Individuato uno dei geni coinvolti nell'autismo


    Un team di ricercatori statunitensi ed italiani ha annunciato su PNAS di avere identificato una mutazione genetica che aumenta il rischio di autismo. E' primo tassello del complesso puzzle eziologico di questo disturbo pervasivo della personalità.

    I ricercatori americani ed italiani hanno studiato 743 famiglie, individuate in entrambe le nazioni, che presentavano al loro interno uno o più membri affetti da disordini nello spettro dell'autismo, per un totale di 1231 individui.

    Nei pazienti affetti dalla patologia è stato così possibile individuare una mutazione nel gene MET, di cui è noto il ruolo nello sviluppo della neocorteccia cerebrale e del cervelletto.

    Il risultato è particolarmente interessante poiché nell'autismo vi sono delle anomalie strutturali proprio in questo due zone dell'encefalo.

    Inoltre il gene MET svolge anche un ruolo funzionale a livello del sistema gastrointestinale ed immunitario e, significativamente, alcuni pazienti autistici possono manifestare dei disturbi proprio a questo livello.

    I disordini dello spettro dell'autismo sono un gruppo di disturbi della personalità caratterizzati da difficoltà nelle relazioni sociali e nella comunicazione e da attività motorie ed interessi ristretti e stereotipati.

    Le due più note tipologie di disordini dello spettro autistico, l'autismo propriamente detto e la sindrome di Asperger, differiscono per la gravità  dei sintomi e per le competenze linguistiche e cognitive possedute dagli individui affetti.

    L'incidenza dell'autismo nella popolazione statunitense è stimata dal NIMH (National Institute of Mental Health) attorno a 1:1000, anche se in letteratura vi sono stime superiori che arrivano fino a 1:150.

    Negli ultimi anni si è assistito ad un progressivo incremento del numero dei casi segnalati.

    L'interpretazione di questo dato è oggetto di dibattito nella comunità  scientifica.

    La maggior parte degli autori sostengono che questo aumento è artefattuale, nel senso che sarebbe spiegabile interamente in base ad una maggiore attenzione dei medici e degli educatori ed all'allargarsi dei criteri diagnostici.

    Secondo una minoranza di ricercatori invece vi sarebbe un incremento reale dovuto al crescente effetto di fattori di rischio ambientale che aumenterebbero le probabilità, in bambini geneticamente predisposti, di sviluppare la patologia.

    Le prime osservazioni sull'autismo risalgono agli anni quaranta quando, più o meno contemporaneamente, Leo Kanner negli Stati Uniti e Hans Asperger a Vienna descrissero dei bambini caratterizzati da una condizione neuropsichiatrica che non rientrava in nessuna delle patologie allora conosciute.

    All'epoca entrambi sospettarono che si trattasse di un disturbo congenito. Tuttavia negli anni successivi le teorie sulle cause dell'autismo presero una strada diversa.

    A cavallo tra gli anni '50 e '60 genitori provenienti da tutte la parti degli Stati Uniti portavano i loro figli autistici nei pochi centri di riferimento allora esistenti.

    I ricercatori furono inizialmente colpiti dall'osservazione che le famiglie di questi bambini appartenevano generalmente alle classi sociali medio-alte e che le madri erano spesso professioniste molto impegnate nel lavoro.

    La coincidenza tra autismo e provenienza sociale venne interpretata in chiave causale.

    Prese così piede la ipotesi della cosiddetta 'madre fredda' coniata dallo psicologo americano Bruno Bettelheim (1903 - 1990), che ha dominato la scena dell'autismo per molti decenni.

    Secondo questa interpretazione psicogenica, l'autismo era la reazione del bambino al rifiuto ed alla mancanza di attenzioni e di affetto da parte della madre.

    Generazioni di madri si sono così trovate ad affrontare, oltre al dramma di un figlio con un grave disturbo della personalità, anche l'accusa di essere l'origine delle sofferenze del proprio figlio.

    Ricerche successive hanno dimostrato tuttavia che l'autismo è ugualmente diffuso in tutte le classi sociali. Il motivo dell'iniziale errore nell'individuazione dei fattori causali risiedeva in una errata analisi statistica dei dati epidemiologici.

    In quelle prime fasi storiche erano solo le famiglie più agiate e con un più elevato grado di istruzione che potevano reperire le informazioni e le risorse economiche per affrontare il lungo viaggio presso una clinica di neuropsichiatria infantile specializzata.

    In epoca più recente, una serie di studi su famiglie, ed in particolare su gemelli monovulari, hanno progressivamente rinforzato l'ipotesi di un'origine genetica, verificando che la patologia è diffusa in tutte le classi sociali.

    Che nell'autismo sia coinvolto un meccanismo patogenetico multigenetico, è suggerito dalla grande varietà di quadri clinici in cui si manifesta la malattia, tanto che ogni paziente, pur nell'unitarietà  della diagnosi, è praticamente un caso a sé. Lo studio pubblicato su PNAS è il primo a dimostrare il coinvolgimento di uno specifico gene.

