Verde, blu e… blerde?


    In italiano possediamo due diverse parole per indicare i concetti astratti di ‘rosso' e ‘viola'. Accade lo stesso in ogni lingua del mondo? Una nuova analisi dei dati del World Color Survey (WCS) database pubblicata su PNAS conferma l'esistenza di universali linguistici nella denominazione dei colori.

    Nonostante il nostro sistema visivo sia capace di discernere in modo continuo all'interno di una grande varietà di sfumature cromatiche, nella maggior parte delle lingue il lessico dei colori è organizzato attorno un numero discreto e limitato di punti focali.

    Si è a lungo discusso se questa organizzazione discontinua dello spazio del colore sia dovuta a restrizioni percettive e cognitive insite nel nostro sistema nervoso, e sia quindi universale, o se sia l'effetto di situazioni culturali contingenti, e quindi relativa.

    [inline: 1= Immagine - 1 - Paints] Immagine - 1 - Paints ©David MacPhee

    In altri termini, il significato delle parole è vincolato dalle caratteristiche, universalmente condivise, dell'ambiente fisico, della percezione sensoriale e della cognizione oppure è determinato principalmente dall'arbitrarietà delle convenzioni linguistiche? Si tratta evidentemente di una versione del dualismo tra caratteristiche innate ed acquisite o per dirla all'anglosassone, della questione "Nature versus Nurture".

    Nel 1976 è stato dato il via al World Color Survey, un progetto di catalogazione dei termini utilizzati nelle varie lingue per indicare i colori.

    Un gruppo di studiosi ha girato il mondo per quattro anni mostrando alle diverse popolazioni un campionario cromatico standard e registrando in che modo i vari nomi venivano abbinati ai colori.

    Dal 2002 questo database, risultato dal campionamento di 110 linguaggi, è di dominio pubblico e due ricercatori statunitensi, Delwin Lindsay e Angela Brown della Ohio State University di Columbus, hanno deciso di analizzare nuovamente il materiale con dei sofisticati strumenti statistici.

    I risultati sono apparsi su PNAS nel mese di Ottobre e dimostrano che, in tutti i linguaggi del mondo, si possono identificare 8 categorie di colore corrispondenti nella lingua inglese a RED, YELLOW + ORANGE, GREEN, BLUE, PURPLE, BROWN, PINK e … GRUE.

    Che colore è GRUE? Nessuna preoccupazione: non è una lacuna nel vostro inglese. Si tratta di una parola ottenuta dall'unione di GReen e blUE.

    Infatti molte lingue non distinguono tra questi due colori ed il verde ed il blu finiscono per rientrare in un'unica categoria concettuale, che in italiano potremmo divertirci a definire BLERDE. In queste lingue sono possibili quindi frasi come "blerde come il cielo" o "blerde come una foglia".

    [inline: 2= Immagine - 2 - Acrylic Paints] Immagine - 2 - Acrylic Paints ©swales.wea.org.uk

    Per contro esistono lingue (ad esempio il Curdo o il Kazako) in cui si usano due parole distinte per indicare il colore di oggetti verdi naturali, quali i vegetali, e di quelli verdi costruiti dall'uomo.

    L'osservazione della possibilità di diversi modi di categorizzare il blu e per il verde mal si concilia con la tesi di un'organizzazione universale dello spazio dei colori proposta dai due autori.

    La Brown per risolvere l'incongruenza, propone nelle popolazioni che hanno il GRUE nella loro tavolozza sia presente un'anomalia percettiva legata alla prolungata esposizione alla luce solare.

    Infatti, all'interno del database del World Color Survey, i linguaggi che prevedono la categoria GRUE (ad esempio Vietnamita, Cinese antico, Yucatec Maya, Zulu) appartengono a popolazioni che vivono sulla linea dell'equatore.

    Un eccesso di raggi UV-B provocherebbe secondo la ricercatrice un precoce invecchiamento del cristallino che diventerebbe meno trasparente in particolare alle radiazioni a più bassa lunghezza d'onda.

    Questo fenomeno diminuirebbe capacità di percepire il colore blu, un pò come succederebbe se indossassimo degli occhiali dalle lenti gialle.

    Diversi autori però non sono d'accordo con questa tesi.

    Joseph Hardy, un oculista dell'Università di Davis, California ha verificato che in individui anziani in cui sia presente la cosiddetta brunescenza del cristallino, ossia questa opacità legata all'invecchiamento delle lente, non vi è alcuna cecità al blu.

    [inline: 3= Immagine - 3 - Bands of Different Colour] Immagine - 3 - Bands of Different Colour ©swales.wea.org.uk

    Un altro punto debole della teoria della Brown è che nel database originale non sono state considerate alcune lingue, come ad esempio il gallese, dove pure manca la distinzione fra blu e verde.

    Tuttavia le isole britanniche sono probabilmente quanto di più lontano da un clima equatoriale si possa immaginare.

    Inoltre alcune di queste popolazioni vivono sì a ridosso dell'equatore ma eventualmente nel folto della foresta pluviale, dove gran parte della luce solare è schermata dalla fitta vegetazione.

    Probabilmente l'antitesi tra la versione universalista e quella relativista nella denominazione dei colori andrebbe superata assumendo una posizione intermedia.

    Pur essendo presenti dei vincoli universali al modo in cui lo spazio del colore può venire suddiviso in unità discrete, le specifiche scelte lessicali delle varie lingue possono influenzare la percezione e la cognizione del colore di ciascun individuo.

    21/10/2006

    Bibliografia

    Hardy J.L. & Frederick C.M.., Color naming, lens aging, and grue: What the optics of the aging eye can teach us about color language, 2005, Psychol. Sci.,16:321-7.

    Kay P. & Regier T., Abstract Language, thought and color: recent developments.,2006, Trends Cogn Sci.10:51-4.

    Lazar-Meyn H.A., "Grue" in the Celtic Languages of the British Isles, 2004, Psychol. Sci.,15:288

    Lindsay D.T. &Brown A.M. Universality of color names, 2006, PNAS, 103:16608-16613

    Sitografia

    The World Color Survey www.icsi.berkeley.edu/wcs

    PNAS - Proceedings of the National Academy of Sciences www.pnas.org

    Distinguishing blue from green in language - Wikipedia, the free encyclopedia http://en.wikipedia.org/wiki/Distinguishing_%22blue%22_from_%22green%22_in_language

    OSU - The Ohio State University www.osu.edu

    University of California, Davis www.ucdavis.edu



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