Epistemologia


    Il sistema gravitazionale inteso come superamento dialettico dell'apparente contraddizione relativistica tra quadridimensionale e bidimensionale con l'omissione metodologica all'interno della struttura matematica della costante z (in riferimento alla terza dimensione spaziale). Riflessioni sul dualismo e sulla teoria delle stringhe e sull'infinito della materia.

    L’esclusione della tridimensionalità non pregiudica la rappresentazione della curvatura dello spazio-tempo in accordo con la teoria relativistica generale.

    E’ la struttura matematica della teoria ad essere illustrata in termini BIDIMENSIONALE, è l’intera relatività generale a configurarsi su una superficie bidimensionale, e su quest’ultima è stato tracciato il reticolo delle COORDINATE SPAZIALI (X Y).
    E’ stato Einstein stesso che ha omesso la tridimensionalità dal linguaggio formale come spiega Delbrükc (1).

    "La struttura matematica della teoria è così illustrata da una superficie bidimensionale … la superficie è incurvata, o deformata, nella quarta dimensione T, a causa della presenza di un forte campo gravitazionale (dovuto ad una stella o a qualche altro oggetto massivo) collocato al fondo dell’imbuto formato dalla superficie.

    Il valore della curvatura dello spazio aumenta con l’intensità del campo gravitazionale, cosicché se un raggio di luce viaggia dal punto (x,y), al punto (x’, y’), sia la direzione del suo cammino, sia il tempo impiegato per compiere il viaggio (e quindi anche la distanza misurata fra i due punti) ne subiranno l’effetto".

    [inline: 1= Immagine - 1 - Rappresentazione tridimensionale a imbuto della superficie] Immagine - 1 - Rappresentazione tridimensionale a imbuto della superficie

    Tenendo conto della luce e tutto ciò che implica il rapporto LUCE - SISTEMA VISIVO da un lato e lo stesso SISTEMA GRAVITAZIONALE dall’altro e tenendo conto della loro incidenza sulla PERCEZIONE(2) , ma in particolare tenendo conto del LIMITE EPISTEMOLOGICO che ancora positivista nella sua fede assoluta e adialettica nel sistema esperienziale, non poteva che fermarsi ad una relatività METODOLOGICA.

    Una epistemologia storico-dialettica, è l’unica in grado di cogliere(3) l’influenza del sistema "gravitazionale" anche all’interno della percezione oltre che elemento astrofisico esterno (mette in crisi la vecchia interpretazione dialettica soggetto-oggetto), ed è l’unica in grado di dare un segnale non contraddittorio all’interno della fisica relativistica riguardo al passaggio dal quadridimensionale al bidimensionale.

    L’asportazione della tridimensionalità nella riduzione relativistica a pensiero logico-simbolico è la prova che a livello di logica formale il tridimensionale non regge all’interno delle nuove concezioni geometriche. Assumendolo come valore cognitivo, seppur escludendolo a livello formale, non permette di andare oltre una visione limitata al relativismo metodologico e non effettivo.

    Il sistema gravitazionale è l’elemento pregnante per la risoluzione della dialettica soggetto-oggetto, è il comune denominatore della percezione e nello stesso tempo il superamento della contraddizione legata alla coordinata Z (riferimento alla terza dimensione spaziale).

    La legge gravitazionale è il rispecchiamento effettivo della dialettica intrinseca al pensiero da astrarre tramite la percezione prettamente occidentale che è la percezione orientata all’oggetto e che si radica presumibilmente nella millenaria tradizione filosofica dell’antica Grecia, in questo senso sottoscrivo questa osservazione di Ulrich Kuhnen e altri.

    La nostra percezione occidentale ha il suo specifico nella DIALETTICA e come avevamo già notato nella "teoria degli insiemi", le categorie LOGICO-SIMBOLICHE del pensiero non nascono casualmente e non sono segni interscambiabili ed è per questo che acquistano universalità, proprio in quanto non si fermano alla convenzionalità del segno, ma hanno una valenza di rispecchiamento-dialettico che deriva da strutture neurologiche specifiche e intrinseche al nostro essere.

    Da ciò ne deriva la non casualità della logica Aristotelica coi principi fondamentali che rimangono la struttura logica della nostra percezione(4) . Da questo punto di vista probabilmente la "democrazia greca" è stata più favorevole al rispecchiamento percettivo che non le teocrazie orientali, che consegnavano già la verità impacchettata.

    In atre parole la mia convinzione è che la categoria dialettica non sia soltanto oggettiva-culturale-storica ma anche parte ormai dell’architettura genetico-percettiva. "La forma orientale della dialettica invece si può concepire nel modo seguente: la verità è riconoscibile solo quando si accetta la validità simultanea di asserzioni contraddittorie.

    In nessun altro simbolo questo atteggiamento si esprime meglio che nella rappresentazione dello yin e yang: il cerchio che si forma quando si compongono le due parti chiara e scura(5) ". Sta qui la differenza, nel fatto che la nostra concezione occidentale difende la "non cristallizzazione dialettica" come valore strutturale essenziale alla struttura del nostro pensiero.

    [inline: 2= Immagine - 2 - Rappresentazione del cervello] Immagine - 2 - Rappresentazione del cervello

    La tendenza da un lato a pietrificare il dualismo, cioè a rendere la dialettica puro e semplice formalismo è un virus non alieno anche da noi, di cui dobbiamo stare all’erta che rappresenta un grave pericolo per il pensiero scientifico e non.

