La dichiaro Dottore in omeopatia!


    La lauree in medicine alternative offerte da alcune università britanniche stanno sollevando polemiche nella comunità scientifica internazionale.

    L'ultimo numerodi Nature (446) pubblica due editoriali [(1),(2)] dedicati al problema del difficile rapporto tra terapie alternative e scienza.

    Negli ultimi anni diverse università britanniche hanno aggiunto alla loro offerta didattica alcune lauree in medicine alternative.

    In particolare, in cinque Università inglesi è ora possibile diventare dottore in omeopatia.

    Anche in Paesi come la Germania e la Francia, dove pure questa disciplina gode di grande popolarità, l'omeopatia viene confinata nell'ambito di specifici corsi, all'interno delle tradizionali lauree in medicina e chirurgia.

    Alcuni scienziati intervistati da Nature si sono detti preoccupati del fatto che lauree in omeopatia attivate dalle istituzioni accademiche inglesi possano ammantare questa disciplina di una immeritata credibilità scientifica, dal momento che a tutt'oggi non esistono a loro parere prove sperimentali attendibili della sua efficacia e del suo meccanismo d'azione.

    Secondo la prestigiosa rivista multidisciplinare americana, le loro richieste di informazioni sui programmi delle lauree sotto accusa non hanno avuto risposta.

    L'unica istituzione che ha mostrato disponibilità al riguardo è stata l'Università di Westminster (London).

    La rivista americana riferisce inoltre di aver contattato a tal proposito sia la Universities UK, organo delle istituzioni universitarie britanniche, che la Quality Assurance Agency for Higher Education, garante degli standard accademici universitari, le quali hanno dichiarato che le singole Università godono di completa autonomia rispetto ai contenuti dei corsi e alle loro denominazioni.

    Nature ha quindi domandato direttamente ai vertici delle Università di Westminster, Central Lancashire e Salford se ritenessero appropriata la denominazione di "laurea in Scienze" per i loro corsi di omeopatia.

    Tutte e tre le istituzioni hanno preferito non rilasciare commenti.

    Cos'è l'omeopatia?

    Si tratta di una controversa terapia alternativa, teorizzata dal medico tedesco Samuel Hahnemann (1755 -1843)e basata su tre principi fondamentali.

    Innanzitutto vengono utilizzate sostanze che, se ingerite a dosi sensibili, causerebbero nell'uomo gli stessi sintomi della malattia che si vuole curare. Ciò è all'origine del temine stesso di omeopatia (da όμοιος,lo stesso e πάθος, malattia) e viene sintetizzato nell'aforisma latino Similia similibus curantur.

    Si tratta di un approccio opposto a quello seguito dalla medicina tradizionale dove, salvo rare eccezioni (si pensi ai vaccini), si sfrutta la capacità di un farmaco di produrre effetti contrari ai sintomi della malattia.

    Una caratteristica chiave dei farmaci omeopatici risiede poi nella loro preparazione.

    Il principio attivo viene infatti fortemente diluito attraverso progressive aggiunte di solvente e succussioni, vale a dire agitazioni, della soluzione.

    A questo processo, che rappresenta la chiave dell'attività del farmaco omeopatico, viene dato il nome di dinamizzazione.

    Alla fine, la diluizione è tale da non lasciare praticamente più traccia della sostanza originaria.

    Secondo le teorie di Hahnemann, tuttavia, il solvente porterebbe in sé una qualche forma di energia derivata dalla sua interazione con la sostanza e tale "impronta" sarebbe tanto più marcata quanto più intenso è stato il processo di dinamizzazione.

    Nei farmaci omeopatici, quindi, la maggiore potenza si associa a una maggiore diluizione, espressa dal numero riportato sulla confezione.

    In altre parole, la relazione dose-risposta è esattamente opposta a quella tipica della farmacologia tradizionale.

    Centrale nell'omeopatia è poi una particolare interazione medico-paziente che prevede un dialogo approfondito tra terapeuta e malato con lo scopo di determinarne personalità e abitudini di vita.

    L'omeopata, oltre ad ascoltarne i sintomi, deve osservare attentamente il paziente. La postura, la mimica facciale, il modo di camminare, la prosodia, l'abbigliamento… tutto concorrerà all'elaborazione di una prescrizione ad personam, specificatamente calibrata sul quel particolare paziente.

