Come rendere la vita difficile al tumore


    Il cancro rappresenta un problema sociale di enormi proporzioni.

    Solo in Italia muoiono di tumore 400 persone al giorno, ossia 1 ogni 3 minuti e mezzo(per dare una dimensione di confronto a questa cifra sconcertante, basti pensare che i morti per AIDS sono oggi in Italia circa 1000 per anno).

    Per molti anni il cancro è stato classificato come malattia di un determinato organo: si è cosi parlato di cancro della mammella, cancro della prostata, cancro dell’intestino, e così via.

    Questa classificazione è molto schematica.

    Il notevole progresso delle conoscenze sulla biologia dei tumori ha ora permesso di identificare le alterazioni chiave determinanti perché una cellula normale divenga tumorale.

    "La più rilevante implicazione di queste conoscenze – ha affermato il prof. Giampietro Gasparini – Direttore Unità Op. Oncologia Medica, Osp. "San Filippo Neri", Roma - per la terapia dei tumori è la possibilità adesso di identificare in ciascun tumore dei bersagli biologici per terapie mirate e personalizzate (tagliate su misura) per ciascun paziente".

    Gli studi più recenti hanno evidenziato come pazienti con la stessa diagnosi istologica in realtà possano avere malattie tuttavia molto diverse dal punto di vista biologico.

    L’eterogeneità, la biodiversità del cancro è così spiccata che potremmo quasi dire che non esistono due neoplasie uguali.

    "Uno degli obiettivi chiave della ricerca - ha detto il prof. Massimo Gion, Direttore del Centro Regionale Indicatori Biochimici Tumore, Ospedale civile di Venezia e presidente dell’Associazione ABO - è saper leggere questa biodiversità nel singolo paziente. A questo servono i biomarcatori, sostanze misurabili nel tumore o nei liquidi biologici del paziente, che permettono di definire l’identikit biologico del singolo tumore. Da qui in avanti la strategia terapeutica contro il cancro dovrà quindi essere basata su terapie personalizzate, fondate innanzitutto su associazioni di chemioterapia e farmaci mirati verso sempre più specifici bersagli molecolari."

    Cosa sono i biomarcatori

    I biomarcatori, prodotti anche solo da poche cellule tumorali, sono i candidati ideali per una diagnosi biologicamente precoce del tumore, cioè quando esso è ancora altrimenti "invisibile".

    I biomarcatori, sono segnali biochimici-molecolari, prodotti dai nostri tessuti, anche in condizioni normali.

    Quando si sviluppa un tumore, si modificano sia in modo quantitativo (il tumore ne produce di più) sia dal punto di vista qualitativo, perché cambia la loro struttura molecolare.

    Ecco perché ricercando, identificando e misurando i biomarcatori si ottengono così informazioni preziose per caratterizzare e affrontare i tumori.

    Obiettivi dello studio dei biomarcatori

    Lo studio dei biomarcatoriha due principali obiettivi: la diagnosi precoce e la necessaria "personalizzazione" delle terapie.

    I biomarcatori hanno già ottenuto dei successi in campo oncologico.

    Essi vengono, infatti, usati come "spia biochimica" sia per orientare la diagnosi di alcuni tumori (prostata, testicolo, certe forme di tumore dell’utero e della tiroide), sia per riconoscere precocemente la ripresa della malattia in altri tumori molto comuni (tumore dell’intestino, del seno).

    "L’identificazione di un tumore tanto piccolo è la condizione ideale per il successo sia delle terapie tradizionali che delle cosiddette terapie biologiche, - ha spiegato il Prof. Gasparini - Colpire pochi bersagli è sempre più agevole ed efficace che doverne colpire molti".

    Una cellula cancerogena, per diventare un tumore di 1 cm, subisce 27 replicazioni, passando da 1 a 135 milioni di cellule.

    Solo quando il cancro raggiunge queste dimensioni è possibile che sia individuato da un bravissimo oncologo, attraverso una TAC.

