OGM, etichette e sicurezza alimentare a tavola con la politica


    Il 19 aprile 2004 è una data storica per i consumatori europei, ovvero i comuni cittadini che tra le varie attività quotidiane annoverano anche quella di alimentarsi.

    Debutta infatti, sul palcoscenico del tira e molla politico l’etichetta che contraddistinguerà - in Europa - i prodotti alimentari contenenti OGM (organismi geneticamente modificati) in quantità superiore allo 0,9%.

    Pare che questa cifra decimale abbia reso felici molte persone,(infatti in precedenza la soglia limite era 1%) che potranno scegliere se degustare o no, ben lo 0,1% in meno di OGM.

    Felici tanto da mettersi a ridere; quanto coloro che operano in campo biotech.

    Perché sembra strano agli addetti ai lavori puntare tanta attenzione su quella piccola differenza percentuale, soprattutto sapendo che le tecniche oggi disponibili per saggiare la presenza di materiale ogm negli alimenti sono raramente in possesso di una sensibilità così elevata da distinguere +o- 0,1%.

    Certo però almeno in questo modo saremo in grado di poter capire di cosa sono fatti gli alimenti che consumiamo quotidianamente.

    Anche qui sfugge qualche sorriso.

    Infatti sebbene la regolamentazione sull’etichettatura venga estesa da oggi anche ai mangimi, nessun obbligo è riservato agli alimenti finiti di origine animale.

    Strano quindi che su una farina possiamo trovare scritto "ogm" ma su una bella bistecca il cui "padrone" si era nutrito con sfarinati ogm, nulla compaia in termini di etichettatura!

    Come districarsi in questa giungla di paradossi?

    Forse converrebbe lasciare scegliere al buon senso, sia quando si passa tra gli scaffali di un supermercato sia quando si pensa dentro al box elettorale.



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