Il rischio virale


    L'uso sperimentale del virus della pandemia influenzale del 1918 continua a sollevare problemi etici.

    Il virus della pandemia influenzale del 1918, ricreato due anni fa in laboratorio, si è dimostrato letale nei macachi.

    Il risultato, pubblicato su Nature, è stato ottenuto da un team di ricercatori della Public Health Agency of Canada-Winnipeg e dell'Università di Wisconsin-Madison.

    L'infezione causa nei primati una risposta immunitaria aberrante e porta rapidamente alla morte dell'animale.

    La notizia fa seguito alla pubblicazione nel 2005, rispettivamente su Science e Nature, della ricostruzione in laboratorio del virus che scatenò la devastante pandemia e della sua sequenza genetica.

    All'epoca la notizia sollevò delicate questioni etiche e la polemica non potrà che essere rinfocolata da questo nuovo articolo.

    Fino a che punto è saggio ricostruire agenti patogeni così pericolosi?Dove finisce l'utilità per la salute pubblica e dove comincia la pura ambizione scientifica ed il rischio di agevolare utilizzi criminali?

    Alla fine della Prima Guerra Mondiale, tra l'inverno del 1918 e la primavera del 1919, si verificò la più disastrosa epidemia della storia dell'umanità.

    In soli sei mesi morirono più di 40 milioni di persone. Si tratta di un numero enorme, superiore non solo al totale delle vittime del conflitto appena concluso ma anche a quella della storica Peste Bubbonica che colpì l'Europa attorno al 1350.

    La comunità medica si è a lungo interrogata sul motivo di tanta potenza letale. All'epoca nessun approccio terapeutico si rivelò efficace. Cosa potrebbe accadere se una nuova epidemia si ripresentasse oggi?

    I tentativi di ricostruire il virus per poterne studiare le caratteristiche patogene e mettere poi a punto delle strategie di prevenzione o cura affondano le loro radici nel passato.

    All'inizio degli anni '50 un medico americano, Johan Hultin cercò di ottenere campioni del virus dalla riesumazione di alcuni individui Inuit vittime dell'epidemia in Alaska.

    Questo gruppo etnico fu particolarmente colpito ed alcuni villaggi vennero letteralmente spazzati via. Hultin sperava che le bassissime temperature del terreno avesso preservato il virus nei tessuti. I suoi tentativi però fallirono ed egli in seguito lasciò la ricerca per dedicarsi all'attività clinica.

    Cinquanta anni Hultin dopo venne a conoscenza che il dott. Jeffery K. Taubenberger, dell'Istituto di Patologia delle Forze Armate Americane di Rockville, aveva esaminato i reperti autoptici di soldati deceduti nel 1918 a seguito dell'epidemia di Spagnola.

    Era così riuscito ad isolare frammenti del DNA virale. Hultin contattò Taubenberger ed insieme tornarono al villaggio Inuit, ottenendo di nuovo il permesso di riesumare le sepolture.

    Questa volta i loro tentativi ebbero successo. Il virus fu ricostruito e ciò permise di identificarne il meccanismo patogeno.

    [inline: 1= Immagine - 1 - Virus ricostruito dell'influenza spagnola] Immagine - 1 - Virus ricostruito dell'influenza spagnola ©CDC/ Dr. Terrence Tumpey/ Cynthia Goldsmith

    I risultati di Taubenberger dimostravano la probabile origine aviaria del virus, che si sarebbe adattato all'uomo attraverso un lento meccanismo di mutazioni successive. Alcune di queste mutazioni sono state riscontrate anche nel virus H5N1, l'agento patogeno dell'influenza aviaria.

    E' stato quindi corretto ricostruire il virus della Spagnola e renderne pubblica la sequenza, se ciò consentirà di comprendere i rischi e i possibili sviluppi del virus H5N1 che tanto preoccupa la comunità medica?

    La risposta non è così facile.

    Il proliferare di studi sul virus dell'influenza del 1918 implica che il numero di laboratori in cui esso è conservato ed utilizzato sta aumentando, e con esso il rischio che possa sfuggire al controllo.

    Inoltre va considerata la possibilità che gruppi terroristici possano cercare di ricostruire in laboratorio il virus basandosi sulla sua sequenza genetica, ora pubblica.

    Infine, l'interesse ed il successo editoriale di questi lavori potrebbe generare tentativi di emulazione da parte di altri gruppi di ricerca: nella scienza la competizione è forte ed i fondi cronicamente insufficienti.

    Qualcuno potrebbe essere tentato di lanciarsi nella ricostruzione di patogeni ad alto rischio per guadagnare un po' di luce sotto i riflettori delle riviste scientifiche di primo piano.

    Bibliografia

    Kobase D. er al., Aberrant innate immune response in lethal infection of macaques with the 1918 influenza virus, Nature, 445, odi:10.1038/nature05495, January 2007

    Sharp P.A., 1918 Flu and Responsible Science, Science, 310:17, 2005

    Smith K., Concern as revived 1918 flu virus kills monkeys: question raised over safety of revived microbe, Published on Nature ondine, 17 January 2007, doi:10.1038/445237°

    Taubenberger J.K., Characterization of the 1918 influenza virus polymerase genes, Nature, 437:889-893, 2005

    Tumpey T.M. et al., Characterization of the Reconstructed 1918 Spanish Influenza Pandemic virus, Science, 310:77-80, 2005

    Sitografia

    The Influenza Pandemic of 1918 - Stanford University http://virus.stanford.edu/uda/ sito dell'universita' di Stanford dedicato alla pandemia del 1918.

    AFIP - Armed Forces Institute of Pathology www.afip.org

    Public Health Agency of Canada www.phac-aspc.gc.ca/new_e.html

    Resurrecting 1918 Flu Virus Took Many Turns - Washington Post www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2005/10/09/AR2005100900932.html esauriente articolo pubblicato da David Brown sul Washington Post.

    Spanish flu - From Wikipedia, the free encyclopedia http://en.wikipedia.org/wiki/Spanish_flu



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