Piano Reale e Piano della fisica teorica


    Realta' e misurazione.

    "non chiedo che una teoria corrisponda alla realtà perché non so cosa sia la realtà. La realtà non è qualcosa che potete misurare con la cartina di tornasole. Tutto ciò che mi interessa è che la teoria preveda risultati delle misurazioni"(1).

    I risultati delle misurazioni, non sono comunque affidabili perché dalla logica simbolica anche se che mediata dalla logica-biologica-evolutiva delle cose.

    Non ha alcun senso "misurare" una realtà con uno strumento che ha in se la metodologia d'interpretazione dei dati corrispondente pienamente a quella dell'allineamento neurostrutturale degli Oggetti Mentali.

    Tutto ciò si riversa nella "teoria degli insiemi", partendo da input neuropsicanalitico.

    Come abbiamo già messo in luce, anche la gravità ha comunque un ruolo essenziale nel porre i limiti cognitivi a questo tipo di logica, ed è questo il motivo predominante nella considerazione dei nostri limiti nei confronti della percezione della realtà, qualunque essa sia.

    Come del resto non è da sottovalutare il peso delle anomalie neurostrutturali originarie all'interno della "visione binoculare", dell'"organo vestibolare" derivanti in ultimo dalla struttura materiale del reale.

    Che cos'e' la realta'?

    Questa è la domanda di pragmatica che si fanno gli scienziati e i filosofi, Penrose in testa, è sempre stata in tutta la storia del pensiero occidentale fuori luogo nella sua essenza.

    Quando soprattutto gli scienziati se la pongono universalizzano sempre il concetto in termini matematico-fisici (l'unica metodologia atta a giustificare secondo questi ultimi la "misurabilità apparentemente oggettiva").

    Ma questa come abbiamo a suo tempo discusso è una pura illusione, creata da un lato dal sistema specifico (contenuto) dall'altro dal sistema non specifico (contesto),con al centro la dialettica Talamo-corticale.

    In questi ultimi decenni di ricerca neuroscientifica le molte intuizioni dei filosofi si sono chiarite ulteriormente, anche se non del tutto, poiché la "verità sperimentale" non è una cartina di tornasole a cui ci si possa appoggiare anch'essa è una realtà a tratti assoluta e ideologica.

    La matematica stessa, alla base della teoria quantistica non basta a garantire il piano reale, data la diversificazione logica, in realtà non garantisce nulla ed è indubbiamente proprio la sua logica non corrispondente sul piano reale alla fine a giustificare come pilastro il TEOREMA di Gödel.

    Il ruolo dei numeri complessi

    Poco chiara è l'interpretazione dei NUMERI COMPLESSI come è stata esposta da Roger Penrose. " "…. sembra che il ruolo dei Numeri Complessi sia così universale nella struttura della meccanica quantistica, stando effettivamente alla base fondamentale principio di sovrapposizione quantistica e, in modo alquanto diverso, dell'equazione di Schodinger, della condizione di frequenza positiva e della "struttura complessa" infinito dimensionale che compare nella "teoria quantistica dei campi"(2).

    1035 Io ripeto a tal proposito ciò ho dichiarato su Le Scienze Web News a suo tempo che "I numeri complessi pongono alla struttura matematica un limite cognitivo insuperabile nei confronti della teoria dei quanti"….ovvero la logica del NUMERO COMPLESSO in quanto INSIEME, ancora una volta bisogna ricondurla all'interno della logica degli OGGETTI MENTALI ed in particolare al suo rispecchiarsi nella "teoria degli insiemi" (3).

    Tutto questo non si può sottrarre all'ANOMALIA PERCETTIVO-STRUTTURALE di base che è in fondo la causa primaria di ogni devianza cognitivo nei confronti della quantistica.

    Geometria Euclidea piana, numeri complessi e fisica quantistica

    La geometria piana è l'unica compatibile con le nuove fisiche, ma non deve subire trasformazioni. Il cammino è l'inverso di come alcuni matematici lo immaginano, Fregugli stesso a tal proposito cade in quest'errore quando sulla scia di altri afferma "Analizzeremo in questo paragrafo le trasformazioni piane attraverso i numeri complessi" (4).

    La metodologia base deve essere rovesciata, per due ragioni assiomatiche fondamentali:

    • Solo la GEOMETRIA PIANA va oltre l'anomalia percettiva che porta al tridimensionale creata dalla visione binoculare, dalla gravitazione dalla sincronizzazione dei sensi e dalla struttura materiale-evolutiva del reale. Esiste una sola geometria, e quindi non hanno senso le trasformazioni attraverso i numeri complessi.
    • La logica matematica, seppur dialoghi con la struttura evolutiva non si identifica con quest'ultima, perché la sua una struttura neurologica è separata dal piano reale.

    Le trasformazioni piane attraverso i numeri complessi sono un errore logico legato all'ambiguità del concetto di vuoto.

    Il vuoto non può più essere nella scienza moderna concepito in termini "Aristotelici" come NULLA non ha più senso, e all'interno di una visione come la mia non dualistica ugualmente il NULLA NON HA PIU' ALCUNA SUSSISTENZA LOGICA.

    Come già Avevo scritto: l'insieme vuoto è a buon diritto un oggetto mentale, ma il problema è definire il concetto di "vuoto". Da qui partono le ambiguità legate al pensiero logico-simbolico ed i vari dualismi, non ultimo quello fra intuizione matematica e percezione fisica, fino a Godel e oltre.

    La struttura matematica ha queste contraddizioni in sé. Il concetto di "vuoto" non esiste a livello "neurostrutturale-simbolico", ma esiste sul piano del "segno" matematico (Ø). Non esiste in quanto rispecchiamento degli Oggetti Mentali, ma esiste nel linguaggio matematico esplicito. Con il TRANSFERT avviene la traslazione del materiale in parte genetico, dall'INCOSCIO al PRECONSCIO. In questo modo è possibile il passaggio dal SIMBOLO al SEGNO, ovvero "dall'immagine al concetto"(5).

    Questo processo tende ad ottenere possibile a livello di SEGNO ESPLICITO Ø attraverso l'analisi delle trasformazioni piane attraverso i numeri complessi, un'operazione che, come ho già affermato, deve essere rovesciata, perchè acquisti di logicità, e d'altra parte l'irrazionalità di questa operazione è già presente nel concetto psicoanalitico stesso.

    Note

    (1)Come cita Penrose da Stephen Hawking, pag. 785, il paradosso della misura, in La strada che porta alla realtà, Rizzoli, MI, 2005.

    (2)op. cit. pag. 1035.

    (3)Roberto Ettore Bertagnolio, Le Scienze Web News ( www.lswn.it), l'insiemistica come passaggio intermedio fra gli oggetti mentali e il linguaggio algebrico.

    (4)P. Fregugli. Geometria e Numeri, Bollati Boringhieri, 2006 TO, Pagine. 39-46.

    (5) op. cit., R. E. Bertagnolio, il passaggio dal simbolo immagine al concetto segno.

    Sitografia

    "I numeri complessi pongono alla struttura matematica un limite cognitivo insuperabile nei confronti della teoria dei quanti" - lswn.it www.lswn.it/neuroscienze/articoli/numeri_complessi



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