyid mentre racconta una storia. ©Shai Davidi, Sign Language Research Lab, University of Haifa.

    L’isolamento geografico da un lato e le esigenze ereditarie dall’altro hanno favorito i matrimoni tra consanguinei a partire dalla terza generazione. La pratica è diffusa in questa area e ha il risultato di rafforzare i legami intra-gruppo, escludendo al contempo gli individui provenienti dall’esterno.

    Due dei figli del fondatore erano affetti da sordità congenita profonda di tipo recessivo e non sindromico, con una mutazione a carico della connessina 26 (Cx26), vale a dire la forma più diffusa tra la popolazione caucasica. Le connessine sono delle proteine che costruiscono dei canali sulla parete cellulare.

    Questi canali sono costituiti da sei subunità. Per formare un canale funzionale occorre la giustapposizione di due connessine in due cellule adiacenti. Si forma così un poro di comunicazione fra le cellule che consente il passaggio di ioni, acqua e piccoli metaboliti.

    Nelle ultime tre generazioni sono nati ben 150 individui sordi profondi preverbali. La presenza di un così elevato numero di persone non udenti ha consentito la nascita di un Lingua dei Segni ben distinto dai linguaggi segnati diffusi nell’area, quello Israeliano e quello Giordano.

    Così come era accaduto nel caso di Martha’s Vineyard anche qui i non udenti risultano ben integrati e gli udenti quasi tutti bilingue. Dopo la prima generazione, il linguaggio è andato oltre la semplice lista di parole convenzionalizzate per azioni, oggetti, persone e caratteristiche arrivando ad elaborare relazioni grammaticali per questi elementi con una modalità altamente regolare di utilizzo dei verbi.

    Nella costruzione delle frasi la lingua è caratterizzata dall’ordine soggetto-oggetto-verbo (SOV) che viene seguito in modo molto rigido. La lingua Araba e quella Ebraica (come peraltro anche quella italiana) seguono invece l’ordine SVO.

    In una lingua che manca di inflessioni, seguire fedelmente un ordine predeterminato è critico per la comprensione dei messaggi. In italiano, un frase come ‘Giovanni Francesca rincorre’ è ambigua: chi sta rincorrendo chi? Il soggetto e l’oggetto dell’azione possono essere identificati solo sulla base della loro posizione.

    In latino, in russo o in tedesco, invece, la presenza di suffissi diversi per il soggetto e per l’oggetto dell’azione (declinazione dei nomi) rende possibile ordinare arbitrariamente le parole.

    Dall’esame dell’evoluzione di questa Lingua dei Segni appare quindi che la convenzionalizzazione della posizione delle parole nella frase, basata sul loro ruolo sintattico, campare molto precocemente. Ciò risulta necessario per evitare ambiguità semantiche nell’attesa che la lingua abbia il tempo di evolvere meccanismi morfologici più complessi come la concordanza dei verbi o la marcatura dei casi.

    Sitografia

    SignWriting: Write Sign Languages www.signwriting.org

    "I segni come parole" - exhibit "Signs as Words" www.istc.cnr.it/mostralis/

    dizionario animato on line dell’ASL www.masterstech-home.com/ASLDict.html

    Liberal arts university for the deaf and hard of hearing. www.gallaudet.edu

    tesi di laurea di Michele Brunelli sulla grammatica della LIS http://michelebrunelli.interfree.it/LISgrammRestrRel.html

    New Language Points To Foundations Of Human Grammar - University of California, San diego http://ucsdnews.ucsd.edu/newsrel/soc/BedouinSignLang.asp

    Sito ufficiale dell’isola Martha’s Vineyard www.mvol.com

    SignWriting - Wikipedia, the free Encyclopedia http://en.wikipedia.org/wiki/SignWriting

    Bibliografia

    1. Bavelier D. et al., Brain and Language: a Perspective from Sign Language, Neuron, Vol. 21:275–278, 1998;

    2. Brenda Farnell, Do You See What I Mean? Plains Indian Sign Talk and the Embodiment of Action, Austin: University of Texas Press, 1995;

    3. Groce, N.E. Everyone here spoke sign language: Hereditary deafness on Martha's Vineyard, Harvard University Press, 1994;

    4. Levy N. , Reconsidering cochlear implants: the lessons of Martha’s Vineyard, Bioethics, 16(2):134-143, 2002;

    5. Sacks O., Vedere voci: Un viaggio nel mondo dei sordi, Adelphi, 1991;

    6. Sandler W et al. The emergence of grammar: systematic structure in a new language., Proc. Natl. Acad. Sci. U S A., 102(7):2661-5., 2005;

    7. William P.C., The Indian Sign Language, 1885; reprint, Lincoln: University of Nebraska Press, 1982.


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