L'inconscio, tra finito ed infinito, come perno strutturale della percezione


    Partiamo da una posizione ben precisa, Matte Blanco scriveva nell’82 "Quando il pensiero si confronta con l’indivisibilità del mondo, non vuole arrendersi e cerca un modo di pensarlo. Ma il mondo come indivisibile ci sembra assolutamente e definitivamente fuori dalle possibilità umane. Non è certo che sia fuori da una certa comprensione. Infatti il pensiero non si arrende. Escogita un ricorso disperato: inventa l’infinito, cerca di pensare l’indivisibile fino all’infinito. Nell’impresa, tuttavia, non riesce ad imbrigliare l’indivisibile. Invece, è l’indivisibile che imbriglia e confonde il pensiero gettandolo nella Babele dei paradossi dell’infinito".

    Dai miei studi precedenti, anche quelli psicoepistemologici, appariva già evidente come, proprio per la struttura monadale ed individuali della psiche, che l’essere più che un ricorso disperato all’infinito ricorre disperatamente al finito.

    La percezione del concetto di finito è il riflesso della devianza strutturale, in termini di dialettica storica, e di conseguenza dalla non accettazione della teoria evolutiva della specie. Il limite non si accetta, e, lo specifico soggettivo non si dispone in monadi all’infinito, ma si eternizza una sola monade.

    Ciò che è inaccettabile, in determinate posizioni strutturali-percettive-storiche è la legge di Lavoisier, che implica la morte soggettiva in nome dell’Infinito dell’evoluzione.

    La morte distrugge gli specifici su cui è fondata l’idea di finito ed anche il creazionismo. Soltanto se si eternizza, lo specifico (apparentemente) si salva. Matte Blanco confonde l’eternizzazzione dello specifico con l’idea di infinito.

    Per accettare l’idea di infinito bisogna sconfiggere l’idea di morte soggettiva.

    Alcune riflessioni sull'istinto di morte

    Porre come fa Freud la pulsione di mortecome categoria metastorica, significa eternizzare il finito.

    Un metodo è renderlo pietra come gli egizi, il fine è di viver per il finito-morte e vincere sull’infinito evolutivo.

    Si salva l’idea del finito (apparentemente) estetizzandolo, ovvero rendendo universale lo specifico compreso il suo negativo, come riferisce Walter Beniamin "l’umanità, che in Omero era uno spettacolo per gli dei dell’Olimpo ora lo è diventata per se stessa. La sua autoalienazione ha raggiunto un grado che le permette di vivere il proprio annientamento come godimento estetico di prim’ordine"(1).

    Il problema dell’interpretazione storico-dialettica dell'inconscio ed altre questioni freudiane

    Dai miei studi(2) risulta chiaro il collegamento fra inconscio e struttura storico-dialettica. Da questo punto di vista intenderci sull’inconscio è fondamentale, basta ricordare proprio su questo ed altri punti la rottura definiva tra Freud e Jung. Io avevo già affrontato il problema in uno scritto sui presupposti astorici dell’inconscio ed il processo di Debiolagizzazione, seguendo la riflessioni di Sève(3) e altri, che hanno fatto mettendo in luce una visione storico-dialettica riguardo il problema dell’inconscio Freudiano.

    Gli studiosi in questo caso hanno posto l’indice su quelli che io chiamo gli aspetti biologistici che fanno della psicoanalisi una filosofia adialettica e solipsistica. Ma bisogna andarci cauti, perché questo solipsismo freudiano, così poco dialettico, a ben guardare diventa un punto base, un fondamento, da cui si deve partire per un epistemologia nuova.

    Questa intuizione basilare non è mia ma è stata fatta a suo tempo da Adorno(4) "ha visto l’essenza della socializzazione Freud, proprio in quanto si è ostinatamente soffermato sull’esistenza atomistica dell’individuo".

    Questa apparente contraddizione è stata alla base di diversi equivoci, frutto sempre della superficialità degli studiosi di fronte al genio. Ultimamente, in particolare sulle anticipazioni geniali di Freud in particolare nei confronti della neuroscienza si è aperto un dibattito interessante ed alcuni convegni, e purtroppo ci sono ancora neuroscienziati epistimologicamente vecchi che vorrebbero gettare nella pattumiera l’intera psicoanalisi, perché la considerano ancora poco credibile.

    Uno di questi è Allan Hobson della Harvard Medical School.