    Alla stessa patologia corrisponderanno perciò, in persone diverse, prescrizioni diverse. Infatti lo scopo esplicito della omeopatia non è quello di curare direttamente la malattia, quanto quello di evocare nel paziente le proprie risorse reattive.

    Nel nostro Paese l'omeopatia rappresenta la terapia alternativa più diffusa ed è seguita da circa l'8% della popolazione, secondo i dati della Boiron, una delle maggiori compagnie produttrici.

    Mentre in Italia solo i medici sono autorizzati alla prescrizione di farmaci omeopatici, in Gran Bretagna, ad esempio, la disciplina sanitaria prevede delle figure professionali alternative.

    In Italia, comunque, i rimedi omeopatici possono essere acquistati in farmacia anche in assenza di una ricetta medica poiché sono considerati farmaci cosiddetti 'da banco'.

    La pratica dell'automedicazione omeopatica è particolarmente diffusa in quei Paesi,come gli Stati Uniti ad esempio, dove è possibile ottenere molti farmaci tradizionali, erboristici o omeopatici servendosi direttamente dallo scaffale del supermercato.

    È evidente che questo tipo di prescrizione "fai da te", basata spesso su informazioni reperite in Internet o sui consigli di amici e colleghi, è sostanzialmente estranea alla più genuina filosofia omeopatica.

    Efficacia clinica dell'omeopatia

    Le due principali ragioni che rendono la comunità scientifica incredula davanti a questa medicina alternativa sono da un lato la mancanza di un convincente meccanismo d'azione basato su leggi chimiche e fisiche a noi note, e dall'altro la scarsità e irriproducibilità di evidenze positive pubblicate nella letteratura scientifica.

    Infatti, nonostante il largo giro d'affari, le prove scientifiche di una efficacia clinica dei medicinali omeopatici sono deboli.

    Per quanto riguarda gli studi in vitro, nel 1988 Nature pubblicò i dati di un gruppo di ricerca francese coordinato dal Proffessor Benveniste (3).

    Il lavoro, che destò a suo tempo grande scalpore, mostrava per la prima volta che una soluzione acquosa dinamizzata manteneva la capacità di evocare una risposta biologica in un modello cellulare di routine nello studio dei meccanismi delle allergie.

    L'articolo fu pubblicato con una nota critica dell'allora editore di Nature, J. Maddox, il quale, alla luce dell'eccezionalità dei dati riportati e del fatto che gli autori non presentavano una base teorica per spiegarli, si riservava di richiedere che gli esperimenti fossero replicati da altri laboratori indipendenti e che un team coordinato dallo stesso Maddox fosse autorizzato a recarsi presso i laboratori francesi per verificarne le procedure sperimentali.

    La commissione di inchiesta mise in luce diverse irregolarità procedurali e verificò l'impossibilità di replicare gli esperimenti in condizioni di doppio cieco, cioè in una situazione in cui né i ricercatori francesi né gli investigatori sapessero quali erano i campioni dinamizzati e quali i controlli.

    Alla pubblicazione su Nature dei risultati dell'inchiesta (4) seguì un'inevitabile querelle di repliche e contro-repliche (5). Il dato comunque più interessante è che ben tre laboratori indipendenti furono in seguito incapaci di replicare i dati del gruppo di Benveniste, pur applicandone le stesse procedure sperimentali [(6), (7), (8)].

    Per quanto riguarda gli studi clinici, la maggior parte delle ricerche pubblicate in letteratura sono state criticate per l'inadeguatezza delle procedure metodologiche.

    Nell'ambito della medicina tradizionale, per comprovare l'efficacia di un trattamento gli esperimenti devono venire condotti secondo criteri di oggettività e riproducibilità universalmente accettati dalla comunità scientifica.

    In particolare, non è sufficiente trattare alcuni pazienti e registrare dei progressi. Occorre condurre in parallelo degli esperimenti di controllo per verificare che le remissioni indotte dal trattamento sono significativamente superiori a quelle ottenibili semplicemente simulandolo.

    Infatti in molti casi il semplice contatto umano con il medico, la fiducia riposta nella terapia, sono di per sè curativi. Si tratta del cosiddetto effetto placebo. Inoltre, molte patologie si risolvono spontaneamente anche in assenza di qualsiasi trattamento.

