Quando la matematica incontra la storia dell'arte


    A ridosso della Pasqua la rivista Nature riporta una nuova sorprendente interpretazione iconografica della Flagellazione di Piero della Francesca destinata a destare scalpore.

    La scena che si presenta innanzi ai nostri occhi è inquietante nella sua staticità. Sullo sfondo, all'interno di un loggiato, due figure flagellano un uomo legato ad una colonna sormontata dalla statua di una divinità pagana.

    Due personaggi assistono impassibili alla scena: una figura autoritaria seduta su uno scranno ed un uomo in abiti orientali che ci volge le spalle.

    In primo piano, all'esterno del loggiato, tre personaggi enigmatici posano con lo sguardo fisso nel vuoto: a destra, la barba e gli abiti suggeriscono un ambasciatore orientale, al centro la figura angelica di un giovane ragazzo, a sinistra un elegante nobiluomo italiano con un ricco abito intarsiato di ricami che rappresentantano dei cardi.

    La fama della Flagellazione di Piero della Francesca è superata solo dalle controversie sulla sua interpretazione iconologica. Sia il commitente che la datazione sono incerte, anche se vi è un certo accordo che la tela sia stata dipinta attorno al 1460.

    Sullo sfondo, nel loggiato illuminato da destra, la scena rappresenta inequivocabilmente la flagellazione di Cristo nel Venerdi' Santo. Ma chi sono i tre personaggi in abiti moderni sulla destra? Negli ultimi quarant'anni si sono succedute molte diverse teorie, nessuna delle quali sembra completamente soddisfacente.

    David King, direttore dell'Istituto di Storia della Scienza di Francoforte, Germania, propone ora una nuova chiave di lettura, basata su un parallelo tra un astrolabio rinascimentale ed il celebre quadro.

    L'astrolabio, uno strumento utilizzato per la navigazione, fu costruito nel 1462 da Ioannes Regiomontanus, un astronomo viennese pupillo del cardinale bizantino Giovanni Bessarione. Su di esso è inciso un epigramma in latino che, se utilizzato come una sorta di codice criptato, consentirebbe di decifrare il dipinto di Piero.

    Ma procediamo con ordine, esaminando le interpretazioni più accreditate.

    Negli anni '70 la storica dell'arte Marilyn Aronberg Lavin della Università di Princeton, ha identificato nella scena del loggiato Ponzio Pilato seduto sul trono e Erode di spalle, per analogia con altre numerose rappresentazioni della Flagellazione che dovevano essere note a Piero.

    Le figure in primo piano sarebbero: a destra Ludovico Gonzaga, marchese di Mantova ed a sinistra il suo intimo amico, l'astrologo Ottavio Ubaldini della Carda che viveva presso il palazzo ducale di Urbino e viene identificato dalle decorazioni di cardo sulla ricca veste.

    Secondo quanto riportato dalle cronache La Flagellazione, oggi collocata nel Palazzo Ducale di Urbino, possedeva originariamente una cornice sui cui era inciso Convenerunt in Unum (si riunirono insieme), una citazione dal Salmo II che fa parte del servizio del Venerdi' santo.

    All'epoca del dipinto sia Ottavio che Ludovico avevano appena subito la perdita di un figlio e la figura al centro ne rappresentebbe appunto il ritratto congiunto. La scena si articolerebbe dunque come un parallelo tra il lutto dei due personaggi e la passione di Cristo e questo spiegherebbe l'iscrizione sulla cornice.

    Secondo la Lavin il dipinto sarebbe stato commissionato da Ottavio per la sua cappella privata, denominata Del Perdono, collocata nel Palazzo Ducale di Urbino e nella quale si trova un altare di dimensioni compatibili con La Flagellazione. Immaginando di collocare il dipinto sull'altare, la prospettiva apparirebbe perfettamente strutturata per il punto di vista di un osservatore inginocchiato di fronte ad esso.

    Oltre alla precedente, le interpretazioni più interessanti sono quelle della bizantinista Silvia Ronchey e dello storico Carlo Ginzburg che inquadrano la scena nel quadro storico-politico dell'epoca. Agli inizi del XV secolo la chiesa cattolica romana e quella orientale erano divise a proposito dei rapporti interni alla Trinità.

    Un fallito tentativo di riconciliazione delle due diverse posizioni teologiche era stato messo in atto nel Concilio di Ferrara e Firenze del 1438 - 1439, aperto dal Arcivescovo di Nicea Giovanni Bessarione.

    La Ronchey individua nella figura con il turbante non Erode ma bensì il Sultano turco Maometto II, mentre Ponzio Pilato celerebbe l'Imperatore bizantino Ioannes VIII Paleologo, identificato dalla porpora delle calzature e del cappello, privilegio riservato agli Imperatori d'Oriente.