    Se si vuole avere un’idea dei questo dibattito, il tutto si trova nel nuovo numero di Mente&cervello(5) .

    Che le persone esaminate da Freud non fossero così universali, di conseguenza ciò andasse a discapito della pretesa universalità delle stesse Topiche, questo è risaputo, e ci sono stati studi a tal proposito. Ma di questo ne era cosciente lo stesso Freud quando si lascia andare affermando (come riferisce la Flem)6 che "il (suo) materiale è costituito di fatto da nevrosi cronici delle classi colte".

    Ma, come avevo già fatto notare dai miei schemi, esiste un inconscio primordiale (che io pongo alla base dell’Anomalia originaria) che va al di là della formazione del materiale concettuale contemporaneo ai soggetti analizzati e quest’ultimo assume il valore universale proprio in quanto Solipsistico.

    Se a mio avviso vogliamo preservare il legame fra le pulsioni fondamentali che costituiscono l’inconscio e la base strutturale che dirige tali pulsioni e le regola e con esse regola anche i processi percettivi(7), come avevano già sottolineato molti studiosi, noi infatti percepiamo i processi interni tramite le rappresentazioni verbali; quando c’è sovrainvestimento di pensiero, allora i pensieri vengono percepiti dall’esterno e considerati veri (conoscenza razionale), da ciò si deduce che il movimento primo della conoscenza razionale proviene dall’interno e che la conoscenza razionale è dominata in massima parte nel suo processo percettivo dall’ES.

    Ma l’incoscio freudiano è fuori dal tempo e fuori dello spazio, ma non come INFINITO, una monade non può essere infinita, può solo aspirare a vincere la morte se eternizza il FINITO.

    E’il problema intrinseco a tutta la cultura contemporanea, la cultura dell’eternizzazione del finito (anche se negativo) c’è un solo modo per vincer la morte e la dimensione nella quale si presenta, il finito, farsi morte, come gli Egizi.

    L’inconscio non è da questo punto di vista come un insieme di infiniti ma è un finito eternizzato, al di là dallo spazio e dal tempo.

    L’essere umano, come molti lo concepiscono ancoro oggi, e in questo senso è spiegata la resistenza a Darwin, a favore innanzitutto, del Finito e anche del Creazionismo, perché l’evoluzione e l’infinito spaventano una cultura che si regge sullo Specifico universalizzato, terreno fertile di qualsiasi confessione religiosa, che sfrutta il nostro narcisismo (e da questo punto di vista escluderei solo il Buddismo) quando non è più una devianza individuale ma assume una base universale su cui si fonda il Potere storico(8).

    L’universalizzazione della monade narcisistica libera apparentemente dalla morte.

    Ma si è liberati dalla morte veramente solo nel momento in cui si intende la materia come infinito.

    L’infinito della materia è l'unico concetto logico di una percezione adeguata, oltre la monade narcisistica fondante la nostra civiltà

    Scrive Tullio Regge: Se l’universo è aperto, ha una durata infinita, e lo spazio Σ Ã¨ una pseudosfera a curvatura negativa su cui vale la geometria non euclidea di Lobacevskij.

    Se l’universo è chiuso, ha durata ed estensione finite9 .

    Bisogna fondare la nostra percezione nuova sull’universo aperto, bisogna liberarsi cognitivamente da una BASE MATERIALE ADIALETTICA FUTTO DI MONDO STATICO di cui la scienza attuale ne è il rispecchiamento, bisogna fondare la nostra percezione sull’universo aperto di cui parla Regge, bisogna liberarsi degli "specifici monadali"10 che si trovano sulla retta infinita della materia, e soltanto all’insegna di queste modalità la si può riconoscere e percepire in quanto tale.

    Soltanto in questo modo ci liberiamo cognitivamente di una base materiale adialettica, che sta alla base di una visione scientifica tardopositivistica fondata su una Percezione statica e falsamente oggettiva.

    Questa scienza è certamente frutto di una cultura narcisista. Freud parla della situazione perversa dell’individuo MONADE che esclude tutti i rapporti intersoggettivi, se non per avvantaggiarsene, Freud spiega la monade a livello infantile con il fatto che il bambino cadrebbe in siffatta perversione monadale per pressione del narcisismo dei genitori, e cosi all’infinito.L’infinito si concluderebbe in uno stato psicobiologico che sarebbe esistito soggettivamente in una condizione mitica come alcuni commentatori di Freud sostengono.