    Gli individui assegnati ai due diversi gruppi, placebo e trattamento, vanno poi scelti a caso (randomizzati), avendo cura di avere due campioni sufficientemente ampi e paragonabili per età, sesso e patologie. Infine questi controlli devono essere condotti secondo la cosiddetta modalità in doppio cieco.

    Vale a dire che né il medico né il paziente devono sapere chi riceve il trattamento e chi il placebo. In questo modo si evita che medico e paziente si influenzino a vicenda alterando i risultati.

    Sono state condotte numerose revisioni, le cosiddette meta-analisi, di testi clinici condotti su prodotti omeopatici e pubblicati nella letteratura [(9), (10), (11), (12), (13)].

    Nella maggior parte dei casi, se si tiene conto solo dei lavori scientifici pubblicati su riviste sottoposte al vaglio di esperti internazionali, i cosiddetti peer-reviewers, e che soddisfino i requisiti metodologici esposti sopra, i trattamenti omeopatici non sono generalmente più efficaci dei placebo.

    L'articolo che ha avuto il maggior impatto sulla comunità scientifica è stato senz'altro la meta-analisi apparsa su Lancet nel 2005 (11), che negava l'efficacia dei trattamenti omeopatici.

    La rivista ha ospitato solo alcune delle numerose repliche dei sostenitori dell'omeopatia (15). Molte altre sono state accolte dal Journal of Alternative and Complementary Medicine (12).

    Quest'ultimo giornale, nello stesso anno, ha anche pubblicato una meta-analisi che sosteneva l'efficacia dell'omeopatia (13).

    In essa si affermava che "la ricerca sperimentale offre alcuni indizi che le sostanze omeopatiche diluite e succusse oltre il numero di Avogadro siano biologicamente attive".

    Tuttavia l'autore proseguiva osservando che "non sono riscontrabili (in letteratura) effetti tra loro coerenti ottenuti da modelli sperimentali indipendenti e riproducibili".

    Un articolo spesso citato a sostegno dell'efficacia dell'omeopatia è quello pubblicato nel 1997 su Lancet da Klaus Linde del centro per le Ricerche sulle Medicine Complementari dell'Università di Monaco (13).

    In realtà nell'articolo l'autore si limitava a dichiarare che: "I risultati della nostra meta-analisi non sono compatibili con l'ipotesi che gli effetti clinici dell'omeopatia siano completamente dovuti ad un effetto placebo".

    Lo stesso Linde pubblicò successivamente un altro articolo (14) in cui dichiarava che, nella sua meta-analisi del 1997, alcuni involontari errori metodologici lo avevano probabilmente portato a sovrastimare l'efficacia dei trattamenti omeopatici.

    Inoltre, in una lettera a Lancet del 2005, Linde ha affermato che "la nostra meta-analisi del 1997 è stata sfortunatamente strumentalizzata dagli omeopati come evidenza che tale terapia fosse comprovata" (15).

    I sostenitori dell'omeopatia rispondono alle critiche metodologiche affermando che nelle riviste scientifiche esiste un forte ostracismo contro questa disciplina.

    Come conseguenza è molto più facile che venga accettato e pubblicato un lavoro che dimostra che l'omeopatia non funziona piuttosto che uno che sostenga il contrario, e questo tende secondo loro a distorcere i risultati delle meta-analisi.

    D'altro canto, quando si portano evidenze che, se fondate, sovvertirebbero i principi delle scienze naturali, è ragionevole che vengano richiesti dati particolarmente robusti e procedure sperimentali ineccepibili.

    Resta comunque il fatto che molti test clinici randomizzati in doppio cieco hanno riscontrato che la terapia omeopatica non otteneva risultati significativamente superiori al placebo [(17), (18), (19), (20)].

    Secondo molti omeopati, tuttavia, questo tipo di disegno sperimentale sarebbe intrinsecamente incompatibile con l'approccio terapeutico omeopatico, tutto basato sulla fiducia del paziente nei riguardi del medico e sulla complessa e profonda relazione che si deve instaurare tra i due.

    In altre parole, affidare a caso il proprio paziente ad uno dei due gruppi o addirittura fingere di curarlo quando non gli si sta somministrando nulla, sarebbe incompatibile con quella speciale interazione umana ed emotiva tra medico e paziente che è alla base di questa medicina alternativa.

