L'elaborazione degli oggetti mentali secondo la mia terza via


    Analisi delle somiglianze e delle contraddizioni fra i due elementi in funzione anche della tridimensionalità

    Attraverso il nervo ottico i segnali luminosi captati dalla retina e sono inviati al cervello. Quindi se un oggetto raggiunge con la propria luce il disco ottico, anziché la retina sarà invisibile.

    Negli esseri umani l’area visiva si trova al centro ed è ripiegata su se stessa in modo bizzarro. Un oggetto situato proprio al centro di questa rappresentazione, si trova nella parte posteriore del cervello, dato il modo in cui quest’area è ripiegata. Se l’oggetto diventa più grande, l’attuazione corrispondente si sposta in avanti.

    C’e’ una regione del cervello che si chiama SCISSURA CALCARINA. Se la si apre, si vede molto bene quello che succede: la parte posteriore è quella in cui si proietta la FAVEA, più si va verso la periferia dell’occhio più l’attivazione corrispondente si sposta in avanti. E’ questo, il modo in cui la RETINOTOPIA funziona nell’uomo.

    Spiega Kossillyn (1): "abbiamo fatto un esperimento nel corso del quale abbiamo chiesto a delle persone di guardare attentamente alcune immagini, ad esempio un’ancora leggermente inclinata, senza che esse sapessero che in seguito avremmo posto loro delle domande come: La parte destra dell’ancora si trova più un alto di quella sinistra?"

    A cui potevano rispondere solo visualizzando momentaneamente la specifica immagine appena vista (poiché generalmente un’ancora non è piegata).

    Inoltre (afferma Kossilyn), "prima di ogni scansione sul PET (PET), mostrammo loro una scatola di dimensioni piccole, medie, grandi; quindi chiedevamo loro di visualizzare ciascun oggetto nella dimensione nella dimensione corrispondente, mentre registravamo le loro attività cerebrali. Potevamo così influenzare la dimensione alla quale esse visualizzavano le immagini mentre rispondevano nel corso delle registrazioni. Abbiamo così scoperto che, quando le persone visualizzavano qualcosa di molto piccolo, le attività si concentrano nel polo posteriore del cervello, proprio come nella visione più fine. Quando visualizzavamo una dimensione media, la regione attiva si muoveva in avanti, e quando visualizzavamo qualcosa di molto grande, essa si spostava ancora più avanti. Questo esperimento dimostra che le IMMAGINI MENTALI non utilizzano solo la parte del cervello specializzata nella visione, compresa l’area visiva primaria, ma esse influenzano l’elaborazione dell’informazione in questa regione in modo sistematico".

    Somiglianze tra immagine e visione

    Le somiglianze derivano dal fatto che l’immagine si attiva nella parte posteriore del cervello, i meccanismi di percezione servono anche per l’immaginazione visuale e non dobbiamo dimenticare che le immagini mentali hanno anche un’ESTENSIONE SPAZIALE, perché queste immagini sembrano proprio degli oggetti reali.

    La differenza fondamentale è che l’immagine mentale ha vita brevissima. Il nostro SISTEMA VISIVO è diretto dall’esterno nel caso delle immagini è la memoria che pilota il sistema, la prima grane differenza è che le immagini mentali tendono a svanire mentre quelle del mondo esteriore sono rigenerate a ogni RIPRESA.

    Le immagini mentali sono organizzate in modo RETINOTOPICO, mentre i ricordi visivi sono archiviati in rappresentazioni organizzate in colonne, ossia in modo spaziale.

    La difficoltà nella visione è quella accennata, come facciamo a passare da due rappresentazioni PIATTE e ricostruire gli oggetti a TRE DIMENSIONI.

    Ragionare sul TRIDIMENSIONALE è a mio avviso rovesciare completamente la domanda di Kosslyn (2) , cioè non dobbiamo più chiederci: "in che modo le immagini conservano l’informazione tridimensionale?"

    Ma dobbiamo chiederci per quale ragione un universo PIATTO e BIDIMENSIONALE vuole a tutti i costi apparirci come tridimensionale? Io ipotizzo che questa dimensione che sta alla base della geometria prospettica segue quest’inganno, che consiste nel far coincidere il REALE con essa (3).

    Si avvia così la conoscenza verso una razionalizzazione atta a superare e a risolvere lo SCARTO tra la l’immaginazione e la visione, scarto che neurologicamente viene superato attraverso la STABILIZZAZIONE del neuroni (4) e psicoanaliticamente attraverso il principio razionalizzante della SUBLIMAZIONE che è un apparente risoluzione dell’ANOMALIA ORIGINARIA (5) quella che porta alla risoluzione logico-simbolica necessaria ma non eterna.

    Io penso e molte esperienze me ne danno conferma, ( vedere i miei studi su F. Crick ) e che in ultima istanza intravediamo la risoluzione sul PIANO STRUTTURALE in cui si inserisce il corpo.

    A mio avviso, "la struttura storico-dialettica del reale" fornisce l’input essenziale alla memoria in parte procedurale che è inconscia e ha una quantità di regole collegate tra loro dall’istituzione di obiettivi e sotto obiettivi.

    Il processo complessivo mediante il quale si esprime "l’intelligenza umana è essenzialmente una sequenza di queste regole, ciascuna delle quali risponde alla situazione contingente, alle conoscenze disponibili e al nostro obiettivo corrente" (Iohn Anderson).

    La scelta degli input contingenti dipende assolutamente dal piano della BASE MATERIALE.

    E’ quest’ultima che agisce sulla selezione degli input, è quest’ultima alla base della catena razionalizzante degli OGGETTI MENTALI, è quest’ultima che condiziona lo SCARTO CONTRADDITORIO esistente fra VISIONE e IMMAGINAZIONE.