    E’ un problema metafisico risalente agli albori dalla filosofia antica, alla patristica ed alla scolastica e oltre, portato dal germe malsano di una concezione teocratica giudaico-cristiana-medioevale.

    Come osserva giustamente per altri versi anche Veneziano trattando della "Teoria delle stringhe(6) ", i concetti in gioco sono: infinito–finito e aggiungiamo pure materia e antimateria, essere e non essere. La questione si pone in questo modo: innanzi tutto per gli adialettici apparirebbero contraddittorie la relatività generale da un lato e la teoria riguardante la meccanica quantistica dall’altro.

    La teoria delle stringhe rispondendo ad un ruolo fondamentale all’interno della teoria quantistica della gravità renderebbe indifendibile il concetto stesso di big bang, inteso relativisticamente, cioè che tutto è cominciato da quest’ultimo. Prima c’era il vuoto di materia? Si presenta il dualismo, o accettiamo la relatività generale e il big bang come momento fondamentale e mandiamo in crisi la teoria delle stringhe e la meccanica quantistica o viceversa.

    Il concetto di infinito è l’unico che giustifica la materia. Anche psicologicamente l’asserzione di Freud "l’inconscio è fuori dal tempo", ripresa da Ignacio Matte Blanco, L’inconscio come insiemi infiniti, in particolare la parte quarta e quinta da pag. 153 a pag. 234. Anche a livello astrofisico è stato provato che la materia prevale sull’antimateria. (scientific American – n. 430, giugno 2004 L’origine della materia, James M. Cline, pagg. 86-95" per un cosmologo rimane un fatto sconcertante", ma logicamente se ci pensiamo, lo è molto di meno".

    La questione si fa antica e logora: momento senza materia (vuoto) big bang (concentrato di materia) l’universo vuoto poi pieno.

    Oppure l’universo sarebbe esistito prima dell’esplosione?

    La contrapposizione siffatta è per sua natura ambigua, si pone l’antica dicotomia fra infinito e finito.

    Credo che a livello di pensiero occidentale a confonderci le idee sia stato il cristianesimo ed il CREAZIONISMO, che ha cercato di convincerci che il concetto di finito è più cognitivo di quello di infinito. Invece, quest’ultimo concetto (7) è congenito alla nostra logica elementare perché non può esistere il non esistere.

    La materia deve essere logicamente infinita, i dualismi nel pensiero sono un errore.

    Questo non esclude lo spartiacque del big bang che è la concentrazione in punto della materia.

    La possibilità di un universo preesistente ad esso non giustifica la teoria delle stringhe e soprattutto non è la prova fondante il dualismo, è soltanto un diverso momento di presentazione della materia come continuum universale.

    Conclusioni

    Dunque concludendo la questione si può riassumere così:

    1. Il big bang è indubbio che c’è stato

    2. L’universo esisteva prima (infinito intrinseco alla materia)

    3. Questo non giustifica la teoria della stringhe e non mette in discussione la relatività generale. Trovare la contraddizione intrinseca in ciò significa misurarsi con un’epistemologia adialettica e tardo positivistica, qui sta la tragedia della nostra visione scientifica attuale.

    Bibliografia

    (1) Max Delbrück, lezioni di epistemologia evolutiva, ed. Einaudi, To 1986 p.233.

    (2)miei studi su Le Scienze Web News o in Roger Penrose, Il grande, il piccolo e la mente umana, ed. Raffaello Cortina, 2000, MI, i misteri della Fisica sei quanti, p.89-95, interessanti le deduzioni fra costante G gravitazionale (asse orizzontale) e la velocità della luce (asse diagonale e la costante di P. Pirack (asse verticale verso il basso).

    (3)Roberto Ettore Bertagnolio, Prolegomeni ad una psicoepistemoligia storico-dialettica, ed. p.,Vergnasco, 1980, in particolare da 124-125, Mach non è liquidabile facilmente "ritengo che il problema gnoseologico, come è stato posto da Engels e da Lenin, non sia affatto "marxiano", in quanto l’analisi del rapporto soggetto-oggetto si risolve, come abbiamo visto in termini di "conosciuto-non ancora conosciuto"; in questi termini il problema nella preposizione positivistica "il mondo esiste indipendentemente dalla nostra conoscenza sul mondo" (124). (che è una banalità inaccettabile perché dagli studi sulla Percezione tale affermazione si può facilmente ribaltare ) Mach l’aveva intuito. Herst Mach, L’analisi delle sensazioni e il rapporto fra fisico e psichico, Feltrinelli Bocca maggio 1975.

    (4)Principio di identità, principio di non contraddizione, tertium non datur (terzo escluso)(Aristotele).

    (5) Mente&Cervello, n.9, 2004, Ulrich Kuhnen, Pensare in asiatico p.18-24

    (6) Le scienze, maggio 2004 Ed. FIED, 40-49, Gabriele veneziano, prima del Big Bang.

    (7) Concetti che esprimono comunque un dualismo superabile. Propongo una definizione di MATERIA atta a superare il dualismo "tutto quello che è non può non esserci". Da questo punto di vista l’ANTIMATERIA è parte della materia e coincide con l’infinità spaziale (vedere scambio di corrispondenza fra il giovane Newton ed il teologo Bentley, accenno anche su: Tullio Regge –L’infinito, mondadori edizione del 2004, pag.33).



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