Tumori epatici "senza speranza"


    E’ la notizia che attendevamo, ma non ci aspettavamo di averla così presto.

    Ogni anno in Italia circa 12.000 pazienti epatopatici, affetti da cirrosi postepatitica da virus C, si ammalano di carcinoma epatocellulare, il cancro al 4°posto mondiale per numerosità di vittime.

    Tutti questi pazienti, a parte i pochi che vengono trapiantati, muoiono a causa del tumore o dell’aggravarsi della cirrosi.

    Il carcinoma epatocellulare, infatti, conduce alla fine, nel 90 per cento dei casi, entro 5 anni dalla scoperta del primo nodulo tumorale.

    E’ stato acclarato da una ricerca durata 4 anni, condotta da una terna di scienziati di primo ordine, il professor Pier Mario Biava, (primario all’Ospedale Civile di Sesto S. Giovanni (MI), il professor Luigi Frati (preside della facoltà di Medicina e prorettore alla Sapienza di Roma) e il "Super esperto" di epatocarcinomi professor Tito Livraghi dell’ospedale di Vimercate che hanno raggiunto lusinghieri risultati e individuato una nuova terapia cha da molte speranze.

    [inline: 1=Immagine - 1 -Voluminoso epatocarcinoma (cm 8) prima di s1] Immagine - 1 - Voluminoso epatocarcinoma (cm 8) prima di s1

    Infatti, di 154 malati gravi di tumore maligno al fegato (carcinoma epato-cellulare), sui quali non era più rimasto da tentare (dopo la chemio-embolizzazione radiante, termoablazione percutanea, resezione chirurgica, trapianto, ecc...), in una cinquantina di casi (quindi 1 su 3 ovvero 35 per cento) si sono ottenuti precisi risultati terapeutici con la somministrazione sublinguale di fattori di differenziazione delle cellule staminali’, "allestiti a misura di paziente e di malattia".

    I traguardi lusinghieri e incoraggianti raggiunti sono stati comunicati dal professor Biava, pioniere fin dal 1983 della ricerca in questo filone.

    Sono i risultati di 4 anni di studi sperimentali e applicativi in collaborazione tra l’istituto del professor Biava, il Dipartimento Medicina Sperimentale e Patologia della Sapienza, diretto dal prof. Luigi Frati, e l’équipe del ‘professor Tito Livraghi nell’Ospedale di Vimercate (MI).

    "Iniziato nel gennaio 2000 e concluso nell’aprile 2004" – spiega Biava - "questo studio clinico è stato opportunamente randomizzato su 179 pazienti affetti da stadi ormai avanzati di tumore maligno primitivo del fegato (carcinoma epato-cellulare), non più trattabili né con le terapie mediche né chirurgiche come resezione o trapianto. A fronte della consistente efficacia di questa nostra terapia con fattori di differenziazione staminali, non si sono evidenziati effetti collaterali negativi, che hanno riguardato, in misura molto modesta, soltanto l’1 per cento dei pazienti."

    [inline: 2=Immagine - 2 - Epatocarcinoma multifocale infiltrante con adenopatie metastatiche] Immagine - 2 - Epatocarcinoma multifocale infiltrante con adenopatie metastatiche

    "La collaborazione del Dipartimento Medicina Sperimentale e Patologia, da me diretto all’Università 'La Sapienza', con le ricerche di Pier Mario Biava" – ha ribadito il professor Frati - "è in corso da oltre 3 anni". Abbiamo innanzitutto verificato e riconfermato i risultati dei precedenti studi di Biava in vitro. "Le ricerche da noi effettuate hanno infatti dimostrato un rallentamento delle curve di crescita di vari ceppi di tumori umani (mammella, rene, fegato, cervello, utero, colon, melanoma e leucemia linfloblastica acuta) quando si trattano i con i fattori prelevati nello stadio in cui le cellule staminali embrionali totipotenti, si differenziano in pluripotenti, più specializzate in precise funzioni. "

    Aggiunge il professor Tito Livraghi: "Nella nostra Unità Operativa Complessa, considerata Centro di riferimento internazionale per la cura del carcinoma epatocellulare, abbiamo trattato questi malati con un estratto embrionale contenente fattori di differenziazione delle cellule staminali, ricavato giusto nel momento in cui esse si modificano trasformandosi diventando più specialisticamente efficaci.

    Il preparato è somministrato per bocca, con assorbimento sublinguale, al dosaggio di 1-2 millilitri, 3 volte al giorno.

    L’efficacia terapeutica è stata controllata dopo 4 mesi mediante TAC e markers tumorali (AFP, DCP), su pazienti positivi all’inizio della terapia.

    Sui 179 pazienti iniziali, ben il 20 per cento ha mostrato una remissione completa del carcinoma o comunque una sua regressione, il 16 per cento d’essi una stabilizzazione (non progressione o blocco della malattia), per periodi fino ai 2 anni.

    Nei casi più responsivi, è stata notevole la completa scomparsa delle masse tumorali.

    Nelle immagini TAC di controllo non se ne osserva più traccia a distanza di tempo: un aspetto fuor dell’ordinario che abbiamo denominato ‘effetto evanescenza’. "

    [inline: 3=Immagine - 3 - Epatocarcinoma infiltrante con trombosi neoplastica nel ramo destro portale] Immagine - 3 - Epatocarcinoma infiltrante con trombosi neoplastica nel ramo destro portale

    "Tali pazienti sono stati trattati con tre dosi quotidiane sublinguali bassissime (dell’ordine dei microgrammi)" – continua Biava – "di fattori di differenziazione delle cellule staminali, una complessa miscela di proteine e micro-RNA nucleico, mantenutasi lungo il corso dell’evoluzione, e ricavati nel caso specifico da embrioni di vertebrati ovovivipari (il comune pesce di laboratorio Brachydanio rerio, NdR)."

    "Tenuto conto che quelle tumorali sono cellule indifferenziate, simili alle staminali, ma tendenti a una replicazione innaturale fuor di regola," – chiarisce Biava – "somministrando al paziente proprio i fattori di differenziazione, si riportano le cellule 'sprogrammate' nell'alveo della fisiologia normale, by-passando le mutazioni maligne che sono alla base del cancro." "A quattro anni dall’avvio dello studio" – conclude Biava – "ecco i risultati conclusivi, ricordando innanzitutto che, in partenza per tutti i pazienti non risultavano più speranze scientifiche.

    Si sono avute, invece: 4 remissioni tumorali complete, 26 regressioni di malattia, 24 casi di suo 'blocco'/stabilizzazione.

    Oltre il 50 per cento di tali pazienti risultava dopo 3 anni ancora in vita, e con un valido performance status, mentre degli altri restavano solo il 12 per cento, come dire 1 su 10."

    I risultati pubblicati da Oncology Research sono correttamente documentati da immagini diagnostiche.

    Nelle TAC, ad esempio, di uno dei pazienti prima del trattamento si evidenzia nettamente un carcinoma epatocellulare di stadio avanzato, che è scomparso dopo 6 mesi di somministrazione dei fattori di differenziazione staminale.

    Tale remissione è ulteriormente confermata dalle TAC dopo altri due anni.

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