    Occorre notare tuttavia che, sostenere che la terapia funziona nella misura in cui medico e paziente confidano in essa, significa ammettere implicitamente che la guarigione non è dovuta alle proprietà fisiche intrinseche della medicina ma all'effetto placebo.

    Meccanismo d'azione dei rimedi omeopatici

    Se accettiamo l'efficacia dell'omeopatia dobbiamo ammettere necessariamente l'esistenza di un sottostante meccanismo fisico d'azione che però, allo stato attuale, questo ipotetico meccanismo non è stato chiaramente determinato.

    A causa della intensa diluizione le sostanze originali non sono più presenti nei rimedi omeopatici. Di conseguenza, occorre postulare un meccanismo basato su effetti indotti dall sostanza nel e in grado di mantenersi nel tempo anche quando essanon è più fisicamente presente.

    Per supportare questa ipotetica 'memoria dell'acqua', come è stata chiamata da alcuni, sono stati invocati vari meccanismi fisici che però non hanno superato il vaglio di una rigorosa analisi alla luce delle leggi chimico-fisiche a noi note.

    Inoltre eventuali modifiche strutturali nel solvente dovrebbero essere dimostrabili attraverso le metodiche analitiche a nostra disposizione, cosa che fino ad ora non è stato possibile ottenere (21). Resta inoltre da spiegare come tale teoria della 'memoria dell'acqua' si applicherebbe ai rimedi omeopatici somministrati in forma di granuli.

    Alla luce della letteratura scientifica esistente la spiegazione più parsimoniosa è che l'omeopatia agisca ottimizzando l'effetto placebo.

    Ciò renderebbe conto sia della difficoltà di trovare un meccanismo fisico, sia della irriproducibilità degli studi clinici, nei quali si starebbe in realtà confrontando l'efficacia di due diversi placebo.

    In questa ipotesi il preparato omeopatico non si ridurrebbe ad altro che il semplice eccipiente inerte, privo per definizione di particolari attività intrinseche. Questo spiegherebbe la mancanza di effetti collaterali, almeno alle diluizioni più alte.

    Naturalmente tale spiegazione non soddisfa gli omeopati ma appare ragionevole, adeguata e sufficiente allo stato attuale e, per un principio di economia, non andrebbe rigettata per altre più complesse, almeno fino a quando essa non riesca più a rendere conto della realtà sperimentale.

    Omeopatia in ambito veterinario

    Nonostante l'omeopatia si sta ampiamente diffondendo in ambito veterinario, le pubblicazioni scientifiche sulla sua efficacia clinica nel trattamento delle patologie animali sono ancora piuttosto limitate (22).

    Le principali ragioni della popolarità dell'omeopatia in ambito veterinario sono la sua compatibilità con l'allevamento organico, che non consente alcun utilizzo di sostanze chimiche, e la scarsità di farmaci tradizionali efficaci nelle patologie croniche degli animali da compagnia.

    Tuttavia il suo utilizzo sugli animali è difficilmente riconciliabile con la teoria Hahnemanniana. La relazione tra le sostanze e i sintomi da esse indotte, necessaria per abbinarle alle diverse patologie da curare, è stata storicamente determinata solo nell'uomo ed è improbabile che, alla luce delle ben note differenze interspecifiche, tali risultati possano essere trasferiti tout court ad altre specie.

    Risulta poi problematico immaginare come il processo di tipizzazione fisica e caratteriale del paziente, alla base del trattamento omepatico, possa essere applicato all'animale.

    Poiché si ritiene generalmente che alcune capacità cognitive, come ad esempio l'aspettativa di una guarigione associata al trattamento terapeutico, siano limitate all'uomo, si sarebbe portati a credere che negli animali l'effetto placebo non possa avere luogo.

    Il realtà esso è stato documentato (23) ed è stato spiegato sulla base del condizionamento classico Pavloviano (24) e del rilascio di opioidi endogeni. È noto ad esempio che le risposte immunitarie possono essere influenzate attraverso questo tipo di meccanismo (25).

    Va inoltre considerato che anche se è vero che un animale non è suggestionabile, lo sono però il suo padrone e lo sperimentatore che conduce l'esperimento. Anche in campo veterinario è quindi necessario un approccio sperimentale rigoroso basato su esperimenti in doppio cieco.

    Conclusioni

    Nonostante le considerazioni critiche esposte fin qui, rimane il dato dell'elevato livello di soddisfazione riportato dalle moltissime persone che in tutto il mondo si affidano alle cure omeopatiche.