    Le tre figure in primo piano rappresenterebbero lo stesso Bessarione, il fratello dell'Imperatore bizantino Tommaso Paleologo, e Niccolò III d'Este duca di Ferrara, città nella quale si teneva il concilio.

    Il cardinale Bessarione tentò in seguito di promuovere una crociata per la liberazione di Costantinopoli, caduta sotto l'assedio degli Ottomani nel 1453.

    Tale ipotesi fu discussa nel successivo Concilio di Mantova e, secondo Carlo Ginzburg, il dipinto rappresenterebbe l'invito rivolto a Federico da Montefeltro a partecipare alla crociata antiturca dallo stesso Bessarione e dall'umanista Giovanni Bacci. La figura angelica al centro corrsiponderebbe a Bonconte II da Montefeltro, giovane protetto del Cardinale morto per malattia in giovane età.

    Sullo sfondo di questi approcci tradizionali basati sull'analisi del contesto storico e delle caratteristiche stilistiche dell'opera, ecco arrivare come un turbine la teoria di King, basata su codici enigmistici e relazioni matematiche.

    King ed il suo collaboratore Berthold Holzschuh avrebbero scoperto un parallelo tra l'epigramma inciso sull'astrolabio e le otto figure del quadro.

    L'epigramma è un distico elegiaco 'quasi' perfetto. Infatti presenta imperfezioni della metrica. Vi sono inoltre tra le lettere delle spaziature singolarmente irregolari che. Queste imperfezioni sono difficilmente riconciliabili con l'abilità tecnica e poetica del Regiomontanus, tanto che hanno fatto pensare ad alcuni studiosi che l'astrolabio fosse un falso di epoca recente.

    Secondo King, quelli che sembrano all'apparenza difetti sono in realtà degli artifici utilizzati per ottenere un codice criptato. L'epigramma celerebbe un acrostico strutturato su otto colonne che consentirebbe di identificare i personaggi della Flagellazione di Piero.

    Sovrapponendo al quadro l'epigramma opportunamente ingrandito si ottiene una perfetta giustapposizione tra i nomi in colonna ed i personaggi ritratti nel dipinto. L'epigramma rappresenterebbe quindi una sorta di didascalia della Flagellazione.

    Scondo King, il potente assiso sul trono corrisponderebbe all'Imperatore Ioannes III, ad Erode ed a Ponzio Pilato. L'uomo falgellato rappresenterebbe Cristo e la Chiesa ed il personaggio di spalle con il turbante si identificherebbe nel sultano Ottomano e di nuovo in Erode. Infine, con una congettura inedita, l'uomo che tocca Cristo sarebbe Giuda Iscariota.

    Quale di queste possibili identità è quella giusta? Qui King ci sorpende con un approccio del tutto nuovo. Egli afferma che le diverse soluzioni del codice sono tutte corrette, consentendo letture alternative dell'epigramma in funzione di del suo lettore. E tutte si ricongiungono nel quadro: Convenuntur in unum.

    Per quanto riguarda le controverse figure in primo piano, anche qui King procede con le identificazioni multiple. La figura con la barba corrisponderebbe sia al Cardinale Giovanni Bessarione, sia a Bessarione, l'asceta egiziano del V° secolo alla cui figura il Cardinale si era ispirato assumendone il nome.

    L'angelico giovane al centro sarebbe nel contempo il giovane Regiomontanus, ma anche Buonconte, Bernardino Ubaldini della Carda e Vangelista Gonzaga, tutte figure di giovani vicini al cuore di Bessarione e prematuramente scomparsi per malattia.

    Infine il dignitario sulla destra sarebbe associato a tre personaggi: al nobile Giovanni Bacci, al padre di Bernardino Ubaldini, Ottavio, ed infine a Ludovico Gonzaga, padre adottivo di Vangelista ed ospite del Concilio di Mantova.

    L'analisi matematica condotta da King si spinge oltre. Secondo lo studioso tedesco, epigramma e dipinto sarebbero entrambi scanditi da uno speciale rapporto matematico, la cosiddetta sezione aurea, considerato nell'antichità simbolo di perfezione e gradevolezza estetica.

    King individua due linee verticali chiave, a 3/8 e 5/8 del epigramma, in corrisponenda della B e della I della parola Bessarion (vale a dire le iniziali del cardinale). Nella sovrapposizione con il dipinto, la prima linea divide la scena della Flagellazione nel rapporto aureo, passando attraverso gli occhi della figura di Cristo. La seconda linea passa invece sulla figura di Bessarione.

    Il quadro rappresenterebbe complessivamente un parallelo tra la Passione di cristo e quello che per Bessarione era stato il tradimento di Costantinopoli da parte dell'Occidente.

    A sostegno dell'ipotesi di King vi sono diversi indizi: i giochi di parole ed i messagi criptari appartenevano al gusto dell'epoca. Gli stessi Salmi, ad esempio, quando letti nella lingua originale, presentano degli acrostici. Inoltre, il rigore della prospettiva della Flagellazione indica una meticolosa pianificazione matematica.

