I neonati riconoscono i movimenti biologici


    19/03/2008

    Autori:

    Lara Bardi(*), Hermann Bulf(), Lucia Regolin(), Francesca Simion()

    (*) Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione e (**) Dipartimento di Psicologia Generale,via Venezia, 8, 35131, Padova.

    La capacità di rilevare in modo efficiente, nel proprio ambiente naturale, la presenza di altri esseri viventi, della propria specie o di specie differenti, così come la sensibilità ai segnali di natura sociale (ad esempio un grido di allarme), costituiscono un enorme vantaggio per la sopravvivenza e l’adattamento all’ambiente, sia per l’uomo che per gli altri animali.

    Queste capacità rendono infatti possibile riconoscere istantaneamente la presenza di un potenziale predatore o di un conspecifico e facilitano la creazione di legami di attaccamento, l’interazione sociale e la comunicazione, necessari per la sopravvivenza della specie.

    È stato ipotizzato che i vertebrati, inclusi gli esseri umani, siano dotati di meccanismi neurali, selezionati nel corso dell’evoluzione della specie e quindi presenti fin dalla nascita, che permettono loro di individuare, in modo privilegiato, le informazioni relative alle creature biologiche e di distinguerle dagli oggetti fisici.

    La capacità di discriminare e riconoscere gli esseri viventi potrebbe basarsi sull’individuazione delle loro proprietà specifiche, quali la presenza di caratteristiche facciali (ad esempio, occhi, bocca, becco) o la natura del loro movimento.

    È già stato dimostrato che, a 9 minuti dalla nascita, i neonati preferiscono osservare un volto rispetto ad altre configurazioni. Lo stesso dato è stato replicato con pulcini, le cui uova venivano fatte schiudere al buio e quindi privi di qualunque esperienza visiva.

    È possibile ipotizzare che anche negli esseri umani sia presente una predisposizione innata ad individuare gli esseri viventi sulla base di una delle caratteristiche che li caratterizzano ossia la natura dei loro movimenti?

    Stato dell’arte e studi precedenti

    È noto che il movimento dei vertebrati terrestri (ad esempio, quello di un cane, di un cavallo, oppure l’andatura di un essere umano) è rilevato ed analizzato in maniera straordinariamente rapida ed efficiente dagli esseri umani adulti.

    Osservando un insieme di punti luminosi, posti in corrispondenza delle principali articolazioni di una persona, siamo in grado di riconoscere qual è l’azione che questa persona sta eseguendo (ad esempio ballare oppure sollevare o lanciare un oggetto), ma anche se si tratta di un uomo o di una donna, nonché il suo stato emotivo (triste o allegro).

    Queste sofisticate capacità sono sostenute dall’attività di aree del nostro cervello che si sono specializzate per l’analisi dei movimenti biologici, localizzate in regioni dei lobi temporali che sono anche note per l’elaborazione degli stimoli di natura sociale.

    Per questo è stata avanzata l’ipotesi che la sensibilità al movimento biologico costituisca una caratteristica innata del nostro sistema visivo.

    Un primo dato a sostegno di questa ipotesi proviene dalle ricerche effettuate su pulcini neonati e privi di qualunque esperienza visiva, in cui è stata dimostrata una predisposizione innata per l’andatura dei vertebrati, che i pulcini distinguono e preferiscono rispetto ad altri tipi di movimento.

    Tuttavia, nessuna ricerca, fino ad oggi, aveva studiato la sensibilità al movimento biologico nei primissimi giorni di vita nella specie umana e quindi non vi erano a disposizione dati in grado di farci capire il ruolo dell’esperienza nel determinare tale capacità.

    Infatti, nonostante sia stato dimostrato che fin dai tre mesi di vita i bambini sono in grado di rilevare il movimento biologico, non è possibile escludere che tale capacità sia dovuta all’esperienza visiva già acquisita.

    La ricerca

    Allo scopo di indagare se la sensibilità al movimento biologico sia dovuta ad una predisposizione innata, sono stati condotti una serie di esperimenti su neonati di 2 giorni di vita.

    Nei primi due esperimenti, è stato verificato se i neonati erano in grado, rispettivamente, di discriminare, ovvero di distinguere, nonché di preferire un movimento biologico (10.1371_journal.pbio.0030208.sv001.avi) da un movimento non biologico (10.1371_journal.pbio.0030208.sv003.avi).

    Ai neonati sono stati presentati gli stessi stimoli utilizzati in precedenza con i pulcini, ossia un filmato che rappresentava un insieme di punti in movimento che riproduceva il movimento di una gallina che cammina, vista di profilo (ovvero un "essere vivente" di cui era impossibile che i neonati avessero avuto alcuna esperienza).

    Il movimento non biologico era invece costituito da un insieme di punti che si muovevano in modo casuale. Il neonato veniva tenuto in braccio dallo sperimentatore e posto di fronte ad uno schermo su cui venivano presentate le immagini.

    La sensibilità ai due tipi di stimoli è stata rilevata registrando il numero e la durata delle fissazioni che i neonati rivolgevano verso ciascuno dei due differenti tipi di movimento (biologico e casuale).

    E’ infatti risaputo che i neonati tendono spontaneamente ad osservare più a lungo gli stimoli che preferiscono.

    I risultati mostrano che, a 2 giorni di vita, anche i piccoli della specie umana sono in grado di distinguere il movimento casuale da quello biologico e manifestano una chiara preferenza spontanea per osservare quest’ultimo.

    Inoltre, un terzo esperimento, ha evidenziato che i neonati preferiscono osservare il filmato che rappresenta la gallina che cammina orientata correttamente (ovvero con la testa all’insù e le gambe in giù) rispetto allo stesso filmato in cui la gallina che cammina è stata capovolta a testa in giù.

    In altre parole la gallina "dritta" viene osservata più a lungo rispetto alla gallina capovolta.

    Questo dato dimostra che non solo i neonati preferiscono il movimento biologico ma che, a parità di movimento, preferiscono il movimento che avviene nel rispetto di vincoli costituiti da assunzioni riguardo la forza gravitazionale.

    Conclusioni

    I risultati indicano che nel neonato è presente un meccanismo in grado di rilevare movimenti di tipo biologico, e che tale meccanismo è sensibile al corretto orientamento del movimento rispetto alla forza di gravità.

    I risultati evidenziano inoltre che il movimento biologico, per essere rilevato, non deve necessariamente essere quello tipico della propria specie, dal momento che ai neonati sono stati presentati filmati rappresentanti il movimento di un’altra specie animale.

    È quindi ragionevole supporre che la predisposizione innata per il movimento biologico abbia un’origine evolutiva molto antica e dunque condivisa tra specie animali differenti.

    Questi dati aprono nuove prospettive alla possibilità di comprendere il funzionamento della nostra mente e, in particolare, dei meccanismi neurali che ci vengono forniti dall’evoluzione per differenziare il mondo sociale da quello degli oggetti fisici.

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