    Dunque Frued, concluderebbe la sua ricerca proponendoci cause mitiche e psicobiologiche? Io, aldilà di questi aspetti astorici sicuramente presenti nell’autore, vedo anche l’insistenza e le intuizioni attorno all’io narcisista, derivanti essenzialmente dalle specifiche sensazioni corporee, che nascono alla superficie del corpo e all’interno. Le sensazioni corporee che dominano in particolare gli aspetti psichici-cognitivi.

    Oggi sappiamo decifrare le spiegazioni neurologiche di base, pensiamo solo alle principali strutture di comunicazione NEURALI tra tutto il sistema nervoso e il cervello, pensiamo a strutture importanti come ad esempio il NERVO VAGO (schema).

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    Immagine - 1 - Il percorso del nervo vago

    Sarebbero le sensazioni tattili (per usare un linguaggio preneuroscientifico) a creare l’io, come propensione psichica.

    E’ dunque naturale che l’io in senso narcisista è tale poiché la superficie determinante l’essere corporeo dell’io è identificabile nella percezione derivante dal rapporto tra psiche, sistema nervoso, base materiale in una particolare angolatura storico-dialettica.

    All’interno di tale io, l’es, ovvero il serbatoio di energia psichica, entrando in conflitto con il Super ego, costituito per interiorizzazione di divieti e con funzione conservatrice della specie (e direi, anche della collocazione materiale specifica di un individuo all’interno di una struttura), rinuncia al proprio oggetto a patto che quest’ultimo venga sublimato a ideale dell’io.

    L’ideale diventa una difesa dell’io sovrano, nel nostro caso dell’io narcisista di individui storicamente specifici tramite sublimazione, che alla fine è il prodotto culturale, se ci riferiamo all’io intellettuale di un dato momento storico.

    In tal modo si ha la desessualizzazione mediante la sublimazione, che trasforma la libido oggettuale in libido narcisistica e da libido narcisistica ad altra meta.

    La rinuncia alla meta è l’identificazione con un oggetto esterno (padre o madre, ecc.).

    Il super ego visto in quanto ideale dell’io, non può essere, all’interno del processo sublimante che esso provoca, una difesa dello status quo ante, poiché il "così come il padre devi essere e il così come il padre non devi essere(Freud)", è il limite intrinseco di tale io, il quale non può non imitare il padre né identificarsi con esso, in funzione di un’ipotetica sostituzione, ma solo identificarsi come modello insostituibile ed esterno: (il padre sistema) è al pari dell’es, per usare un’espressione cara ai filosofi tedeschi naturalmente necessitato impone la rinuncia alla totalità narcisistica infantile, dove l’io regna sovrano, in nome del principio di realtà, che alla fin fine non è altro che la necessità della struttura economica la quale per fini produttivi deve differire il piacere immediato.

    La differita del piacere, se pensiamo al prodotto culturale, si realizza tramite il recupero per sublimazione della sovranità a livello ideale dell’io in quanto monello a cui conformarsi.

    Il modello non è mai qualcosa di completamente assente dall’individuo presublimante, ma già intrinseco alla posizione strutturale, l’ideale è solo la concretizzazione utopica a livello culturale dei propri elementi autoconservativi.

    L’ideale dell’io è dunque da un lato il superamento del principio di realtà e recupero del piacere immediato su di un piano sovrastrutturale astratto, dall’altro la difesa del principio di realtà tramite la sua ETERNIZZAZIONE a livello di prodotto culturale.

    La negazione del principio di INFINITO a scapito del FINITO avviene quando il principio fondante è l’io narcisista legato alla sua struttura storica di appartenenza e, quest’ultima impone a noi, per la sua autoconservazione l’infinitizzazione del finito.

    Questo concetto narcisistico non sarebbe possibile se non differissimo il piacere, così come non sarebbe possibile la difesa della struttura se non attraverso una rinuncia al piacere immediato per il piacere differito.

    Vi è la rinuncia da parte di un intera civiltà al piacere immediato perché la stessa è fondamentalmente edonistica.

    E’ fondamentalmente questo il meccanismo della sublimazione, che io ho cercato di storicizzare, slegandolo dalla funzione esclusivamente psicoanalitica.

    E’ il meccanismo dell’ES, che rinuncia al proprio oggetto a condizione che tale oggetto venga recuperato come proiezione sul piano dell’ideale dell’IO.

    Per concludere, l’ambiguità che la nostra civiltà occidentale ha prodotto in termini concettuali deriva da questo meccanismo gnoseologico perverso.