    Con sole altre 8 replicazioni, il tumore di 1 cm diventa di notevoli dimensioni, con oltre 135 milioni di cellule ed è incompatibile con la vita dell’uomo.

    Diagnosi biomolecolare

    La diagnosi precoce biomolecolare, attraverso i biomarcatori, permette di identificare un tumore con un semplice esame del sangue o delle urine (o altro liquido biologico) quando questo ha dimensioni ancora estremamente microscopiche: 250 cellule.

    Una nuova visione del cancro: insieme di malattie diverse

    La nuova visione del cancro come "costellazione di malattie diverse" e la possibilità di cure "su misura" guidate dai biomarcatori rappresenta una grande nuova possibilità.

    Cosa è l’ABO

    L’incremento delle problematiche diagnostiche in oncologia e il progressivo impegno nell’ambito della comunità scientifica ha reso necessaria nel 1997 la costituzione di un’associazione scientifica (Gruppo ABO, per l’Applicazione delle Biotecnologie in Oncologia) per sostenere l’attività del Centro.

    Si è però voluto che l’Associazione sia calata nella realtà produttiva e sociale dell’area in cui svolge la propria attività. Pertanto si è chiesto il supporto dell’imprenditoria e dei cittadini.

    Ma, diversamente da altre iniziative, si vuole che tale supporto abbia le caratteristiche della collaborazione attiva.

    Così i sostenitori sono esattamente informati di quale sia il progetto che sostengono e di quali siano i ricercatori che il loro sostegno permette di inserire nel progetto stesso.

    In questo modo, la partecipazione a un’Associazione di ricerca scientifica si sposta dall’ambito della beneficenza all’ambito dell’investimento nel campo della salute e della formazione.

    Presidente e, in parte, autore del grande ABO Project è il pas-president degli industriali di Venezia, Giancarlo Zacchello, il quale rappresenta le aziende che desiderano collaborare fattivamente con e per la ricerca scientifica sul cancro, condotta dall’Associazione.

    Il Gruppo ABO si avvale della collaborazione di un Comitato Scientifico e di un Collegio di Consulenza (Advisory Board), composti da alcune fra le più eminenti personalità della comunità scientifica internazionali.

    Biologo e oncologo clinico dovranno, nel prossimo futuro, collaborare sempre di più per supportare e razionalizzare l'impiego dei nuovi farmaci "intelligenti" (mirati) in oncologia.

    I nuovi farmaci antitumorali "biologici" permettono un approccio clinico più selettivo e personalizzato.

    In futuro nuovi farmaci antitumorali biologici

    Essi includono farmaci che bloccano l’angiogenesi (la formazione di nuovi vasi sanguigni provocati dal tumore); fattori di crescita tumorale, mediatori che stimolano la replicazione delle cellule tumorali.

    Obiettivi dell’ABO

    Il Gruppo ABO ha dato e continua a dare un significativo contributo anche nel settore della formazione professionale, della didattica, dell’informazione e della divulgazione nel campo della diagnostica di laboratorio in oncologia.

    É infatti uno dei centri internazionali di riferimento per la preparazione del personale e per la stesura e l’implementazione di linee guida per il miglioramento dell’uso dei biomarcatori in oncologia.

    Una libera Associazione (come appunto l’ABO) risponde a tali requisiti. Inoltre, promuove il reclutamento di giovani ricercatori in questo particolare settore della ricerca che, apparentemente, è poco attrattivo forse perché poco conosciuto.

    Nell’impossibilità realistica di coinvolgere nell’ambito della struttura sanitaria pubblica laureati e diplomati nuovi, si è così deciso di creare opportunità professionali legate a contratti di ricerca finalizzati a specifici progetti.

    Sitografia

    ABO Project www.aboproject.com

    ACO - Azienda Complesso Ospedaliero San Filippo Neri www.sanfilipponeri.roma.it



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