    Non pochi medici tradizionali sono concordi nell'affermare che molti dei loro pazienti riportano significativi miglioramenti dopo i trattamenti omeopatici, specie nel caso di patologie croniche minori.

    Anche se si trattasse solo di un'ottimizzazione dell'effetto placebo, i risultato positivi che vengono riportati da molti pazienti possono essere sufficienti a giustificare di per sé il ricorso all'omeopatia.

    Tale considerazione è ancora più valida se si considera la virtuale assenza di effetti collaterali, almeno per le diluizioni più alte. Primum non nocere, recita un noto aforisma e purtroppo la medicina tradizionale non sempre riesce a tener fede a questo precetto fondamentale.

    Si può veramente affermare che l'omeopatia è completamente innocua? Benché siano stati riportati alcuni casi di effetti collaterali associati all'assunzione di preparati omeopatici [(26), (27), (28)], la Food & Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti considera l'omeopatia sostanzialmente sicura, almeno per le diluizioni più alte (>5CH).

    La maggiore preoccupazione associata all'omeopatia è in realtà la possibilità che per essa vengano trascurati trattamenti più efficaci o che un terapeuta privo di un'appropriata preparazione possa arrivare ad una diagnosi errata, con il rischio di trascurare una patologia importante.

    Un dato preoccupante è anche rappresentato dall'osservazione che alcuni omeopati sconsiglierebbero ai loro pazienti le vaccinazioni, nonostante queste rappresentino uno dei fondamentali progressi nella salute umana [(29), (30)].

    Via libera dunque alla pratica omeopatica purché medico e pazienti siano consapevoli che essa è, almeno per ora, cosa diversa dalla scienza.

    Il compito dello scienziato resta comunque quello di stabilire i confini oggettivi della scienza, applicando rigorosamente i principi del metodo scientifico e mantenendo al tempo stesso quell'apertura mentale che gli consente di accettare, privo di pregiudizi, ogni nuovo principio basato sull'evidenza dei fatti.

    Bibliografia:

    (1) Giles J., Degrees in homeopathy slated as unscientific, Nature, 446:352-3, 2007. www.nature.com/news/2007/070319/full/446352a.html

    (2) Colquhoun D., Science degrees without the science, Nature, 446:373-374, 2007. www.nature.com/nature/journal/v446/n7134/full/446373a.html

    (3) E. Davenas et al., Human basophil degranulation triggered by a very dilute antiserum against IgE, Nature,333, 816-818, 1988.

    (4) J. Maddox, J. Randi, W.W. Stewart, "High dilution" experiments a delusion, Nature, 334 , 287-290 , 1988.

    (5) J. Maddox, Waves caused by extrem diluition, Nature, 335 :760 -762 , 1988.

    (6) Hirst, SJ, et al., Human basophil degranulation is not triggered by very dilute antiserum against human IgE. Nature 366:525-527, 1993

    (7) Seagrave, J., Evidence of non-reproducibility, Nature, 334:559, 1988.

    (8) Bonini, S, Adriani, E and Balsano, F., Evidence of non-reproducibility, Nature, 334:559,1988.

    (9) Hill, C and Doyon, F., Review of randomized trials of homeopathy, Rev. Epidem. et Sante Publ., 38:139-147, 1990.

    (10) Vandenbroucke, J.P., Homeopathy trials: going nowhere, The Lancet, 350:824, 1997;.

    (11) Shang A. et al., Are the clinical effects of homoeopathy placebo effects? Comparative study of placebo-controlled trials of homoeopathy and allopathy,Lancet, 366:726–32, 2005.

    (12) Kim A. Jobst. Homeopathy, Hahnemann, and The Lancet 250 Years On: A Case of the Emperor's New Clothes?Journal of Alternative and Complementary Medicine, Oct 2005, Vol. 11, No. 5: 751-754

    (13) Walach et al., Research on Homeopathy: State of the Art, Journal of Alternative and Complementary Medicine, 11(5):813–829, 2005.

    (14) Linde, K, et al., Critical review and meta-analysis of serial agitated dilutions in experimental toxicology. Human & Exper. Toxicol., 13:481-492, 1994.