    Per quella che io ho chiamato ANOMALIA ORIGINARIA che in quanto tale lascia il problema in sospeso.

    Bibliografia

    (1) W.Benjamin, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, Einaudi, TO. Da pag.69a pag.99. settima edizione, pag.48 (importante). In realtà quello spettacolo di cui parla Benjamin, soccombeva alle stesse leggi di estetizzazione in funzione autoconservativa di cui i distruttori moderni si sono fatti carico, anche se a quel tempo l’autoconservazione era ottenuta dal potere attraverso il Dio della luce e non quello della morte.F.Nietzsche, La nascita della tragedia, Laterza, Bari, 1973, p. 198. L’ultima osservazione in luce tutto il libro: "oh beato popolo degli elleni! Quale potere enorme sopra di voi ha dovuto avere Dioniso, se il Delfico reputò necessario un tale incantesimo, per guarirvi dalla follia …".

    (2) vedi schema generale in: www.lswn.it

    (3) Per una critica marxista della teoria psicoanalitica, Editori riuniti, Roma, 1975, Clement, Bruno, Sève, p.206, e sgg.

    (4) Adorno, Scritti sociologici, Einaudi, TO, 1976, p.18 e sgg. L’osservazione di Adorno è perfettamente coerente col pensiero Freudiano espresso nella Metapsicologia, Boringhieri, TO, 1978, in cui a p.28 fa la differenza tra stimolo pulsionale e stimolo fisiologico: il primo viene dall’interno, il secondo dall’esterno (Freud è perfettamente in linea in questo senso coi futuri studi neuroscientifici). La psicologia revisionista dà importanza esagerata ai condizionamenti ambientali, quelli che Freud chiama stimoli fisiologici; al contrario, lo stimolo pulsionale viene dall’interno ed è un concetto limite tra lo psichico e il somatico (31) Freud anche in questo caso intuisce ciò centenni dopo gli studi sul sistema nervoso e in particolare sul nervo vago dimostreranno (una delle principali vie di comunicazione neurale, ved. schema). Anche se apparentemente può sembrare una contraddizione a mio avviso, questa propensione all’interno è senz’altro più vicino al materialismo dialettico Freud che non i revisionisti alla Horney, e coincide e gratifica ancora una volta la mia terza via, è l’interno per Freud (nota 1, p.29 costituisce "la base organica dei bisogni della sete e della fame", cioè le pulsioni di autoconservazione).

    (5) Mente & Cervello, n. 10, anno 11, luglio-agosto 2204, Il ritorno di Freud, Mark Solms, p. 46-54, FIEG, Roma.

    (6) Lydia Flem, La vita quotidiana di Freud e dei suoi pazienti, Bur Rizzoli, prima edizione 1987, MI.

    (7) S. Freud, L’io e l’es, boringhieri, TO, 1976, da p. 35.

    (8) S. Freud, Introduzione al Narcisismo, Boringhieri, TO, 1976, il problema viene dibattuto a lato anche in un saggio molto interessante di J. Laplanche, Laterza, Bari, 1972, Vita e Morte nella psicoanalisi, p. 101 e segg. Anche L. insiste sul modo che ha Freud di concepire il narcisismo, sempre come perversione "narcisistica"…. "Il narcisismo è facilmente individuabile dai sessuologi e dagli analisti come elemento costitutivo della perversioni, e in primo luogo delle perversioni omosessuali"(105). Secondo Laplanche, Freud raggiungerebbe una posizione di chiusura narcisistica del neonato in senso biologistico; che naturalmente in mancanza di rapporti intersoggettivi come innata, come monade naturale a livello di interpretazione materialistico didattica questo animaletto protoplasmatico come lo chiama L.(106), diventa certamente l’individuo storicamente specifico nella sua formazione maschilista storicamente riconducibile.

    (9) Tullio Regge, Infinito, Mondatori, Oscar 1996, p. 259.

    (10) Damien Keown, Buddismo, Einaudi. 1996. sintesi eccellente soprattutto quelle parti che indicano l’impellente necessità di liberarsi dallo specifico individualista e narcisista. Cognitivamente penso che usare la sofferenza fenomenologicamente come insegna il Cristianesimo sia più incline alla scienza che non liberarsene. Ma per noi adesso l’importante è constatare che lo specifico individuale impedisce epistemologicamente il concetto di INFINITO come tutte le volte che un concetto viene universalizzato.



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