    E’ qui che si determina la nascita del processo simbolico ovvero, l’illusione del risanamento dello scarto contraddittorio è qui che nasce l’esigenza geometrica Euclidea su cui si fonda il pensiero logico-simbolico.

    La matematica si regge su un mondo armonico utile per 2500 anni ma inesistente, questo apparente paradosso deriva dal tentativo di risanare il peccato originale, cioè quella prima divisione in classi che si è consumata pare prima di tutto in Mesopotamia.

    La matematica si regge su un’illusione e questa illusione ha la massima espressione nella concezione di uno spazio TRIDIMENSIONALE.

    Una volta che scopriamo il profondo legame dei sensi in funzione della determinazione di un’immagine mentale(vedere studi di R. Llinas) e la sua capacità di essere un pensiero astratto ci accorgeremmo della non ovvietà della concretezza ovvia.

    E’ interessante anche la costruzione del campo visivo in Kosslyn il quale afferma che "Questa separazione del campo visivo in destro e sinistro spiega in parte il fenomeno della negligenza visiva unilaterale."

    E’ anche la ragione per cui i nostri occhi devono muoversi (e solitamente si muovono) in sincronia esattamente nella stessa direzione.

    [inline: 1= Immagine - 1 - Piero della Francesca, costruzione geometrica di una testa, dal trattato ‘De Prospectiva Pingendi’, h. cm 29, 1475 circa (Parma Biblioteca Palatina)]
    Immagine - 1 - Piero della Francesca, costruzione geometrica di una testa, dal trattato ‘De Prospectiva Pingendi’, h. cm 29, 1475 circa (Parma Biblioteca Palatina).

    Il fatto che i due occhi vedano entrambi determina la visione binoculare, che contribuisce alla visione della profondità: ciascun occhio inquadra il mondo da un angolo leggermente diverso, a causa dei cinque centimetri di distanza che separano le due pupille e le due "riprese" si fondono in un’unica visione "tridimensionale".

    Io, come avevo già avuto modo di affermare, non credo che la tridimensionalità avvenga come si suol dire in maniera quasi fisiologica.

    Ho dimostrato in più occasioni che l’input viene chiaramente da una anomalia originaria che crea uno scarto non prevedibile tra interno ed esterno (6).

    Comunque non è da sottovalutare la conformazione a livello fisiologico della visione, personalmente sono propenso a pensare che la stessa anomalia di base che io faccio risalire a intermediazioni storico-dialettiche di un dato periodo si sia sedimentata in senso biofisiologico influenzando lo schema genetico-evolutivo, come risultante dell’input derivante dalla stessa struttura dialettica di base TERZA VIA

    Nota bene:

    Non ho aperto il discorso sulla "teoria delle stringhe" perché a tal proposito ho ancora molte perplessità. Ne ho molte di meno sul "principio olografico(PO)" che nega la tridimensionalità dell’universo.

    (PET)PET: Positron Electron Tomography con cui si indica – la tomografia a elettroni – positroni.

    (PO)Principio Olografico: secondo questa idea, il nostro universo, apparentemente tridimensionale, potrebbe essere descritto in modo equivalente con leggi fisiche e campi quantistici "dipinti" su una superficie lontana.

    Bibliografia

    (1) S. Kosslyn - Intervista tratta da "i segreti della mente", ed. Le Scienze (scientific american), a cura di Bruno Levy e Emil Servan-Schrber, CD-rom.

    (2) S. Kosslyn, Le immagini nella mente, Ed.Giunti 1989. pag. 194.

    (3) La prospettiva è un insieme di regole che permette di rappresentare su un piano bidimensionale oggetti tridimensionali, in modo che l’immagine formata si adegui a quella della visione, cioè che l’immagina corrisponda alla "visione" della realtà, che si differenzia dalla "realtà". Paolo Uccello, Piero della Francesca ecc, non si accontentano della visione del reale; il reale è contraddittorio, quindi non accettabile.

    Della dialettica Hegeliana "il reale è razionale – il razionale è reale", accettano quest’ultima parte ma non in modo rivoluzionario ma restauratore. Il finale è perfettamente il linea col mondo pitagorico: La realtà, la sua essenza è matematica è geometria è armonia. La realtà vera è questo schema perfetto e trascendente calato sul reale. (es. di testa calcolata matematicamente da Piero della Francesca pg.79)quale rispecchiamento d’uno (Resnik 1990, Spazio mentale, Bollati Boringhieri ,Torino), spazio mentale (che) non può essere concepito come privo di profondità, di rilievo, di volume. La scoperta della prospettiva in pittura introduce nelle arti plastiche e nell’architettura l’idea di prospettiva interiore. Quando Paolo Uccello, Brunelleschi e Leon Battista Alberti parlano della prospettiva,la metafora che appare è quella di uno spazio per pensare ,uno spazio abitato da qualcosa che si muove,l’emozione dell’artista che,come diceva Leonardo,(pensa con la mano). Si vuole a tutti i costi un mondo che non esiste. La tendenza del cervello è sempre quella di "emulare la realtà" dall’opera di Rodolpho Llinas in particolare. Ciò che mi interessa di più è "perché?". I risultati estetici sono eccellenti, ma questo è un altro discorso.

    (4) Jean Pierre Changeux, "L’uomo neuronale", ed.Feltrinelli, campi del sapere, pag.168.

    (5) vedere le mie ricerche su: www.lswn.it

    (6) Stephen M. Kosslyn, come sappiamo che c’è quando non di vede?, Le immagini della mente, presentazione di Bruno Bara, Ed. Giunti, 1989, FI. pag. 102.



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