L'influenza si combatte con il sole


    Secondo un recente articolo pubblicato sulla rivista Epidemiology and Infection le epidemie influenzali tipiche della stagione invernale sarebbero da mettere in relazione alla minore esposizione ai raggi solari ed al conseguente calo della produzione di vitamina D.

    Secondo un recente articolo pubblicato sulla rivista Epidemiology and Infection le epidemie influenzali tipiche della stagione invernale sarebbero da mettere in relazione alla minore esposizione ai raggi solari ed al conseguente calo della produzione di vitamina D.

    Al sopraggiungere dei primi freddi ecco ripresentarsi l'inevitabile epidemia influenzale, puntuale come un orologio svizzero.

    Siamo talmente abituati a considerarla un malanno di stagione che il fatto che la sua incidenza sia massima d'inverno e minima d'estate ci pare ovvio.

    Ma di ovvio nella scienza c'è ben poco e i ricercatori si chiedono da tempo per quale motivo il picco delle epidemie influenzali si collochi, in entrambi gli emisferi, due mesi dopo il solstizio invernale.

    Lo stesso pattern stagionale è mostrato da altri virus che attaccano il sistema respiratorio come ad esempio il virus respiratorio sinciziale, i virus parainfuenzali ed i virus del raffreddore.

    [inline: 1= Immagine - 1 - Fotografia al microscopio elettronico del virus dell'influenza] Immagine - 1 - Fotografia al microscopio elettronico del virus dell'influenza. ©Wikipedia, the free encyclopedia

    Scoprire i fattori che ci rendono più vulnerabili all'influenza potrebbe salvare molte vite. Anche se per qualcuno di noi un'infreddatura puಠrappresentare poco più di una seccatura, si stima che ogni anno, a livello mondiale, muoiano circa mezzo milione di persone per le conseguenza dell'influenza.

    Nella sola Inghilterra si calcola che la mortalità nei mesi invernali superi di 30.000 unità quella dei mesi estivi.

    Particolarmente gravi sono le conseguenze delle pandemie influenzali come quella del 1918, la famigerata Spagnola, che uccise 25.000.000 di persone in sei mesi.

    In epoche più recenti abbiamo avuto la "Asiatica", nel 1957-58, e la "Hong Kong" nel 1968-69, che causarono ciascuna circa un milione di morti a livello mondiale.

    La spiegazione più frequentemente fornita alla stagionalità  dell'influenza è la maggiore facilità  di contagio dovuta all'affollamento in ambienti chiusi e riscaldati, dove l'aria secca favorisce la diffusione dell'aerosol contenente il virus.

    La ripresa delle scuole in autunno ed i viaggi durante le festività  faciliterebbero poi la trasmissione degli agenti patogeni.

    Tuttavia sin dagli anni '80 l'epidemiologo inglese Edgar Hope-Simpson aveva ipotizzato un 'fattore stagionale', teorizzando un ruolo causale della diminuzione delle ore di illuminazione.

    Gli autori dell'articolo pubblicato sulla rivista Epidemiology and Infection hanno passato in rassegna la recente letteratura scientifica e sono arrivati alla conclusione che questo fattore stagionale altro non è che la vitamina D.

    La vitamina D è una sostanza di natura steroidea che svolge un ruolo chiave nel metabolismo osseo.

    La sua carenza nei bambini determina il rachitismo e negli adulti aumenta il rischio di osteoporosi. Il fabbisogno giornaliero di Vitamina D puಠessere assunto con la dieta ed in particolare con latte fresco, pesce ed uova.

    [inline: 2= Immagine - 2 - Struttura chimica della vitamina D3] Immagine - 2 - Struttura chimica della vitamina D3 (colecalciferolo)

    Un'altra fonte di vitamina D è rappresentata dalla conversione del 7-deidro-colesterolo contenuto nella nostra pelle innescata dalle radiazioni ultraviolette della luce solare.

    Durante l'inverno i livelli di Vitamina si abbassano notevolmente, specie nella popolazione anziana e nei bambini allattati esclusivamente al seno.

    Negli Stati Uniti la maggior parte del latte fresco viene addizionato di Vitamina D. In questo modo si è riusciti ad eradicare il rachitismo che, ancora negli anni '30 era ampiamente diffuso nel Paese.

