Retina, dualismo e fisica di base


    I limiti della neurobiologia positivista

    Il dualismo è per sua natura congenito al pensiero a causa dell'anomalia che si riflette anche sul piano celebrale e in seguito anche sul piano della percezione, e a questo punto, essendo i piani percettivi non coincidenti per motivi strutturali, la frattura dualistica si estende anche sulla dialettica TALAMO-CORTICALE dove teoricamente dovrebbe realizzarsi la fusione perfetta tra il sistema specifico(contenuto) e quello non specifico(contesto), ma così non è.

    Percezione e Comprensione.

    Non si tratta di separare i due contesti sulla scia della dottrina di Kant.

    A sua discolpa al filosofo della ragion pura ha il fatto di essere vissuto prima delle scoperte neuroscientifiche, questo comunque l'ha preservato dai risultati scientifici confusi su cui sono approdate le ricerche sulla visione di Semir Zeki 1 o di altri neurobiologi.

    Conoscendo la moltitudine delle aree associative della corteccia visiva del macaco forse avrebbe cambiato idea sul dualismo, dico forse, perché l'aver dimostrato questo nel macaco non sposta il giudizio dualistico sull'uomo.

    In questi ultimi 20 anni non mi sono accontentato di fare un lavoro di critica negativa mettendo in evidenza i limiti gnoseologici di una scienza di stampo neopositivista atta a universalizzare i concetti e ad astrarli dalla struttura dialettica biologizzandoli, ma ho individuato il ruolo necessitante della neurostruttura mettendo in evidenza l'impossibilità cognitiva di studiare la corteccia prestriata del macaco con tutte le sue aree associative e negare ad un tempo il dualismo congenito nelle sue motivazioni strutturali profonde nel uomo, quelle stesse motivazioni che sono la base della formazione della coscienza e dell'evoluzione millenaria del pensiero logico-simbolico, che i macachi non possiedono.

    La mancanza di una struttura dualistica nel macaco, non prova assolutamente niente riguardo le aree associative nell'uomo, non prova, in particolare, che esse determinino o meno la struttura dualistica.

    Nota:

    1Semir Zeki, L'elaborazione dell'immagine visiva (40-48) I misteri della mente. Le Scienze n. 101quaderni, aprile 1998, oppure da le scienze n. 291, novembre 1992.


    Osservazioni ulteriori sulla tridimensionalità in rapporto ai segnali che arrivano alle aree specializzate della retina come quelli provenienti da V1

    Zeki afferma e quasi si stupisce che nonostante le lesioni "se l'area della retina e l'area V1 non sono danneggiate, la loro percezione della forma, della profondità e del movimento rimane intatta" 2.

    Questo spiega indirettamente che se il concetto può essere esteso seguendo l'universalizzazione neopositivista questo sarebbe una prova ulteriore atta a avvallare la tesi che il danneggiamento di quest'area nell'uomo sarebbe irrilevante nei confronti delle aree associative, ai fini della visione tridimensionale.

    Occorrono ben altri elementi oltre a queste aree a tale fine e in particolare due elementi fondamentali, come il ruolo delle leggi gravitazionali e l'apparato neurostrutturale agente attraverso la dialettica talamo-corticale in cui la struttura storica del reale ha un importanza fondamentale per la formazione neurostrutturale della visione.

    Se si tiene conto di ciò, allora si può parlare giustamente del mondo visibile come invenzione del sistema visivo ma solo se si riconosce pienamente tale svolta epistemologica neostrutturale.

    Il mondo visibile e realtà della fisica di base

    Le idee fondamentali su cui si è concepita la fisica di base sono tre:

    • OSSERVAZIONE
    • RAGIONAMENTO
    • ESPERIMENTO

    Nota:

    2op.cit.pag.44. (Semir Zeki)


    Il punto 1 è fondamentale, ma noi che cosa osserviamo veramente?

    Osserviamo il risultato percettivo-dialettico intercorrente tra soggetto-oggetto.

    In questo senso l'osservazione non è che il prodotto di un'invenzione del SISTEMA VISIVO–NEUROSTUTTURALE.

    Dal punto 1 deduciamo le linee guida per il punto 2 fondato sulla logica matematica, la quale è, come abbiamo dimostrato una logica neurostrutturale che non corrisponde alla logica evolutiva delle cose.

    Il terzo punto non è affidabile perché è fondato sulla misurazionee in quanto tale è un sottoprodotto opinabile, non solo attraverso una prospettiva relativistica come Einstein ha dimostrato ma in particolare come precipitato di una differenziazione logica di base che discende dalla teoria degli insiemi quale rispecchiamento dell'allineamento neurostrutturale degli oggetti mentali e come tale è un anomalia congenita.3

    Noi chiamiamo normalmente questa sequenza(1-2-3), da Galileo in avanti metodo scientifico, e come afferma con ragione R. P: Feynman "Dovremo limitarci alla pura e semplice descrizione della nostra visione di ciò che a volte viene chiamato fisica fondamentale, ossia delle idee fondamentali nate dall'applicazione del metodo scientifico.

    Cosa si intende quando si dice che capiamo una cosa?

    Possiamo immaginare che questo complicato apparato di cose in movimento che chiamiamo mondo sia simile a una partita di scacchi, di cui noi siamo spettatori.

    Non conosciamo le regole del gioco, tutto ciò che ci è permesso è guardare la partita"4.

    Qui sta il punto cruciale, nel non cristallizzare ed eternizzare delle regole ritenute oggettive.

    Ma per non stare solo a guardare dobbiamo decifrare la dimensione strutturale.

    Nota:

    3 lswn.it Insiemi Bertagnolio L'insiemistica come passaggio algebrico;

    4R. P. Feynman, Sei pezzi facili, Ed. Adelphi, ottava edizione giugno 2006.pag.52.



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