    (15) Linde K., Impact of Study Quality on Outcome in Placebo-Controlled Trials of omeopathy, J Clin Epidemiol, 52(7):631–636, 1999.

    (16) Linde K. et al., Are the clinical effects of homoeopathy placebo effects?,Lancet, 366(9503):2081-2082, 2005.

    (17) Friese, K, Feuchter, U and Moeller, H. Homeopathic management of adenoid vegetations. Results of a prospective, randomized double-blind study. HNO 45:618-624, 1997.

    (18) Hart, O, et al., Double-blind, placebo-controlled, randomized clinical trial of homoeopathic arnica C30 for pain and infection after total abdominal hysterectomy, J. R. Soc Med.,90(2):73-78, 1997.

    (19) Whitmarsh, T, Coleston-shields, D and Steiner, T., Double-blind randomized placebo-controlled study of homeopathic prophylaxis of migraine. Cephalgia 1997; 17: 600-604.

    (20) Wallach, H, et al., Classical homeopathic treatment of chronic headaches, Cephalgia, 17:119-126, 1997.

    (21) Silvo, M and Arnaldo, P., Ultrasonographic study of homeopathic solutions, Br. Homeopathic J., 179:212, 1999.

    (22) Hektoen L., Review of the current involvement of homeopathy in veterinary practice and research, Vet. Rec., 157(8):224-229, 2005.

    (23) Mcmilland F. D., The placebo effect in animals, Journal of the American Veterinary Medical Association 215:992-999, 1999

    (24) Pavlov I. P., Conditioned Reflexes. London , Oxford Press. pp 23-78, 1927

    (25) Ader R. & Cohen, N., Behaviourally conditioned immunosuppression and murine systemic lupus erythematous, Science 215:1534-1536,1982.

    (26) Mukherjee D.etal, Arsenic toxicity from homeopathic treatment, J. Toxicol. Clin. Toxicol., 41(7): 963-967, 2003

    (27) Montoya-Cabrera M.A. et al., Mercury poisoning caused by a homeopathic drug, Gac Med Mex 1991 127(3):267-70

    (28) Audicana M. et al., An unusual case of baboon syndrome due to mercury present in a homeopathic medicine, Contact Dermatitis 45(3):185, 2001

    (29) Ernst, E., The attitude against immunisation within some branches of complementary medicine. Eur. J. Pediatr. 156:513-515, 1997.

    (30) Ernst, E and White, AR., Homeopathy and immunisation, Br. J. Gen. Pract.48:629-630, 1995.

    Sitografia:

    Laboratoires Boiron www.boironit.net sito italiano della Boiron

    Tre delle Università Britanniche che offrono lauree in omeopatia (Westminster, Central Lancashire e Salford):

    University of Westminster www.wmin.ac.uk/sih/page-57

    University of Central Lancashire www.infozee.com/univs/uk/uclan/ugsubjects/nursing.htm

    University of Salford www.salford.ac.uk/course-finder/course/1541

    ISCMR - International Society for Complementary Medicine Research www.iscmr.org

    Samuel Hahnemann(1755-1843) - From Wikipedia, the free encyclopedia http://en.wikipedia.org/wiki/Samuel_Hahnemann

    Homeopathy - From Wikipedia, the free encyclopedia http://en.wikipedia.org/wiki/Homeopathy

    Homeopathy and science: a closer look www.colorado.edu/philosophy/vstenger/Medicine/Homeop.html Sito del Professor Victor J. Stenger, Professor Emeritus di Fisica ed Astronomia all'Università delle Hawaii e Adjunct Professor di Filosofia all'Università del Colorado, che offre un esauriente e documentato saggio sullo stato dell'arte nella relazione tra omeopatia e scienza

    Il Caso Benveniste - rivelazioni retroscena e discussione - Brain mind & life - brainmindlife.org www.brainmindlife.org/benveniste.htm pagina del sito della Società Internazionale di Neuroscienze, BM&LItalia, fondata nel 2003 che fornisce un resoconto dettagliato del cosidetto caso 'Benveniste'.

    Nature.com www.nature.com

    Quality Assurance Agency for Higher Education www.qaa.ac.uk

    Universities UK www.universitiesuk.ac.uk



    Newsletter

    Resta informato con le nostre notizie periodicamente

    Cliccando sul pulsante iscriviti acconsenti al trattamento dei tuoi dati. La tua email non verrà MAI ceduta a nessuno!