    Oltre al suo noto ruolo nel metabolismo del calcio, la vitamina D, svolge anche un'azione di potenziamento del sistema immunitario, aumentando le naturali difese dell'organismo contro gli agenti patogeni.

    In Norvegia, dove i livelli di vitamina D nella popolazione sono relativamente costanti durante tutto l'anno grazie ad un consistente consumo di pesce ed olio di fegato di merluzzo, l'incidenza dell'influenza è significativamente più bassa che in Gran Bretagna.

    Negli Stati Uniti, per contro, la popolazione afro-americana soffre di una maggiore mortalità  per affezioni cardio-respiratorie e, parallelamente, mostra anche una maggiore incidenza di ipovitaminosi D rispetto alla popolazione bianca.

    Benchà© ciಠsia probabilmente da mettere in relazione al pesante divario socio-economico esistente fra i due gruppi etnici (che comporta una significativa differenza nel tasso di mortalità , specie infantile) gli autori suggeriscono che l'effetto schermante dovuto alla pigmentazione scura della pelle possa penalizzare la popolazione di colore.

    Alcuni studi condotti in Russia, a Krasnodar ed a San Pietroburgo hanno dimostrato che, a seguito di inoculazione di virus influenzali attenuati in volontari sani, l'incidenza della malattia era 8 volte maggiore durante i mesi invernali rispetto a quelli estivi.

    Esistono inoltre dati, dagli anni '30 fino ad oggi, che dimostrano che la somministrazione di olio di fegato di merluzzo riduce l'incidenza dell'influenza.

    Gli autori convengono che è prematuro ipotizzare una somministrazione di vitamina D per il trattamento o la prevenzione delle infezioni virali respiratorie nella stagione invernale, almeno fino a che non verranno condotti degli esperimenti controllati per verificare direttamente un effetto protettivo di questa vitamina.

    Nel frattempo suggeriscono comunque di diagnosticare e trattare le ipovitaminosi, specie nelle categorie più a rischio quali bambini, individui obesi, anziani e popolazioni di colore che vivono sopra ai 30° di latitudine.

    Occorre ricordare che un'assunzione eccessiva di vitamine, specie di quelle liposolubili (come la Vitamina D) ed al di fuori del controllo medico, puಠportare ad intossicazioni.

    Per il momento limitiamoci quindi a mangiare in modo variato, includendo il pesce nella nostra dieta, ed a passare più tempo possibile in attività  all'aria aperta.

    Se anche non dovesse servire contro l'influenza rappresenterà comunque un stile di vita più sano.

    Bibliografia

    Cannell J.J. et al. Epidemic influenza and vitamin D, Epidemiol. Infect., 134:1129-1140, 2006

    Carmichael S.L. et Iyasu S., Changes in black-white infant mortality gap form 1983 to 1991 in the United States, American Journal of Preventive Medicine, 15:220-227, 1998

    Kaplan M., Sunshime may beat the winter flus, Nature, published online 3 Nov 2006, doi:10.1038/news061030-12

    Nesby-O'Dell S, Scanlon KS, Cogswell ME, Gillespie C, Hollis BW, Looker AC, Allen C, Doughertly C, Gunter EW, Bowman BA. Hypovitaminosis D prevalence and determinants among African-American and white women of reproductive age: third National Health and Nutrition Examination

    Survey, 1988-1994. Am J Clin Nutr 2002;76:187-92.

    Satcher D. et al., What if we were equal? a comparison of the black-white mortality gap in 1960 and 2000, Health Affair, 24: 459-464, 2005

    Sitografia

    WHO - World Health Organization, USA - Influenza www.who.int/mediacentre/factsheets/fs211/en

    VRS - Virus Respiratorio Sinciziale www.vrsinfo.it

    Vitamin D council www.vitamindcouncil.com (Cannell J.J. l'autore dell'articolo recensito fa parte del Vitamin D council)

    National Insitutes of Health - Dietary Supplement Fact Sheet: Vitamin D http://dietary-supplements.info.nih.gov/factsheets/vitamind.asp

    Krasnodar - Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. http://it.wikipedia.org/wiki/Krasnodar



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