    La mutazione individuata da questo studio aumenta il rischio di sviluppare una patologia autistica di 2.27 volte negli individui omozigoti e di 1.67 volte in quelli eterozigoti. Dal punto di vista funzionale la mutazione causa una riduzione dell'espressione genica di MET.

    Gli autori di questa ricerca sottolineano che alla base dell'autismo non vi è un meccanismo deterministico, come accade ad esempio nell'emofilia o nelle sordità  genetiche, in cui la presenza della mutazione implica necessariamente il fenotipo patologico.

    In pratica l'effettiva manifestazione dell'autismo richiederebbe la concomitanza di più di un fattore di rischio genetico e/o ambientale.

    Sarà di grande interesse chiarire quali siano questi fattori ambientali. La determinazione di queste concause fornirebbe un potente strumento di prevenzione nei soggetti a rischio.

    I candidati sono potenzialmente moltissimi: sostanze chimiche presenti nell'aria o negli alimenti, metalli pesanti, infezioni virali, complicanze pre- e peri-natali, perfino l'eccesso di televisione, secondo un recente e disutibile studio.

    A partire dagli anni '90 sono apparsi alcuni lavori che mettevano in relazione autismo e vaccinazioni nella prima infanzia. In particolare è stato individuato come possibile agente tossico il tiomersale, un conservante a base di mercurio organico utilizzato nei vaccini per uso umano.

    Questi lavori, ampiamente pubblicizzati dai media, hanno ricevuto però numerose critiche metodologiche. Inoltre tutte le successive ricerche epidemiologiche, svolte secondo rigorosi principi statistici, hanno ampiamente smentito qualsiasi correlazione.

    Tuttavia in molti genitori permane a tutt'oggi una notevole diffidenza verso le vaccinazioni.

    Un promettente sviluppo della ricerca pubblicata su PNAS sarebbe l'ottenimento, con le tecniche dell'ingegneria genetica, di un modello animale che presenti la stessa mutazione riscontrata nell'uomo.

    La disponibilità  di un modello sperimentale consentirebbe notevoli progressi nella comprensione dei meccanismi patogenetici dell'autismo.

    Uno dei grossi problemi legati all'autismo è inoltre quello di una diagnosi corretta e precoce.

    Talvolta risulta difficile discriminarlo rispetto ad altre neuropatologie psichiatriche infantili ed in particolare rispetto a differenti disturbi pervasivi della personalità, specie in mancanza di un'uniformità  nei criteri diagnostici applicati dai vari specialisti.

    Si aggiunga poi che il disturbo può presentarsi in associazione ad altre patologie quali ritardo mentale, epilessia, depressione ed ansia.

    Occorre infine tener presente che mentre per alcuni ricercatori il morbo di Asperger è classificabile come una forma di autismo altamente funzionale, per altri questo disturbo rappresenterebbe una patologia clinicamente ed eziologicamente distinta.

    La disponibilità  di un marker genetico potrà  semplificare notevolmente la diagnosi differenziale dell'autismo.

    Bibliografia

    Freitag CM., The genetics of autistic disorders and its clinical relevance: a review of the literature. Mol Psychiatry. 2006 Oct 10;

    Campbell DB, Sutcliffe JS, Ebert PJ, Militerni R, Bravaccio C, TrilloS., Elia M., Schneider C., Melmed R, Sacco R., Persicon AM, Levitt P., A genetic variant that disrupts MET transcription is associated with autism, PNAS, 2006, in press. Early

    Online edition:

    www.pnas.org/cgi/doi/10.1073/pnas.0605296103

    Waldman M, Does television cause autism, http://www.johnson.cornell.edu/faculty/profiles/waldman/autpaper.html

    Offit PA et al., Communicating science to the public: MMR vaccine and autism, Vaccine, 22:1-6, 2003

    Sacks O., Un antropologo su Marte. Adelphi. 1998.

    20/10/2006

    Sitografia:

    Vanderbilt Medical Center di Nashville, Tennessee www.mc.vanderbilt.edu

    A Parent’s Guide to Autism Spectrum Disorder - National Institute for Mental Health http://www.nimh.nih.gov/health/publications/a-parents-guide-to-autism-spectrum-disorder/complete-index.shtml

    Autism Spectrum Disorders - Medical Coding Career Guide http://www.medicalcodingcareerguide.com/resources/autism-spectrum-disorders/

    Bruno Bettelheim - From Wikipedia, the free encyclopedia http://en.wikipedia.org/wiki/Bruno_Bettelheim



    Newsletter

    Resta informato con le nostre notizie periodicamente

    Cliccando sul pulsante iscriviti acconsenti al trattamento dei tuoi dati. La tua email non verrà MAI ceduta a nessuno!