I bambini iperattivi si curano con gli psicostimolanti


    Sembra un paradosso ma i bambini iperattivi sono curati con il metilfenidato, una sostanza psicostimolante simile all’amfetamina.

    Terapia a base di psicofarmaci per piccoli pazienti

    Ma una terapia a base di psicofarmaci è proprio necessaria con pazienti così piccoli?

    Sembra di si, naturalmente dopo accurata valutazione del bambino e certa diagnosi di Sindrome da deficit dell’attenzione con iperattività (ADHA dalle iniziali di Attention Deficit Hyperactivity Disorder).

    Quando si parla di disturbi psichiatrici la prima immagine che appare nella mente è quella dei cosiddetti "malati di mente" rinchiusi nei manicomi e condannati a passare la vita isolati in un altro mondo creato dalla loro mente.

    In realtà la psicofarmacologia ha fatto notevoli passi avanti ed ora molti pazienti possono essere curati in modo adeguato e condurre una vita normale.

    Reazioni di rifiuto all’uso dei psicofarmaci

    Ancora oggi però questo argomento suscita reazioni di rifiuto molto forti che spesso rappresentano il più grosso ostacolo che si incontra durante la terapia. Convincere una persona a prendere uno psicofarmaco equivale ad ammettere che in lei c’è "qualcosa che non va" e anche se questo qualcosa è una depressione, quando ci si sente dire che quello che si deve prendere è uno psicofarmaco ci possono essere reazioni di rifiuto molto violente, come affermazioni del tipo "ma io non sono mica pazzo!!!"

    Luoghi comuni

    Spesso il concetto di psicofarmaco è associato con quello di antipsicotico, il farmaco che è dato ai pazienti affetti da schizofrenia.

    Ancora più difficile è parlare degli psicofarmaci in campo pediatrico, ma a volte la terapia farmacologica è necessaria per bloccare alcuni disturbi che col tempo potrebbero anche peggiorare; è questo il caso della sindrome da deficit dell’attenzione con iperattività.

    Cosa è la sindrome da deficit dell’attenzione con iperattività.

    L’ADHA è una patologia che insorge in età prescolare e continua poi nei primi anni delle elementari.

    Le stime dell’incidenza sulla popolazione non sono molto chiare perché dipendono dai criteri usati per la diagnosi e dal fatto che in Italia si sono fatte delle stime solo in alcune regioni, in ogni modo i dati parlano di circa il 3-4% della popolazione in età scolare.

    I criteri diagnostici per identificare i bambini affetti da ADHA

    I criteri diagnostici utilizzati per identificare i bambini affetti da questa sindrome sono il DSM-IV dell’Associazione degli psichiatri americani e l’ICD-10 dell’Organizzazione mondiale della sanità.

    In linea generale il bambino affetto da ADHA è incapace di concentrarsi sia nelle attività scolastiche sia ludiche, risponde impedendo che gli si completi la domanda ed è iperattivo: salta sulle sedie, corre, si arrampica; a volte l’ADHA è associata anche ad altri disturbi quali depressione, ansia, tic nervosi.

    Dato che la valutazione di questa sindrome si basa non su dati biologici bensì comportamentali è importante che a farla sia un esperto, cioè un Neuropsichiatra infantile.

    Le cause dell’ADHA

    Le cause che possono scatenare questa malattia sono varie e non completamente note.

    Dal punto di vista biologico si è visto che in pazienti affetti da ADHA c’è una disfunzione del sistema dopaminergico in zone del cervello chiamate corteccia frontale e nuclei della base.

    In queste regioni che modulano appunto l’attenzione e l’iperattività, vi sono anomalie strutturali (infatti sono più piccole rispetto a soggetti che non hanno questa patologia) e funzionali a carico del sistema dopaminergico.

    Si è anche osservato che i bambini che guardano troppa televisione hanno maggiori probabilità di divenire affetti da ADHA; il veloce susseguirsi di immagini irreali può comportare modificazioni nello sviluppo cerebrale.

    Alcuni studi stanno valutando l’influenza del fumo durante la gravidanza sull’instaurarsi di questa sindrome e si è visto recentemente che alcuni additivi alimentari, più precisamente dei coloranti artificiali, possono causare iperattività quindi una loro riduzione potrebbe avere un effetto positivo sui bambini.

    Terapia farmacologica

    Il farmaco più usato per curare l’ADHA è il metilfenidato, un derivato dell’amfetamina che agisce aumentando a livello delle sinapsi (le zone di comunicazione tra un neurone e l’altro) il rilascio di dopamina ed inibendone la ricattura (reuptake), che è il sistema fondamentale attraverso il quale la dopamina è "spazzata via" dallo spazio sinaptico e termina la sua azione.

    Il metilfenidato è un farmaco psicostimolante ed è sorprendente l’effetto che ha sui bambini iperattivi: li calma e ne risveglia l’attenzione in modo paradossale.

    Questo farmaco è efficace nel 70% dei casi, ma porta con se anche alcuni effetti indesiderati tra cui diminuzione dell’appetito, perdita di peso e dolore addominale.

    Per i suoi effetti sul peso corporeo il suo uso deve essere tenuto sotto controllo e non protratto a lungo, ma si deve stare attenti anche alla sospensione che potrebbe avere un effetto "rimbalzo" con esacerbazione dei disturbi comportamentali.

    Concludendo, la terapia ottimale della Sindrome da deficit dell’attenzione con iperattività, è la combinazione di quella farmacologica e quella comportamentale; comunque è una patologia psichiatrica ancora in corso di studi, che potranno fare luce sulle cause che la scatenano e sui meccanismi che la regolano, in modo da poter progettare terapie sempre più mirate ed efficaci.

    Sitografia

    American Psychiatric Association www.psych.org

    WHO - World Health Organization www.who.int

    American Neuropsychiatric Association www.anpaonline.org

    SIP - Società Italiana di Psichiatria www.psichiatria.it



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