Tecnica innovativa ripristina il movimento delle mani nelle persone paralizzate


    Una nuova tecnica chirurgica rende possibile il recupero di alcuni movimenti delle mani e delle braccia da parte di quei pazienti che hanno subito delle lesioni del midollo spinale alla base del collo.

    Immagine 1 – Il dott. Michael Bavlsik mentre impugna un otoscopio di fronte al chirurgo Ida Fox. Bavlsik è uno dei nove pazienti tetraplegici che hanno riconquistato l’uso di alcuni movimenti delle mani e delle braccia dopo l’intervento chirurgico eseguito con la nuova tecnica. La procedura pionieristica è stata eseguita presso la scuola di medicina dell’Università di Washington. Credits: E. Holland Durando.

    Analogamente agli scambi ferroviari che mettono in contatto alcuni binari con degli altri, il focus è sul reindirizzamento dei passaggi. Ma, anziché far passare i treni da un binario ad un altro, ad essere reindirizzati sono i nervi periferici delle braccia e delle mani di un paziente tetraplegico collegando i nervi sani ai nervi lesi.

    In sostanza, la nuova rete di nervi reintroduce la “conversazione” tra il cervello e i muscoli in modo tale che i pazienti sono in grado di compiere ancora una volta le attività che favoriscono l'indipendenza, come nutrirsi o scrivere con una penna.

    I ricercatori hanno valutato i risultati della tecnica chirurgica del trasferimento dei nervi in nove pazienti tetraplegici con lesioni del midollo spinale alla base del collo. Ogni paziente ha avuto un miglioramento delle funzionalità delle mani e delle braccia. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Plastic and Reconstructive Surgery.

    «Fisicamente, la chirurgia del trasferimento dei nervi fornisce miglioramenti incrementali nelle funzioni della mano e del braccio. Nonostante dal punto di vista fisico questi progressi siano minimi, dal punto di vista psicologico rappresentano dei passi avanti enormi per quanto riguarda la qualità della vita di un paziente» scrive Ida K. Fox, professore di chirurgia plastica ricostruttiva presso l’Università di Washington, St. Louis. «Una volta, uno dei miei pazienti mi ha detto che è stato in grado di afferrare con le dita uno spaghetto che era caduto sul proprio petto mentre stava mangiando. Prima dell’intervento chirurgico, non riusciva nemmeno a muovere le dita. Per lui riuscire a pulirsi senza chiedere l’aiuto di nessuno è stato un notevole passo in avanti».

    Il midollo spinale umano è formato da morbidi fasci nervosi e serve da “torre di controllo del corpo” permettendo la comunicazione delle attività fisiche impartite dal cervello. Il midollo spinale cervicale è compreso tra sette vertebre del collo (dalla C1 alla C7).

    Fondamentalmente, i professionisti del settore sanitario sperano di scoprire un modo per ripristinare il movimento completo di circa 250.000 persone che vivono negli Stati Uniti con lesioni al midollo spinale. Più della metà di tali lesioni coinvolgono il collo.

    Tuttavia, fino a quando non verrà trovata una cura, i progressi fatti nella riconquista dell'indipendenza nelle attività di base di routine rappresentano comunque un passaggio importante. Infatti, uno degli effetti più umilianti del danno alla colonna vertebrale è l'incapacità di gestire le funzioni della vescica o dell'intestino.

    Privacy e dignità

    «Le persone affette da lesioni al midollo spinale non possono controllare tali funzioni perché i loro cervelli non possono comunicare con i nervi della parte inferiore del corpo; queste persone spesso non sentono il bisogno di andare in bagno» scrive il dott. Fox. «Il paziente non è in grado di applicare né un catetere per svuotare la propria vescica né una supposta e deve necessariamente fare affidamento sull'aiuto di una badante. Dopo l’intervento chirurgico uno dei miei pazienti è stato in grado di applicare il catetere senza l'aiuto di nessuno. Oltre dieci anni fa aveva subito un incidente e per qualsiasi attività doveva fare affidamento sull'aiuto esterno. Questo ha permesso il recupero da parte del paziente di una buona parte di dignità e privacy» continua il dott. Fox.

