Un composto del vino rosso potrebbe aiutare a prevenire la perdita di memoria


    Gli scienziati hanno scoperto che il resveratrolo, un antiossidante presente nel vino rosso nonché nelle arachidi e in alcuni frutti di bosco, potrebbe aiutarci a contrastare la perdita di memoria dovuta all’invecchiamento. I risultati suggeriscono che il composto potrebbe essere di grande aiuto per i pazienti affetti da gravi malattie neurodegenerative, come ad es. la malattia di Alzheimer.

    A glass of red wine. By Davide Restivo from Lenzburg, Aarau, Switzerland (A glass of wine) [CC BY-SA 2.0, via Wikimedia CommonsImage by Davide Restivo from Lenzburg, Aarau, Switzerland (A glass of wine) [CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons.

    Il resveratrolo è stato somministrato in laboratorio ad alcuni topi di mezza età mentre ad un altro gruppo è stato somministrato placebo. Uno degli effetti evidenziati per il gruppo a cui è stato somministrato l’antiossidante è stato un raddoppiamento della velocità di neurogenesi (il processo di formazione di nuovi neuroni). I neuroni diminuiscono naturalmente man mano che il processo di invecchiamento di un organismo va avanti. I ratti dello studio hanno inoltre mostrato un netto miglioramento dell’umore, una migliore memoria e hanno avuto un apprendimento più efficace rispetto ai ratti a cui è stato somministrato placebo.

    “I risultati dello studio sono strabilianti” ha dichiarato in un comunicato stampa il prof. Ashok K. Shetty responsabile dello studio nonché direttore dell’Istituto per la medicina rigenerativa e le neuroscienze di Temple in Texas, USA.

    “Tali risultati indicano che i ratti a cui non è stato somministrato il resveratrolo hanno ampiamente mantenuto la capacità di apprendimento dello spazio circostante ma è diminuita drasticamente la capacità di creare nuove memorie dello spazio nel periodo che va dai 22 ai 25 mesi. Al contrario sia la capacità di apprendimento sia la capacità di creare nuove memorie sono migliorate nei ratti a cui è stato somministrato il resveratrolo.”

    I ratti di laboratorio possono vivere circa quattro anni ma, intorno ai 25 mesi d’età, la loro memoria inizia un progressivo declino insieme alle capacità di apprendimento; qualcosa di simile avviene nelle persone dopo la mezza età.

    Sapendo che il resveratrolo ha un effetto antinfiammatorio sul cuore e può contribuire ad innescare la crescita di nuovi vasi sanguigni, il team guidato dal prof. Shetty ha deciso di approfondirne gli effetti sul corpo umano concentrandosi specificatamente sul cervello. I ricercatori hanno cercato di capire se anche l’ippocampo, la regione del cervello associata all’apprendimento, all’umore e alla memoria, poteva trarre benefici dall’antiossidante.

    I ricercatori sono passati quindi dalla teoria alla pratica: sono stati selezionati diversi ratti femmina di 21 mesi d’età e ad alcuni individui è stato somministrato resveratrolo e ad altri placebo. A otto esemplari è stato inniettato resveratrolo ogni giorno per una durata di quattro settimane mentre ad altri 7 esemplari è stato iniettato solo placebo sempre per quattro settimane. Infine i ricercatori hanno valutato la capacità di formare memorie e apprendere, oltre a esaminare quanti nuovi neuroni venivano sviluppati durante il periodo di somministrazione. I topi che erano stati sottoposti al trattamento con il resveratrolo avevano migliorato la memoria, l’umore e l’apprendimento dai 25 mesi, mentre i topi che avevano ricevuto solo placebo avevano iniziato la fase di declino delle capacità di memoria e dell’apprendimento. Inoltre i topi trattati con l’antiossidante hanno avuto un miglioramento del flusso sanguigno e una minore infiammazione dell’ippocampo.

    I risultati sono stati pubblicati su Scientific Reports della rivista Nature. “Lo studio fornisce nuove prove in merito all’utilizzo del resveratrolo come trattamento preventivo nella tarda mezza età al fine di migliorare la memoria e l’umore durante la fase della vecchiaia”, ha scritto il prof. Shetty in un comunicato stampa pubblicato sul sito del Texas A&M Health Science Center. Certamente, si tratta di un piccolo studio sui ratti e non sugli esseri umani, così è necessario evitare di pensare che il consumo maggiore di vino rosso possa dare gli stessi risultati ottenuti sui roditori. In passato molti dei comportamenti riscontrati nei ratti si sono poi rivelati molto simili negli esseri umani; i risultati ottenuti dai ricercatori sono decisamente interessanti e lasciano intravedere potenziali applicazioni sull’uomo.

    Il prossimo passo sarà quindi quello di valutare se il resveratrolo possa avere un simile effetto positivo sull’ippocampo umano e, in caso affermativo, sarà necessario lavorare alla modalità migliore di somministrazione dell’antiossidante. I ricercatori sono certi che, se gli effetti verranno confermati anche sull’uomo, l’eventuale somministrazione del resveratrolo non avverrà attraverso l’ingestione del vino rosso. Sarà interessante vedere se tale ricerca proseguirà nei prossimi anni fornendo i risultati attesi dai ricercatori.

    Nel frattempo continuiamo a gustare ogni tanto un buon bicchiere di vino rosso che sicuramente non fa male, da accompagnare a un buon piatto gustoso, magari un risotto come proposto in questa ricetta.



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