L'ansia del pericolo che incombe


    Come gestire l'attacco di panico attraverso l'impiego di terapie farmacologiche ma non solo.

    Cosa è l'attacco di panico

    Dura pochi minuti, ma questi sono più che sufficienti per provocare una "pericolosa invalidità momentanea" caratterizzata da intensa paura, tachicardia, difficoltà di respirazione, forte sensazione di pericolo, paura di perdere il controllo, di impazzire e di morire, tutto questo perché il cervello si immagina un pericolo anche se in realtà non c'è. Durante questi pochi minuti si perde completamente il controllo della situazione, il che spesso può essere anche un pericolo per gli altri, basti pensare a cosa potrebbe succedere se si avesse un attacco di panico mentre si guida un autoveicolo.

    L'ansia anticipatoria

    Il ricordo di questo episodio crea una conseguenza detta "ansia anticipatoria", la paura che possa accadere di nuovo, cosa che porta ad affrontare nuove situazioni solo con persone di fiducia, oppure a rinchiudersi in casa per evitarle.

    Abuso di sostanze calmanti

    A volte poi, per superare l'ansia anticipatoria si può abusare di sostanze come alcol o farmaci calmanti prescritti proprio per questo scopo ma il cui uso può sfuggire al controllo della persona e creare dipendenza e abuso. Il disturbo da attacchi di panico è molto diffuso sia nella popolazione statunitense (2,4 milioni di persone) che italiana (3% della popolazione); se poi consideriamo le persone che non ne soffrono cronicamente ma che hanno avuto almeno un episodio di quel tipo durante la loro vita, si arriva all'allarmante quota del 35% della popolazione italiana. Con la consapevolezza di questi dati, è importante sapere cos'è che può scatenare un attacco di panico e come si può fare per prevenirlo. Diversi studiosi sono concordi nell'affermare che un grosso contributo allo scatenarsi della reazione dipende da eventi traumatici che si sono verificati nella vita: abusi sessuali o fisici, le atrocità  delle guerre e degli attacchi terroristici aumentano il rischio che le persone si ammalino. A questo proposito, uno studio fatto sul personale del Pentagono dopo l'attacco dell'11 Settembre ha messo in luce che addirittura il 40% del personale era ad alto rischio di ansia, depressione, attacchi di panico ed abuso di alcol. Accanto a questi riscontri psicologici ci sono altre ipotesi, tra cui quella che le persone soggette ad attacchi di panico abbiano fragilità del sistema dell'equilibrio, in questo caso troppi stimoli (ad esempio quelli percepiti in luoghi affollati) o troppo pochi (spazi aperti) causano sensazioni amplificate che scatenano l'attacco di panico; anche il fumo aumenta il rischio che l'episodio si scateni. Gli studi biologici hanno messo in evidenza un'anomalia del cromosoma 15, una minore concentrazione del recettore 5HT1 della serotonina (neurotrasmettitore coinvolto anche nella depressione) e un ipersensibilità dell'apparato respiratorio all'inalazione di anidride carbonica: tutte queste scoperte sono state fondamentali per l'elaborazione di strategie terapeutiche sia farmacologiche che di altro tipo.

    La terapia farmacologica

    La terapia farmacologica si avvale di benzodiazepine, farmaci calmanti che servono a controllare l'ansia anticipatoria, mentre per prevenire l'attacco di panico buoni risultati hanno dato gli Inibitori selettivi del reuptake della serotonina (Ssri). Questi farmaci agiscono a livello della sinapsi, la zona di contatto tra un neurone e l'altro, bloccando il meccanismo attraverso cui il neurotrasmettitore (in questo caso la serotonina) è tolto e conclude quindi il suo effetto: bloccare questo meccanismo, equivale a prolungare l'azione della serotonina. L'aumentata attività della serotonina ha un buon effetto sia sulla prevenzione degli attacchi di panico che sulla depressione che molto spesso accompagna questa patologia, riportando equilibrio su un sistema che in entrambi i casi era alterato.

    La terapia non farmacologica

    Tra le terapie non farmacologiche, è in corso di sperimentazione la cosiddetta terapia del "respiro regolare". Studiando le persone con attacchi di panico si è visto che presentavano un respiro irregolare, ed inoltre erano più sensibili all'effetto dell'anidride carbonica sul respiro. Questo gas ha la capacità di provocare un'iperventilazione, cioè un aumento della frequenza del respiro e della quantità di aria inspirata ed espirata attraverso un'azione su recettori detti chemocettori. Gli Ssri (Selective serotonin reuptake inhibitors) sono in grado di riportare alla norma la respirazione irregolare e secondo quest'osservazione si è pensato di insegnare ai pazienti a controllare il respiro e renderlo più regolare, creando "un'onda armonica" con movimenti coordinati di torace ed addome per trasformare il respiro in lento e regolare.

    Conclusioni

    Concludendo, da questa "rassegna" di alternative terapeutiche si è portati a domandarsi quale sia quella ottimale, ci sono medici più propensi alla terapia farmacologica e quelli che appoggiano quella psicoanalitica ma è indubbio che i risultati ottimali si raggiungono solo con l'associazione delle due.

    Sitografia

    LIDAP - Lega Italiana contro i Disturbi d'ansia, da Agorafobia e da attacchi di Panico
    www.lidap.it

    SSRIs - From Wikipedia, the free encyclopedia
    http://en.wikipedia.org/wiki/Selective_serotonin_reuptake_inhibitor

    Anxiety Attacks and Disorders: Symptoms, Types, and Treatment
    www.helpguide.org/mental/anxiety_types_symptoms_treatment.htm

    Panic attack - From Wikipedia, the free encyclopedia
    http://en.wikipedia.org/wiki/Panic_attack

    Anxiety Attack - From Wikipedia, the free encyclopedia
    http://en.wikipedia.org/wiki/Anxiety_Attack



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