    La procedura ha consentito ad un paziente, medico del St. Louis e padre di 8 bambini, di tornare a mangiare autonomamente con una forchetta, scrivere con una penna, visitare nuovamente i suoi pazienti con l’otoscopio e guidare l’automobile. Michael D. Bavlsik questo il nome del paziente, nel 2012 a seguito di un tamponamento con la sua autovettura è rimasto completamente paralizzato. Dopo 3 anni dall'incidente si sposta grazie ad una sedia a rotelle elettrica.

    «La chirurgia del trasferimento dei nervi mi ha aiutato molto perché ha ripristinato la funzionalità del tricipite e ha migliorato la mia presa,» scrive Bavlsik, assistente professore di medicina clinica. 

    Immagine 2 - Colonna vertebrale (in rosso sono riportate le vertebre cervicali) - "Gray 111 - Vertebral column-coloured" by Henry Vandyke Carter - Henry Gray (1918) Anatomy of the Human Body (See "Book" section below) Bartleby.com: Gray's Anatomy, Plate 111 altered by User:Uwe Gille. Licensed under Public Domain via Wikipedia Commons.

    La tecnica chirurgica pionieristica è stata sviluppata circa 25 anni fa dall’attuale autore dello studio, Susan E. Mackinnon, direttore della divisione di chirurgia plastica ricostruttiva della scuola di medicina dell'Università di Washington, St. Louis. La tecnica è stata inizialmente eseguita per ripristinare il movimento degli arti dei pazienti che avevano riportato lesioni ai nervi periferici e avevano quindi perso la capacità di muovere un piede o un braccio. Ma negli ultimi cinque anni, la stessa tecnica è stata utilizzata per ripristinare i movimenti (parziali) dei pazienti che hanno subito lesioni al midollo spinale. L’intervento chirurgico può essere eseguito anche dopo anni dal trauma che ha portato alla lesione del midollo spinale.

    Poiché i chirurghi collegano i nervi sani ai nervi lesi dei pazienti nella parte superiore del braccio (dalla spalla al gomito), la tecnica ha come obiettivo i pazienti che hanno lesioni alla vertebra C6 o alla C7, ossia le ossa più basse del collo. Generalmente la tecnica non aiuta i pazienti che hanno perso completamente le funzionalità del braccio a causa di lesioni gravi nelle vertebre che vanno dalla C1 alla C5 (vedere schema della colonna vertebrale - Immagine 2).

    Bypassando il midollo spinale, i chirurghi reindirizzano i nervi sani facendoli passare al di sopra della zona della lesione, di solito nelle spalle o nei gomiti, fino ai nervi lesi nella mano o nel braccio. Non appena viene stabilita una connessione, i pazienti vengono sottoposti ad un’intensa terapia fisica per allenare il cervello a riconoscere i nuovi segnali dei nervi, tale processo richiede circa 6/18 mesi.

    «I progressi dopo la tecnica chirurgica non sono istantanei,» scrive Susan Mackinnon, direttore del Center for Nerve Injury and Paralysis e professore di chirurgia. «Ma una volta ottenuti tali progressi, i benefici della chirurgia forniscono un modo per migliorare la qualità della vita quotidiana degli individui con lesioni al midollo spinale» continua Mackinnon. 

    Un altro paziente che ha beneficiato della tecnica chirurgica è un uomo di 72 anni che è stato sottoposto all'intervento chirurgico due anni dopo aver subito una lesione del midollo spinale cervicale. I medici hanno prelevato del tessuto sano dal braccio del paziente e dopo averlo collegato ad un nervo danneggiato (nervo che controlla la capacità di pizzicare un oggetto) hanno connesso tale nervo ad un nervo sano ripristinando così la capacità dell'uomo di flettere il proprio pollice e l’indice. Questo ha permesso all’uomo di nutrirsi nuovamente da solo e di afferrare con la mano una bottiglia d'acqua.

    La Craig H. Neilsen Foundation ha finanziato la ricerca.



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