    Non vi sono evidenze dirette che Bessarione avesse commisionato il quadro a Piero ma i due si conoscevano come dimostra il fatto che il Cardinale è rappresentato negli affreschi delle Leggenda Della Vera Croce, nella Basilica di San Francesco ad Arezzo.

    Gli storici dell'arte hanno reagito con scetticismo alla teoria etichettandola come un'astrusa congettura priva di fondamenti. E' anche possibile che il tono un po' saccente di King, un outsider nel campo degli studi della pittura rinascimentale, abbia irritato qualcuno.

    Altri studiosi dell'area, con alle spalle un più significativo background scientifico, si sono mostrati più interessati anche se ritengono che King, il cui campo di eccellenza sono gli strumenti scientifici antichi, si sia spinto un po' troppo oltre nelle sue deduzioni ed affermano che accettare questa teoria, data la scarsità delle evidenze oggettive, richiede sostanzialmente un atto di fede.

    In fondo, ricombinando a più riprese le lettere dell'epigramma si puo' ottenere un po' di tutto, quasi come giocando a Scarabeo.

    E' vero però che, nell'affrontare l'analisi delle opere pittoriche del rinascimento occorrerebero delle solide basi scientifiche. Gli attuali critici dell'arte, infatti spesso non sono all'altezza degli artisti che essi studiano in quanto conoscenze di geometria.

    Piero era conosciuto dai suoi contemporanei come eminente matematico e scrisse un trattato sulla prospettiva, il De prospectiva pingendi.

    Tuttavia la teoria di King guadagnerebbe in credibilità se fosse possibile trovare riscontro nelle analisi strumentali della tela, ad esempio verificando la presenza di linee tracciate nella fase di preparazione, in corrispondenza dei punti indicati dallo studioso.

    L'astrolabio e il dipinto, il cardinale e l'asceta egiziano, le due Chiese divise, la Passione di Cristo e la caduta di Costantinopoli, i due Ioannes - il Cardinale e il Regiemontanus -, il cardinale definito basileus - dal greco re - e l'etimo regio nel nome dell'autore dell'epigramma …,tutti questi doppi, secondo King – che, curiosa coincidenza, significa re in inglese -, tutti questi doppi si diceva Convenuntur in unum nel dipinto.

    L'ipotesi, anche se non sufficientemente suffragata da evidenze oggettive, è senza dubbio affascinante e merita ulteriori approfondimenti. Di certo susciterà molto rumore.

    Bibliografia

    • Marchant J., Science and art: A leap of faith. Nature. 2007 Mar 29;446(7135):488-92
    • J. D. Passavant, Raffaello of Urbino and His Father, Giovanni Santi, Macmillan, London and New York, 1872
    • Marilyn Aronberg Lavin, Piero della Francesca: the Flagellation, University of Chicago Press , 1973.
    • Kenneth Clark, Piero della Francesca, Phaidon, London, 1951
    • Carlo Ginzburg, Indagini su Piero. Il Battesimo, il ciclo di Arezzo, la Flagellazione di Urbino, Einaudi, Torino, [1981, 1982, 1994] 2001
    • Silvia Ronchey, L'enigma di Piero, Rizzoli, Milano, 2006,

    Sitografia

    http://web.uni-frankfurt.de/fb13/ign/ign.html Frankfurt Institute for the History of Science

    http://web.uni-frankfurt.de/fb13/ign/Code.htm sito del Professore David King dove possono essere reperite informaizoni più dettagliate sulla sua teoria interpretativa

    Silvia Ronchey Web Site www.silviaronchey.it

    http://www.engramma.it/engramma_revolution/52/052_news.html recensione del libro di Silvia Ronchey, L'enigma di Piero

    http://www.engramma.it/engramma_revolution/52/052_saggi_ginzburg.html recensione del libro di Carlo Ginzburg, Indagini su Piero

    Nature.com www.nature.com

    Giovanni Bessarione - Wikipedia - L'enciclopedia Libera http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Bessarione Pagina della Wikipedia in Italiano dedicata a Giovanni Bessarione

    Sezione Aurea - Wikipedia - L'enciclopedia libera http://it.wikipedia.org/wiki/Sezione_aurea Pagina della Wikipedia in Italiano dedicata alla sezione Aurea

    Distico Elegiaco - Wikipedia - L'enciclopedia libera http://it.wikipedia.org/wiki/Distico_elegiaco Pagina della Wikipedia in Italiano dedicata alla distico elegiaco.



    Newsletter

    Resta informato con le nostre notizie periodicamente

    Cliccando sul pulsante iscriviti acconsenti al trattamento dei tuoi dati. La tua email non verrà MAI ceduta a nessuno!